Energia e creativita'

Luca Giordano
 

08/03/2001

I termini maggiormente utilizzati per definire Luca Giordano sono libertà espressiva, energia creativa, rapidità dell’esecuzione, vastità della produzione. Brevi definizioni che analizzate individualmente permettono di scoprire e conoscere un’abile artista del barocco napoletano. La libertà espressiva fu ciò che lo contraddistinse sin da giovane, quando allievo di Mattia Preti, fu avviato alla rivisitazione delle opere di grande ed illusiva decorazione del Lanfranco al Gesù Nuovo o ai Santi Apostoli. Sotto la guida dell’artista calabrese apprese soprattutto una lezione di metodo. In tal modo iniziò a dar corpo al suo giovanile desiderio di rinnovamento, dettato da quell’energia creativa che lo accompagnò durante tutto il suo lungo ed infinito percorso formativo. Arricchì la sua tecnica decorativa grazie anche ai suoi numerosi viaggi che ebbero inizio nel 1652, con un viaggio studio a Roma, Firenze e Venezia durante il quale conobbe l’arte di Pier Pablo Rubens, Pietro da Cortona e dei pittori veneziani del ‘500. Quest’artista dal carattere irrequieto, insofferente e sognatore, diede vita ad un numero ingente di opere con una rapidità nell’esecuzione ineguagliabile al punto che gli valse, secondo quanto riportato dal biografo Bernardo de Dominici, il soprannome di “Luca fa presto”. Aprì un laboratorio, o meglio un “cantiere di lavoro”, per far fronte alle ormai numerose richieste di opere che gli provenivano da tutta Europa. Fu coadiuvato nella produzione da aiutanti ed apprendisti che ebbero, se non altro, il merito di accrescere a dismisura il numero delle opere a lui attribuite. Al punto che lo stesso sovrintendente, professor Nicola Spinosa, durante la conferenza stampa per la presentazione della mostra raccontando del grande lavoro di selezione dei quadri operato con l’aiuto del professor Oreste Ferrari, ha sottolineato come fosse naturale per gli artisti di un tempo l’avvalersi di collaboratori per la realizzazione delle opere. La fama dell’artista napoletano crebbe di pari passo con le sue opere al punto che, dopo il successo conseguito a Firenze e dopo aver inviato numerosi dipinti in Spagna, fu chiamato a Madrid alla corte di Carlo II d’Asburgo. Anche in Spagna il suo estro creativo poté, nell’arco dei dieci anni del suo soggiorno, esprimersi nel migliore dei modi come nella sagrestia della cattedrale di Toledo o nella chiesa di S.Antonio de los Portugueses a Madrid. Il Patrimonio Nacional del museo del Prado di Madrid, ha messo a disposizione della mostra dodici opere del periodo spagnolo, con la dolorosa eccezione del “Rubens che dipinge l’allegoria della pace” datato, secondo Spinosa, 1680. Il professor Spinosa ci ha spiegato che l’opera è rimasta al museo del Prado perché conservata in un deposito dotato unicamente di una piccola porta d’accesso e dal momento che il quadro in questione misura circa quattro metri, le evidenti difficoltà hanno impedito la sua collocazione nella mostra. Luca Giordano ritornò a Napoli dopo la morte del sovrano spagnolo, continuò la propria attività nella città natale, dove, ormai settantenne, visse la fase più esaltante del suo libero far pittura, con quella radiosa e luminosa capacità espressiva che lo accompagnò sempre, contribuendo a farlo diventare un indiscusso protagonista del barocco europeo e mediterraneo.

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