I dubbi dell'arte
Gli affreschi romani non sono affreschi
Pompeian Wall Painting
Francesca Grego
04/01/2017
A cosa pensiamo quando si parla di affreschi antichi? Al rosso vivo della pompeiana Villa dei Misteri, alle Menadi di Ercolano, alle decorazioni dei fastosi edifici imperiali che punteggiano il territorio di Roma. Nulla di più infondato, secondo una recente ricerca pubblicata su Heritage Science. Lo studioso di pittura greco-romana Jorge Cunì è giunto a tale conclusione attraverso l’analisi di una serie di reperti presso lo Smithsonian Institute di Washington e l’Union Department of Chemistry di New York, oltre che confrontando i risultati di esami svolti su pitture murali nelle aree di Pompei, Tarquinia e Marsala in Italia, Cartagena, Merida e Ampurias in Spagna.
A suscitare i dubbi del ricercatore, la presenza di leganti organici come uova, farina di grano e cera d’api, incompatibili con la tecnica dell’affresco, che si avvale esclusivamente di materie minerali. Altri elementi che avvalorerebbero la tesi sono l’assenza nelle fonti documentarie di un termine latino per indicare l’affresco e le difficoltà che i pittori avrebbero incontrato nel completare la decorazione di ampie superfici con la celerità che tale pratica richiede, considerando i mezzi e le conoscenze disponibili nel mondo antico.
È ancora difficile avere un’idea precisa di come siano state ornate le ville degli imperatori, ma la validità della teoria Mora-Philippot, che negli anni Sessanta aveva indicato nell’affresco la tecnica regina della pittura murale romana, rischia di essere intaccata dalle scoperte di Cunì, con importanti ricadute sulle metodologie di restauro da adottare.
A suscitare i dubbi del ricercatore, la presenza di leganti organici come uova, farina di grano e cera d’api, incompatibili con la tecnica dell’affresco, che si avvale esclusivamente di materie minerali. Altri elementi che avvalorerebbero la tesi sono l’assenza nelle fonti documentarie di un termine latino per indicare l’affresco e le difficoltà che i pittori avrebbero incontrato nel completare la decorazione di ampie superfici con la celerità che tale pratica richiede, considerando i mezzi e le conoscenze disponibili nel mondo antico.
È ancora difficile avere un’idea precisa di come siano state ornate le ville degli imperatori, ma la validità della teoria Mora-Philippot, che negli anni Sessanta aveva indicato nell’affresco la tecnica regina della pittura murale romana, rischia di essere intaccata dalle scoperte di Cunì, con importanti ricadute sulle metodologie di restauro da adottare.
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