A Parigi fino al 25 gennaio 2027
Cent’anni senza Monet. La pittura e il tempo in mostra all’Orangerie
Claude Monet, Le Bassin aux nymphéas, harmonie verte, 1899. Musée d'Orsay. Legs comte Isaac de Camondo, 1911 © Grand Palais Rmn (Musée d'Orsay) / Stéphane Maréchalle
Francesca Grego
22/10/2026
Mondo - Parigi celebra Claude Monet a cent’anni dalla morte e il teatro della festa non poteva che essere il Musée de l’Orangerie, dove il maestoso allestimento delle Ninfee, progettato dal pittore stesso, rappresenta il suo testamento artistico. La mostra allestita per il centenario, che dopo l’esordio parigino volerà a Londra nelle sale della Tate Modern, punta al cuore della pittura del maestro impressionista, focalizzando l’attenzione su un aspetto caratteristico del suo lavoro: il rapporto con il tempo, una magnifica ossessione che lo tenne impegnato per decenni.
Quasi quaranta prestiti da collezioni francesi e internazionali, con in testa il Musée d’Orsay e il Marmottan, ricostruiscono l’evoluzione delle ricerche di Monet sul tema, da celebri serie come le Cattedrali, i Pioppi, i Covoni, le Mattine sulla Senna, fino al ciclo delle Ninfee, al centro di quasi quarant’anni di lavoro. Sullo sfondo, un’epoca in cui la percezione del tempo cambia sensibilmente per tutti, grazie alla diffusione di nuovi mezzi di trasporto e allo sviluppo delle ferrovie, all’illuminazione elettrica, al moltiplicarsi degli orologi negli spazi pubblici.

Claude Monet, La Cattedrale di Rouen. Il portale e la torre Saint-Romain in pieno sole (1893). Olio su tela, 107x73,5 cm. Parigi, Musée d’Orsay
Il racconto di Monet, dipingere il tempo, visitabile fino al 25 gennaio 2027, inizia subito dopo la militanza del pittore nel movimento impressionista. Seguendo la propria personale ispirazione, Monet osserva come lo stesso soggetto si trasformi nell’arco della giornata col trascorrere delle ore e il mutare della luce, riportandone le variazioni sulla tela: un esercizio minuzioso, quasi scientifico, che tuttavia a chi osserva appare pura poesia. Nel 1895 la serie della Cattedrale di Rouen è esposta nella galleria parigina Durand-Ruel. Il politico e giornalista Georges Clemenceau, amico dell'artista, la definisce “una rivoluzione senza armi”.
Intanto Monet ha inaugurato il ciclo che lo occuperà fino alla morte, a dispetto dei problemi di vista che ne tormentano in vecchiaia: le Ninfee, ritratte a ogni ora del giorno e della notte nel suo giardino a Giverny. Ne produrrà oltre 250 versioni, molte delle quali di grande formato. All’Orangerie i capolavori ospiti dialogano con la Grand Décoration, la “Cappella Sistina dell’Impressionismo”: un allestimento progettato nei dettagli dallo stesso artista seguendo i movimenti giornalieri del sole, che riunisce in un’installazione ambientale ante litteram otto monumentali tele dedicate alle Ninfee e donate da Monet alla Francia per celebrare la fine della Prima Guerra Mondiale. Qui, per dirla con Bergson, il tempo non è più quello degli orologi, frammentato in istanti identici come le perle di una collana, ma quello avvolgente, soggettivo e continuo della coscienza e della vita, dove il passato si fonde con il presente in un divenire ininterrotto.

Claude Monet, Soleil couchant (Tramonto), 1914-1926 circa, Musée de l'Orangerie, Parigi | Courtesy © Musée de l'Orangerie, RMN-Grand Palais | Foto: Patrice Schmidt
Leggi anche:
• Genesi di un capolavoro: la Grand Décoration, omaggio alla pace
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Claude Monet, La Cattedrale di Rouen. Il portale e la torre Saint-Romain in pieno sole (1893). Olio su tela, 107x73,5 cm. Parigi, Musée d’Orsay
Il racconto di Monet, dipingere il tempo, visitabile fino al 25 gennaio 2027, inizia subito dopo la militanza del pittore nel movimento impressionista. Seguendo la propria personale ispirazione, Monet osserva come lo stesso soggetto si trasformi nell’arco della giornata col trascorrere delle ore e il mutare della luce, riportandone le variazioni sulla tela: un esercizio minuzioso, quasi scientifico, che tuttavia a chi osserva appare pura poesia. Nel 1895 la serie della Cattedrale di Rouen è esposta nella galleria parigina Durand-Ruel. Il politico e giornalista Georges Clemenceau, amico dell'artista, la definisce “una rivoluzione senza armi”.
Intanto Monet ha inaugurato il ciclo che lo occuperà fino alla morte, a dispetto dei problemi di vista che ne tormentano in vecchiaia: le Ninfee, ritratte a ogni ora del giorno e della notte nel suo giardino a Giverny. Ne produrrà oltre 250 versioni, molte delle quali di grande formato. All’Orangerie i capolavori ospiti dialogano con la Grand Décoration, la “Cappella Sistina dell’Impressionismo”: un allestimento progettato nei dettagli dallo stesso artista seguendo i movimenti giornalieri del sole, che riunisce in un’installazione ambientale ante litteram otto monumentali tele dedicate alle Ninfee e donate da Monet alla Francia per celebrare la fine della Prima Guerra Mondiale. Qui, per dirla con Bergson, il tempo non è più quello degli orologi, frammentato in istanti identici come le perle di una collana, ma quello avvolgente, soggettivo e continuo della coscienza e della vita, dove il passato si fonde con il presente in un divenire ininterrotto.

Claude Monet, Soleil couchant (Tramonto), 1914-1926 circa, Musée de l'Orangerie, Parigi | Courtesy © Musée de l'Orangerie, RMN-Grand Palais | Foto: Patrice Schmidt
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