Il 2020 al Museo della Svizzera italiana

Nuova vita al MASI: grandi mostre e un inedito Palazzo Reali

MASI, Palazzo Reali, Interno © MASI Lugano 2019. Foto Studio Pagi
 

Francesca Grego

24/12/2019

Mondo - È pronto a partire nel segno del rinnovamento il 2020 del MASI di Lugano, il Museo d’Arte della Svizzera italiana. Chi passerà da quelle parti durante le feste potrà assaporare i piaceri dell’arte prima di lanciarsi in discesa sugli sci. Tra le novità più interessanti c’è la sede appena inaugurata di Palazzo Reali, fresca di restauro e impreziosita da un allestimento inedito. In più si prepara al debutto un programma di mostre ricco e variegato, all’interno del quale spicca il progetto dedicato alla collezione del controverso Emil Bührle.
Scopriamolo nei dettagli.

Palazzo Reali: la storia si veste di nuovo
Dopo una ristrutturazione durata tre anni, la sede storica del MASI torna a sfoggiare una raccolta permanente che spazia tra i migliori artisti locali o di tradizione lombarda e grandi nomi di respiro internazionale come Edgar Degas e Pierre-Auguste Renoir . Tre piani di esposizione presentano le opere ordinate cronologicamente e per nuclei tematici in sezioni come L’Ottocento, la Fotografia degli anni Trenta o l’Espressionismo. Interessanti materiali audiovisivi provenienti dagli archivi della Radiotelevisione svizzera contribuiscono a gettare nuova luce sui dipinti, le sculture e le fotografie della più grande collezione pubblica della Svizzera italiana. Il nuovo allestimento valorizza inoltre l’importante intervento a parete Impronte di pennello n.50 ripetute a intervalli regolari, realizzato da Niele Toroni nel 1987, e ospita in via straordinaria il monumentale Spartaco di Vincenzo Vela accanto al grande dipinto Golena del giovane artista ticinese Marco Scorti e a una preziosa deposizione lignea risalente al XIV secolo.

Nel corso del 2020, infine, il percorso permanente dialogherà con le fotografie del duo Harry Shunk&Jànos Kender, in arrivo dal Centre Pompidou di Parigi per offrire un interessante scorcio sulla scena artistica del secondo Novecento - da Yves Klein, Jean Tinguely e Niki de Saint Phalle a Andy Warhol, Christo e Yoyoi Kusama - e del ticinese Vincenzo Vicari, oltre che con le opere vincitrici del Bally Artist of the Year Award e del Prix Manor Ticino.

Le mostre del 2020
Il viaggio continua al LAC – Lugano Arte Cultura, al’interno di una struttura polifunzionale dalle architetture flessibili e geometriche: un grande centro culturale focalizzato sulla produzione contemporanea e sull’incontro tra le arti, con attenzione verso il teatro, la musica e naturalmente le arti visive. Proprio accanto al LAC, infine, troviamo anche la Collezione Giancarlo e Donna Olgiati, con 200 opere di rilievo che spaziano dal primo Novecento al presente. Qui fino al prossimo 12 gennaio sarà possibile ammirare la mostra Marisa Merz. Geometrie sconnesse, palpiti geometrici, con quasi 50 lavori dell’unica donna protagonista della stagione dell’Arte Povera. A tratteggiare il ritratto dell’artista appena scomparsa contribuiscono prestiti da esclusive collezioni private e dalla collezione personale della stessa Merz, grazie alla collaborazione con la fondazione italiana a lei intitolata.

Al LAC invece i primi mesi dell’anno vedono al centro il grande fotografo americano William Wegman con Being Human, progetto ironico e ormai iconico dedicato ai cani, e Julian Charriere, tra gli artisti più promettenti delle ultime generazioni, con installazioni sensoriali di notevole potenza.
Tra gli eventi più attesi della nuova stagione spicca la mostra Monet, Cézanne, Van Gogh. Capolavori della Collezione Emil Brühl, che porterà in scena una delle raccolte più controverse del Novecento. Appassionato d’arte e industriale delle armi, durante la Seconda Guerra Mondiale Brühl acquisì parte dei suoi tesori grazie a stretti legami con il nazismo. Nel mese di marzo perle di pittura impressionista e post-impressionista giungeranno a Lugano prima di trovare casa definitivamente nei nuovi spazi della Kunsthaus di Zurigo. A guidare i curatori nell’allestimento è lo stesso criterio che ispirò Brühl nella sua attività collezionistica: la volontà di mettere in rapporto l’Impressionismo con l’arte del passato. Così in mostra troveremo quadri di Monet, Manet, Renoir, Corot, Degas, Cézanne, Van Gogh, Gauguin, Modigliani, ma anche dipinti di Canaletto, Tiepolo, Delacroix e Bernardo Strozzi.
L’altro appuntamento da non perdere andrà in scena in autunno e riguarda la fotografia. Splendid Fidelity: Modern Photographs from the Thomas Walther Collection at the Museum of Modern Artpresenterà un superbo nucleo di scatti in arrivo dal MoMa di New York. La sperimentazione creativa degli anni tra le due guerre andrà in scena attraverso 150 immagini di autori che hanno lasciato il segno: da Henri Cartier-Bresson ad Alfred Stieglitz, da Berenice Abbott a El Lissitzky e Paul Strand.

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