A Roma dal 19 febbraio all’8 gennaio

Al Chiostro del Bramante viaggio nella follia tra i sentieri del contemporaneo

Fallen Fruit / David Allen Burns e Austin Young, 2022, Chiostro del Bramante, Roma Vinile stampato, tessuto stampato | Courtesy Fallen Fruit / David Allen Burns e Austin Young | Foto: © Giovanni De Angelis
 

Samantha De Martin

18/02/2022

Roma - Riuscire a scorgere il cielo sotto i piedi grazie a uno specchio in frantumi, raccogliere effimeri fiori di cera, con lo sguardo all’insù tra i lampadari semi sciolti di un giardino inaspettatamente sospeso.
E poi entrare nell’armadio dell’artista bolognese Sissi, pieno non solo di vestiti, ma di corde, stampe, ceramiche, sfiorando le trame più nascoste dell’inconscio, per perdersi (o ritrovarsi?) nel buio del claustrofobico tunnel di Gianni Colombo, a tu per tu con i propri demoni.

Che fare? Avanzare verso nuovi paradigmi futuri o tornare indietro per attraccare al porto sicuro delle proprie certezze? Per capirlo basta fermarsi, respirare, immergersi tra il fruscio di 15000 farfalle nere, tornare a sperare, a ballare, per recuperare ossigeno, uscendo, senza dubbio cambiato, a “riveder le stelle”.

Un’energia straripante che sorprende, confonde, un po’ come la follia, avvolge (e mette alla prova) il visitatore di CRAZY. La follia nell'arte contemporanea, il nuovo progetto organizzato e prodotto da Dart - Chiostro del Bramante, un’esperienza più che una mostra, che attende il visitatore dal 19 febbraio all’8 gennaio 2023.


Carlos Amorales, Black Cloud Fashion, 2022, 15.000 falene nere di carta su muri | Courtesy l'artista | Foto: © Giovanni De Angelis

Così, spiazzati da un Alfredo Pirri che, già all’esterno dell’edificio, riduce il pavimento del Chiostro in un manto di tessere in frantumi, restituendoci uno scorcio inedito dell’architettura di Bramante, intuiamo che, tra le sale della mostra CRAZY, come di fronte ad uno specchio, non troveremo appigli.
E allora, sollecitati da manifestazioni sonore e visive, ora sferzati dalla violenta onda d’urto che invade ogni stanza accessibile, tra taglienti neon rossi e blu, ora smarriti tra pareti bianchissime e abbaglianti, spiazzati nel dover capovolgere i nostri consueti punti di vista per spalancare lo sguardo in ogni direzione verso nuovi territori di verità, ci lasciamo trasportare tra i sentieri della creatività che è anche un po’ follia.

In questo apparente caos che è disordine creativo, ma anche voragine - come quella che sembra spalancarsi sul soffitto di Thomas Hirschhorn - gli unici sentieri rassicuranti sembrano, all’inizio, essere le scritte al neon di Alfredo Jaar, inaspettati checkpoint visivi che piantano domande che si sedimentano con leggerezza nella coscienza facendo germogliare nuove prospettive. Queste citazioni, simili a “illuminazioni” facilitano la lettura del percorso, contribuendo a rendere più evidente il dialogo tra le opere e lo spazio.
Rassicuranti sembrano anche i grandi fiori che Janet Echelman fa sbocciare sopra le teste di chi passa o le citazioni, di Lewis Carrol, Jorge Luis Borges, Tim Burton, Gesualdo Bufalino, William Shakespeare, sparse lungo il percorso, mentre l’Hypermania di Shoplifter, imponente foresta di capelli sintetici dalle improbabili tinte, crea un collegamento ancestrale con il mondo animale, conservando traccia delle origini biologiche dell’uomo.


Gianni Colombo, Topoestesia - itinerario programmato, 1970 Tecnica mista | Courtesy Archivio Gianni Colombo, Milano | Foto: © Giovanni De Angelis

CRAZY invita ad andare oltre, a entrare nel mondo visionario, folle e disordinato che alberga in ognuno di noi, a intravedere nelle meteore di Anne Hardy, opera che l’artista britannica ha creato appositamente per la mostra romana, i semi portatori inconsapevoli di germi di vita, simili a idee che sbocciano nel giardino interiore. Anche le superfici specchianti che aiutano a scrutare il mondo interiore dell’artista, e a ritrovarci riflessi nell’opera, aprono un varco negli universi interiori, mentre i macigni che gravano sui corpi in vetroresina di Sun Yuan & Peng Yu si fanno l’ironica metafora di una particolare fase creativa nella quale i pensieri affollano la mente dell’artista.

A ribaltare i consueti equilibri inferti dalle nostre abitudini si aggiungono le luminarie di Massimo Bartolini. Queste festose sollecitazioni multisensoriali in legno e luci a led vengono sottratte alle vie delle città, dove siamo abituati a vederle, in alto a rischiarare la notte, per essere adagiate su un pavimento e accompagnare i passi del visitatore tra i nuovi territori dell’arte contemporanea. Le loro luci intermittenti evocano le sinapsi diventando metafora delle dinamiche che guidano la produzione artistica e la nascita delle idee, anche le più folli.


Shoplifter / Hrafnhildur Arnadottir, Hypermania, 2022 Capelli sintetici su rete su moquette, tecnica mista | Courtesy l'artista | Foto: © Giovanni De Angelis

D’altronde che cos’è la follia, così come l’arte, se non il rifiuto degli schemi stabiliti che inducono a sottrarsi a ogni rigido inquadramento per ribellarsi alle costrizioni? In tutto il percorso narrativo, costruito, passo dopo passo, grazie alla stretta collaborazione con gli artisti protagonisti, Danilo Eccher sembra urlarlo a gran voce.
“Nella più ampia accezione di 'follia', non di rado sinonimo di 'creatività fantastica' - spiega il curatore - l’arte si è sempre ritrovata a proprio agio, ma è soprattutto con i primi studi psicanalitici e neurologici d’inizio secolo scorso che il rapporto fra disturbi psichici e arte si è fatto più intenso e consapevole. Nel corso del tempo, il confine netto fra il dato medico e l’orizzonte poetico si è via via attenuato, svaporato, liberando piani di confronto e contaminazione, la folle creatività ha cominciato a occupare la scena mostrando le sue innumerevoli maschere”.

In questo percorso in cui 21 artisti di rilievo internazionale si incontrano per costruire un’esperienza nella quale nulla è ordinario o prevedibile, l’esplosione creativa si espande fino a travolgere l’osservatore, come le colate di pigmento di Ian Davenport sulla scalinata esterna tra piano terra e primo piano, e persino a modificare la percezione spaziale, come accade negli ambienti di Lucio Fontana. È soprattutto nella sala che accoglie l’Ambiente spaziale di Fontana, cuore pulsante della mostra, che gli ospiti del Chiostro sono invitati a entrare nel processo della creazione artistica. Nel bianco abbagliante dell’opera che il pubblico è invitato materialmente ad attraversare, nel silenzio surreale, impalpabile e necessario affinché le note della creatività possano tornare a risuonare ancora con chiarezza, l’artista si concede una boccata di ossigeno per recuperare il fiato, scoprire dove è approdato.


Sun Yuan & Peng Yu, Teenager Teenager, 2011, Sculture in vetroresina, divani | Courtesy gli artisti e GALLERIA CONTINUA | Foto: © Giovanni De Angelis

Metamorfosi, ispirazione, straniamento, sorpresa, euforia, meraviglia sono solo alcuni dei fili che intrecciano la narrazione trasversale, soggettiva, complessa della mostra. L’allestimento, basato su una distribuzione di opere e spazi isolati e autonomi in tutti i luoghi disponibili, interni ed esterni del Chiostro del Bramante, invadendo anche locali solitamente esclusi dai percorsi, come il bookshop o la caffetteria, è ben concepito e favorisce un’atmosfera meditativa e partecipativa. Una mappa gioco e apposite didascalie per i bambini si rivolgono anche ai piccoli visitatori.

Alle sollecitazioni visive si aggiunge la musica, come la composizione originale concepita e scritta da Carl Brave per la mostra, pensata seguendo il ritmo e l’alternarsi delle opere, una traccia musicale per accompagnare il pubblico nell’esplorazione della follia del quotidiano, dentro e fuori il Chiostro del Bramante.

La visione di alcune opere non è indicata a chi soffre di crisi epilettiche o disturbi associati, e coloro che soffrono di disturbi di equilibrio e stabilità.

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