Dall’origine paleocristiana alla sintesi fra Barocco e Classicismo

San Giovanni in Laterano, la Madre di tutte le chiese

Paolo Portoghesi
 

Francesca Grego e Paolo Mastazza

07/03/2016

Roma - La seconda tappa dell’itinerario che ARTE.it ha tracciato in attesa dell’uscita del film San Pietro e le Basiliche papali a Roma 3D è la Basilica di San Giovanni in Laterano. A guidarci nella visita è un grande architetto italiano, Paolo Portoghesi, già direttore della sezione Architettura della Biennale di Venezia nel ’79 e per un decennio (dal 1983 al ’93) presidente dello stesso ente. Portoghesi è anche un apprezzato conoscitore del barocco romano e ha dedicato molti scritti allo studio dell’opera di Francesco Borromini.
 
“San Giovanni rappresenta il primo atto dell’architettura paleocristiana”. Inizia così il racconto di Paolo Portoghesi con cui ARTE.it viene condotta nella Basilica papale romana che sorge sul colle Celio. “L’imperatore Costantino - spiega Portoghesi - costruì questa chiesa cristiana nei possedimenti imperiali, lontano dal centro urbano, per non turbare l’equilibrio di una città ancora profondamente legata ai suoi culti pagani”.
 
San Giovanni è una delle quattro basiliche patriarcali della città eterna ed al tempo stesso cattedrale di Roma e per questo sede ecclesiastica ufficiale del vescovo cittadino. È la più antica basilica dell’Occidente fatta costruire tra il 313 e il 318 dopo l’emanazione dell’ editto di Milano con cui si rese libero il culto cristiano nell’Impero Romano.

 I mosaici di San Giovanni in Laterano  

“Durante il Medioevo la basilica fu abbandonata - continua Portoghesi - il Petrarca ricorda come la Madre di tutte le chiese fosse in crisi, addirittura con il tetto scoperto. Fu papa Innocenzo X a pensare alla sua ricostruzione. A Francesco Borromini il papa chiese di mantenere la struttura antica e di racchiuderla in una nuova struttura, come in una sorta di reliquiario”.
 
Innocenzo X, duecentotrentaseiesimo Vicario di Cristo, fu papa a Roma per poco più di 10 anni tra il 4 ottobre del 1644 e il 7 gennaio del 1655. Amante dell’arte e grande mecenate, durante il suo pontificato furono progettati e realizzati molti dei più importanti interventi architettonici che ancora oggi sono ammirati da milioni di visitatori della Città Eterna. Tra tutti Piazza Navona, la Fontana dei Quattro Fiumi, la Chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza.
 
La ristrutturazione della Basilica fu avviata con il progetto delle navate ad opera di Francesco Borromini nel 1650 e l’edificazione completata oltre ottantatre anni più tardi grazie all’intervento dell’architetto Alessandro Galilei, che completò l’opera con la facciata e la Cappella Corsini durante il papato di Clemente XII.
 
La navata centrale della basilica San Giovanni in Laterano  

“La basilica assunse una posizione di primo piano nel dibattito architettonico dell'epoca quando si pensò di realizzarne la facciata principale, che Borromini non era riuscito a costruire - spiega Paolo Portoghesi -, andati perduti i disegni originali borrominiani, il progetto fu messo a concorso. Dopo lunghe discussioni, prevalse un outsider, Alessandro Galilei”.
 
Il Galilei - che va ricordato riuscì ad aggiudicarsi l’incarico prevalendo su architetti ben più noti di lui come Luigi Vanvitelli o Nicola Salvi - con il suo progetto ha il pregio di allontanarsi dall’imitazione dello stile barocco, ormai giunto a conclusione a quel tempo, per avvicinarsi all’architettura classica e realizzare a San Giovanni un prospetto che agisce come una sorta di schermo davanti alla basilica originaria.
 
“La sua opera grandiosa, oggi unanimemente ammirata - conclude Portoghesi - fonde armoniosamente elementi barocchi e classici. Galilei seppe creare un magnifico compromesso tra l’atmosfera ancora barocca della città e l’aspirazione a un nuovo ordine che si poneva in contrasto con la rivoluzione operata da Borromini”.

La facciata della basilica San Giovanni in Laterano

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