Aspettando Surrealismo e magia. La modernità incantata, dal 9 aprile alla Guggenheim di Venezia

L'arte contro la guerra. Quando i Surrealisti pensavano di trasformare il mondo con i sogni

René Magritte, La magia nera (La magie noire), 1945, Olio su tela, 79 × 59 cm, Musées Royaux des Beaux-Arts de Belgique, Bruxelles |Lascito Sig.ra Georgette Magritte, Bruxelles, 1987 | © René Magritte, by SIAE 2022 | Foto: J. Geleyns
 

Samantha De Martin

25/02/2022

Venezia - Mentre la follia del secondo conflitto mondiale estirpava definitivamente la fiducia nei confronti della ragione, i Surrealisti, come investiti di una missione magica, sceglievano di farsi portatori di un progetto di liberazione sul piano creativo e sociale.

Dopo il fallimento della ragione, sferzata dalle bombe, sopraffatta dagli orrori della guerra, la fuga nel sogno, nell’occultismo, nella magia, l’esplorazione del mondo interiore diventava l’unica arma possibile per cercare nuovi approcci e trasformare, con un processo alchemico, la realtà, uscendone psicologicamente cambiati.
Quello che la ragione non era riuscita a evitare provava a farlo la fuga nel sogno, aprendo corridoi metaforici negli universi interiori.
Ecco perché ancora oggi, mentre assistiamo inermi ai lampi di un conflitto alle porte dell’Europa, il movimento surrealista, e con questo i suoi pennelli più illustri, si caricano di un’attualità profonda. Come le figure senza volto di Kurt Seligmann - il primo artista surrealista a fuggire durante la seconda guerra mondiale - i cavalieri simili a scheletri, le figure araldiche che anticipano la tragedia della guerra, caricandosi al tempo stesso di un significato apotropaico, utili, secondo l'artista, a proteggere dai disastri futuri.


Giorgio de Chirico, Muse metafisiche, 1918. Collezione Fondazione Francesco Federico Cerruti per l’Arte, long-term loan to Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli

Maghi, papesse, tarocchi, serpenti, esseri androgeni avvolti in tinte rosse e blu - simboli chiave che affollano le atmosfere, per nulla casuali, dei surrealisti, diventano nel tempo l’unica via di fuga.
A schiuderci le porte di questo universo, invitandoci a celebrare il movimento d'avanguardia nato nella Parigi degli anni Venti, e che ebbe come principale teorico il poeta André Breton, sarà, a partire dal 9 aprile, la mostra Surrealismo e magia. La modernità incantata, attesa fino al 26 settembre alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.
E mentre la direttrice Karole P. B. Vail annuncia che pochi giorni fa è stato ultimato il riallestimento della collezione permanente accolta a Palazzo Venier dei Leoni, che porrà, con maggiore enfasi, l’accento sul movimento tanto amato da Peggy Guggenheim, il calendario dell’istituzione veneziana guarda al 2022 come all’anno dei Surrealisti.
Al centro della mostra, curata da Gražina Subelytė, c’è quell’interesse diffuso per l’irrazionale, il mito, l’esoterismo, che spinge gli artisti dell’avanguardia a considerare “la magia come una forma di discorso poetico e filosofico, legato a un sapere arcano e a processi di emancipazione personale”.
Il percorso, che racchiuderà 60 opere realizzate tra il 1915 - anno di nascita della pittura metafisica di Giorgio De Chirico - e gli anni Quaranta, guarderà anche al rapporto del Surrealismo con il Romanticismo, il Simbolismo, il Medioevo, il Rinascimento nordico, l’arte metafisica.
Perché la magia, alla quale i surrealisti guardavano, è ancora attuale?


Victor Brauner, The Surrealist, 1947. Oil on canvas, 60 x 45 cm. Peggy Guggenheim Collection, Venice (Solomon R. Guggenheim Foundation, New York) I © Victor Brauner, by SIAE 2021

“I Surrealisti - ha spiegato Gražina Subelytė nel corso di un talk online a cura della Collezione Peggy Guggenheim in attesa della mostra - hanno vissuto le loro tragedie e gli orrori della seconda guerra mondiale. Il fatto che la razionalità e la logica non avessero portato nulla di buono, li spinse a cercare nuovi approcci. Cercavano un approccio all’alchimia psichica e spirituale, sperando di cambiare il mondo attraverso i loro scritti e la loro arte".
Nel suo libro L’arte magica, del 1957, André Breton definisce il Surrealismo come la riscoperta della magia in una modernità disincantata e razionalizzata. Così facendo, inserisce il movimento come ultima espressione di una lunga tradizione di “arte magica”, rappresentata da pittori come Hieronymus Bosch, Hans Baldung Grien, Albrecht Dürer e Francisco Goya. I Surrealisti vedevano se stessi come maghi, alchimisti, mentre le artiste, come Leonora Carrington o Leonor Fini, si crearono l’alterego di streghe, soggetti sovversivi, simbolo di emancipazione femminile, incantatrici.

Ci saranno anche loro tra gli artisti in trasferta in Laguna in occasione della mostra veneziana, in arrivo da 40 musei e raccolte private internazionali come il Centre Pompidou di Parigi, il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, il Museo Reina Sofia di Madrid, il Metropolitan Museum e l’Art Institute di Chicago.


Leonor Fini, La pastorella delle sfingi, 1941, Olio su tela, 38.2 x 46.2 cm, Venezia, Collezione Peggy Guggenheim (Fondazione Solomon R. Guggenheim, New York) | Courtesy Collezione Peggy Guggenheim


Leonora Carrington sarà in mostra con nove opere (una scultura e otto dipinti). Nel 1937 l’artista britannica incontrò Max Ernst e i due intrattennero una relazione intensa, spezzata dalla guerra alle porte. In mostra a Venezia ammireremo “La sedia”, dove l’artista ripropone in maniera primitiva, anche attraverso l’uso del colore, l’unione tra maschile e femminile. In occasione della mostra saranno esposti insieme i ritratti che Carrington ed Ernst realizzarono l’una per l’altra.

Se l’artista Leonor Fini parlerà al pubblico attraverso opere degli anni Quaranta, come Deità Ctonia che veglia il sonno di un giovane (1947), mentre la Vestizione della sposa di Max Ernst, di casa proprio a Palazzo Venier dei Leoni, sarà il fulcro del percorso. Qui l’artista fa ricorso alla tecnica della decalcomania, nella quale il colore diluito viene pressato sulla superficie distribuendosi irregolarmente come su una lastra di vetro, mostrando, in una rappresentazione apparentemente casuale, un richiamo alle Tre età della donna del pittore e incisore tedesco Hans Baldung. Nella Vestizione del 1940 la sposa, molto probabilmente Leonora Carrington, avanza in un paesaggio con rovine classiche. L’artista per lungo tempo si identificò con un uccello e nel 1929 inventò un alter ego, Loplop l’Essere Superiore degli Uccelli.


René Magritte, La magie noire, 1949, Olio su tela, Inv. 10706, MRBAB, Bruxelles | Foto: J. Geleyns / Ro scan © Ch. Herscovici, avec son aimable autorisation c/o SABAM Belgium | Courtesy Musée Magritte, Royal Museums of Fine Arts of
Belgium


In mostra incontreremo anche Le Muse metafisiche di Giorgio de Chirico in prestito dal Castello di Rivoli.
“De Chirico - spiega Gražina Subelytė - ha fortemente influenzato i Surrealisti. Come nelle Muse metafisiche, in molte sue opere, faceva spesso riferimenti al tema dell’androginia, molto caro agli artisti del movimento, legati al tema del doppio".
L’unione tra maschile e femminile è vista dai Surrealisti come un’ occasione per lo sviluppo spirituale. L’androgino segnava quell’amore ideale, reciproco tra uomo e donna, sancendo l’unione degli elementi dell’universo, diventando una sovversione delle gerarchie nelle società patriarcali che preferivano il genere maschile. Il tema dell’androginia, figura che segna l’unità del tutto, è evidente nell'opera di Victor Brauner, Gli amanti, del 1947, esposta in mostra.

Tra i capolavori più attesi, pronti ad avvolgere Venezia dell’incanto surrealista, ci sarà anche La magia nera di Magritte, in prestito dal museo Magritte di Bruxelles, dove l’artista ritrae Georgette Berger appoggiata a un blocco di pietra. Il suo corpo è diviso tra terra e cielo, una metafora che per l'artista rappresenta la condizione dell'umanità.


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