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«Do Architecture-La possibilità di coesistenza nella realtà reale» è il titolo della ventesima Mostra Internazionale di Architettura curata da Wang Shu e Lu Wenyu

Samantha De Martin
formato sconosciuto

Mentre gli strali delle polemiche intorno all’edizione 61 dell’Esposizione Internazionale d'Arte brillano ancora tra i riflessi della Laguna, un’altra Biennale si annuncia in città tra temi e anticipazioni.
Il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco e i Curatori della ventesima Mostra Internazionale di Architettura, Wang Shu e Lu Wenyu, hanno annunciato il titolo e il tema della Biennale Architettura 2027, attesa dall’8 maggio al 21 novembre 2027 (con pre-apertura 6 e 7 maggio) ai Giardini, all’Arsenale e in diversi luoghi della città.

«Do Architecture-La possibilità di coesistenza nella realtà reale» questo il titolo della Mostra, scaturisce, come spiegano i curatori, dalla «necessità di confrontarsi con la realtà reale e con le pratiche locali, di fare architettura in modo diretto, privilegiando una dimensione del fare fisica e tattile. È proprio attraverso questo atto concreto del “fare” che elementi apparentemente incompatibili possono trovare forme di coesistenza all’interno di uno stesso spazio».

Territorio e architettura possono davvero convivere? I materiali naturali e i saperi artigianali locali sono in grado di superare le barriere concettuali e tecniche, fino a diventare componenti essenziali della progettazione e della costruzione contemporanee? Può il conflitto tra modelli di sviluppo urbano e rurale può essere risolto? Queste domande rappresentano il tessuto dal quale l’esposizione prenderà corpo, nella convinzione che l’architettura non rappresenti soltanto qualcosa di cui discutere, ma soprattutto qualcosa da fare in prima persona.


Ningbo Historic Museum | Foto: © Foto: © Lv Hengzhong

La filosofia dell’architettura è, prima di tutto, una “filosofia del fare”: una pratica che affronta la realtà reale, in luoghi reali, attraverso costruzioni reali» spiegano i curatori. Architettura quindi intesa come forza trainante della trasformazione sociale. «Wang Shu e Lu Wenyu, commenta il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, riportano l’architettura alla sua dimensione più concreta, fisica e necessaria, quella del costruire in relazione diretta con la terra, con i materiali, con le comunità e con la realtà dei luoghi. Il loro pensiero riafferma il valore del fare come atto culturale, etico e costruttivo, rifuggendo la spettacolarizzazione e la standardizzazione globale. Attraverso il recupero di materiali, tecniche artigianali e processi di trasformazione lenta, Wang Shu e Lu Wenyu propongono un’idea di architettura che incorpora il passato come materia viva del presente».
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