Il capolavoro quattrocentesco trova casa al MuNDA

Approda all’Aquila l’Ecce Homo di Antonello da Messina

Antonello da Messina, Ecce Homo, 1460-1465 circa, Olio su tavola I Courtesy Direzione Nazionale Musei Italiani
 

Francesca Grego

08/06/2026

L'Aquila - Dopo una breve apparizione a Roma presso il Senato della Repubblica, da oggi l’Ecce Homo di Antonello da Messina sarà esposto in via permanente al MuNDA - Museo Nazionale d’Abruzzo: si conclude così l’odissea del capolavoro quattrocentesco acquisito dallo Stato italiano nello scorso febbraio per 14.9 milioni di dollari (circa 12.6 milioni di euro) poco prima che fosse battuto all’asta nella sede di Sotheby’s a New York. 

L’opera arriva all’Aquila dopo un passaggio nei laboratori dell’Istituto Centrale per il Restauro, dove è stata al centro di una campagna di studio e conservazione con indagini conoscitive e interventi preliminari finalizzati a garantirne la stabilità e la leggibilità. Restauratori, storici dell’arte e specialisti in diagnostica hanno analizzato i materiali e le tecniche usate da Antonello, ricostruendo con tecnologie non invasive la genesi del dipinto e identificando gli interventi susseguitisi sulla tavola nel corso dei secoli.    

Celebre per la rivoluzionaria intensità psicologica, il quadro entra nelle collezioni del MuNDA, ospitate nel Castello Cinquecentesco o Castello Spagnolo dell’Aquila, proprio nell’anno in cui la città è Capitale italiana della Cultura, inaugurando un percorso di valorizzazione del patrimonio culturale dell’Abruzzo all’interno del sistema museale nazionale. “L’arrivo di un’opera di questo valore assoluto dimostra come la cultura sia l’architrave su cui si compie definitivamente la nostra ricostruzione”, ha detto il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi: “Passiamo dalla celebrazione del bello alla definizione di un modello gestionale e scientifico, trasformando il primato artistico in un vantaggio competitivo di sistema indispensabile per l’Italia delle aree interne. Questa operazione non è un evento isolato, ma un investimento strategico contro lo spopolamento, capace di generare un ritorno economico. È una delle ‘eredità’ di Capitale che riconosce il coraggio e la capacità tutta aquilana di aver colto la sfida della ricostruzione sociale”.
Dopo la cerimonia istituzionale di questo pomeriggio, dalle ore 20 alla mezzanotte di oggi il MuNDA aprirà le proprie porte al pubblico per “uno speciale svelamento serale” dell’opera dedicato ai cittadini dell’Aquila. 


Antonello da Messina, San Girolamo Penitente (retro dell'Ecce Homo), 1460-1465 circa, Olio su tavola I Courtesy Direzione Nazionale Musei Italiani

Di piccole dimensioni (19.5 x 14.3 cm) ma di straordinaria intensità, il dipinto era probabilmente l’ultima opera di Antonello da Messina rimasta in mani private e torna in Italia dopo lunghe peregrinazioni. Se all’inizio del Novecento faceva parte di una collezione privata spagnola, nel 1967 fu acquisito dalla galleria Wildenstein & Co. di New York e successivamente venduto tramite trattativa privata da Sotheby's al gallerista Fabrizio Moretti, che a sua volta lo cedette all'ultimo proprietario, probabilmente un collezionista cileno. Lo scorso 1° febbraio il dipinto sarebbe stato battuto all’asta se il MiC non avesse manifestato quel “forte interesse” che ha spinto Sotheby’s a ritirarlo dalle vendite - dove era stimato 10-15 milioni di dollari - e a intavolare una trattativa. 

Realizzata tra il 1460 e il 1465, la tavola è dipinta su due lati con sapiente uso dell’allora pionieristica tecnica a olio. Sul fronte, l’intenso e realistico ritratto del Cristo flagellato: con il volto coronato di spine, il corpo contorto dal dolore, gli occhi gonfi e arrossati, Gesù guarda direttamente lo spettatore, producendo un effetto di forte coinvolgimento emotivo. Sul retro San Girolamo è inginocchiato davanti a un libro aperto e a un calamaio che evocano la sua traduzione della Bibbia in latino. Il paesaggio di rocce e specchi d’acqua delicatamente illuminato rivela una spiccata capacità di miniaturizzazione e realismo che ricorda la pittura fiamminga. Destinato alla devozione privata, il quadro porta ancora i segni dei baci e delle carezze dei suoi primi proprietari, visibili sul corpo e sul viso di San Girolamo. 

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