Eugenio Carmi. Speed Limit 40
Eugenio Carmi. Speed Limit 40, Palazzo Ducale, Genova
Dal 27 Febbraio 2015 al 17 Maggio 2015
Genova | Visualizza tutte le mostre a Genova
Luogo: Palazzo Ducale
Indirizzo: piazza Matteotti 9
Orari: da martedì a venerdì 15-19; sabato e domenica 10-19
Enti promotori:
- Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 010 8171663 / 010 8171665
E-Mail info: biglietteria@palazzoducale.genova.
Sito ufficiale: http://www.palazzoducale.genova.it
Un’ampia antologica delle opere di Eugenio Carmi, artista nato a Genova, dove ha anche lavorato dal 1956 al 1965 come responsabile dell’immagine per l’industria siderurgica Cornigliano-Italsider, e che durante la sua vita da cosmopolita ha costruito un percorso artistico riconosciuto a livello internazionale.
La mostra, curata da Nicoletta Pallini, raccoglie più di cento opere di tutti i suoi periodi, dalla fine degli anni ‘40 al 2013: dipinti su tela, su tavola e su carta, fra “latte litografate”, video, libri illustrati per bambini in collaborazione con Umberto Eco, “segnali immaginari”, fotografie e documenti , permette di mettere a fuoco l’universo creativo, poetico e immaginifico di Carmi, che più che artista e pittore ama definirsi un “ fabbricatore di immagini”.
Un’occasione per approfondire la sua singolare vicenda artistica a cominciare da alcune opere giovanili della fine degli anni ‘40, ancora figurative, per arrivare ai collages informali degli anni ‘60 e all’invenzione delle latte litografate e dei suoi cartelli antiinfortunistici, fino a un ritorno alla pittura vera e propria negli anni ‘70 scandita dalla scoperta di una “geometria lirica” fatta di figure euclidee, di piani colorati che si intersecano e si inseguono in equilibri inattesi e mai scontati.
Il percorso espositivo che si snoda lungo la Loggia degli Abati inizia con alcune opere dei suoi anni giovanili, due vedute di Genova, il suo autoritratto e quello dell’artista Kiky Vices Vici, sua moglie. Sono dipinti della fine degli anni Quaranta e dei primi Cinquanta e nella composizione, nei toni del colore, nella stessa pennellata, si avverte l’importanza che Felice Casorati, suo maestro, ebbe in quel periodo.
Dagli anni ‘50 agli anni ‘60 Eugenio Carmi ha vissuto un intenso momento di sperimentazioni: ha lavorato sulla tela, sulla carta ma anche con smalti su acciaio, ha disegnato stoffe e si è misurato molto con la grafica. Il suo quadro Appunti sul nostro tempo del 1959, dove il segno è appena abbozzato su una macchia di colore, fa pensare nella sua essenziale purezza all’arte giapponese, non privo di un’ intensa musicalità. La stessa che troviamo in altre opere di quegli anni, come Senza titolo del 1956, Senza titolo del 1963 e Alfabeto dello stesso anno.
Musicalità che ritorna nelle sue opere successive, quelle degli anni ’70, quando la sua ricerca pittorica si concentra su una rigorosa astrazione geometrica.
Pochi anni fa, una vera rivelazione per Carmi è la riscoperta della sezione aurea e come dice nella bella intervista, introduzione al catalogo della mostra (Skiraeditore), realizzata da Nicoletta Pallini: “Il mio interesse a realizzare opere sulla sezione aurea nasce pochi anni fa, mano a mano che aumenta il mio interesse per le regole della natura e che aumentano le mie letture scientifiche sulla presenza nella natura di regole molto precise e funzionali. Già i greci avevano conoscenza del rapporto 1,6… che esiste nella sezione aurea e un esempio dei più famosi è il Partenone”.
Alcune opere su questo tema sono in mostra e in catalogo.
E da allora a oggi la sua ricerca prosegue, dando vita a ulteriori approfondimenti e lasciando aperto uno spiraglio che offre nuove possibilità di indagine sul mistero della natura, della forma e dell’universo.
La mostra, curata da Nicoletta Pallini, raccoglie più di cento opere di tutti i suoi periodi, dalla fine degli anni ‘40 al 2013: dipinti su tela, su tavola e su carta, fra “latte litografate”, video, libri illustrati per bambini in collaborazione con Umberto Eco, “segnali immaginari”, fotografie e documenti , permette di mettere a fuoco l’universo creativo, poetico e immaginifico di Carmi, che più che artista e pittore ama definirsi un “ fabbricatore di immagini”.
Un’occasione per approfondire la sua singolare vicenda artistica a cominciare da alcune opere giovanili della fine degli anni ‘40, ancora figurative, per arrivare ai collages informali degli anni ‘60 e all’invenzione delle latte litografate e dei suoi cartelli antiinfortunistici, fino a un ritorno alla pittura vera e propria negli anni ‘70 scandita dalla scoperta di una “geometria lirica” fatta di figure euclidee, di piani colorati che si intersecano e si inseguono in equilibri inattesi e mai scontati.
Il percorso espositivo che si snoda lungo la Loggia degli Abati inizia con alcune opere dei suoi anni giovanili, due vedute di Genova, il suo autoritratto e quello dell’artista Kiky Vices Vici, sua moglie. Sono dipinti della fine degli anni Quaranta e dei primi Cinquanta e nella composizione, nei toni del colore, nella stessa pennellata, si avverte l’importanza che Felice Casorati, suo maestro, ebbe in quel periodo.
Dagli anni ‘50 agli anni ‘60 Eugenio Carmi ha vissuto un intenso momento di sperimentazioni: ha lavorato sulla tela, sulla carta ma anche con smalti su acciaio, ha disegnato stoffe e si è misurato molto con la grafica. Il suo quadro Appunti sul nostro tempo del 1959, dove il segno è appena abbozzato su una macchia di colore, fa pensare nella sua essenziale purezza all’arte giapponese, non privo di un’ intensa musicalità. La stessa che troviamo in altre opere di quegli anni, come Senza titolo del 1956, Senza titolo del 1963 e Alfabeto dello stesso anno.
Musicalità che ritorna nelle sue opere successive, quelle degli anni ’70, quando la sua ricerca pittorica si concentra su una rigorosa astrazione geometrica.
Pochi anni fa, una vera rivelazione per Carmi è la riscoperta della sezione aurea e come dice nella bella intervista, introduzione al catalogo della mostra (Skiraeditore), realizzata da Nicoletta Pallini: “Il mio interesse a realizzare opere sulla sezione aurea nasce pochi anni fa, mano a mano che aumenta il mio interesse per le regole della natura e che aumentano le mie letture scientifiche sulla presenza nella natura di regole molto precise e funzionali. Già i greci avevano conoscenza del rapporto 1,6… che esiste nella sezione aurea e un esempio dei più famosi è il Partenone”.
Alcune opere su questo tema sono in mostra e in catalogo.
E da allora a oggi la sua ricerca prosegue, dando vita a ulteriori approfondimenti e lasciando aperto uno spiraglio che offre nuove possibilità di indagine sul mistero della natura, della forma e dell’universo.
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