Victor Burgin. The Ideal City
Victor Burgin. The Ideal City, Lia Rumma, Milano
Dal 25 Settembre 2014 al 25 Novembre 2014
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Lia Rumma
Indirizzo: via Stilicone 19
Orari: da martedì a sabato 11-13.30 / 14.30-19
Telefono per informazioni: +39 02 29000101
E-Mail info: info@liarumma.it
Sito ufficiale: http://www.liarumma.it
Continua lo storico rapporto tra Lia Rumma e i grandi protagonisti dell' Arte Concettuale.
Dopo David Lamelas, la Galleria Lia Rumma di Milano è lieta di annunciare per l’apertura della sua nuova stagione espositiva la mostra di Victor Burgin, dal titolo The Ideal City, che inaugurerà giovedì 25 settembre 2014. Victor Burgin (Sheffield, England, 1941), che aveva già ten uto la sua prima personale italiana nel 1972 proprio negli spazi della Galleria Lia Rumma di Napoli, presenta in questa mostra il lavoro inedito The Ideal City e due lavori storici, Hôtel Latône (1982) e Solito Posto (2008).
Artista e al contempo autore di saggi fondamentali sulla fotografia e sulla teoria dell’arte, Burgin a partire dalla fine degli anni sessanta ha sviluppato la sua ricerca muovendosi costantemente tra pratica artistica e riflessione teorica. Questo “terzo spazio” (H. Bhabha, 1991), ovver o il luogo e l’esito di questa oscillazione, è divenuto il fondamento volutamente ambiguo/mobile della sua opera che si è dislocata di volta in volta nelle pagine di un libro o nello spazio di una galleria, richiedendo allo spettatore molto più di un semplice atto percettivo.
In questa prospettiva la fotografia, scelta come medium privilegiato, ha avuto molteplici valenze : è stata un forte agente di corrosione dell’autonomia modernista, ed inoltre ha consentito di riconfigurare un legame con il reale e di uscire dalle logiche analitiche di molte pratiche concettuali.
Ma che si sia trattato dell’appropriazione o del detournement delle immagini pubblicitarie dei suoi primi lavori, o della rappresentazione dei ruoli sessuali nella storia dell’arte e nei media, il lavoro di Burgin influenzato anche dagli studi di semiotica, cinema e psicoanalisi, ha indagato e decodificato la natura dell’immagine nel definire i termini dominanti della rappresentazione.
Più di recente, Burgin ha indirizzato il suo discorso “verbo -visuale” verso l’architettura e lo spazio psichico, ovvero sulla forza, sul potere che l’architettura detiene nel modellare il mondo e il nostro immaginario inconscio.
Invitato da Lia Rumma a realizzare un lavoro specifico per Milano, Burgin ha progettato The Ideal City, La città ideale, dove il titolo è un esplicito riferimento al dipinto rinascimentale conservato al Museo di Urbino, simbolo di quell’ideale urbano regolato da rigore geometrico e organizzazione prospettica, ma dove il suggestivo percorso de lle associazioni generate da quell’immagine conducono fino alle raffinate ed estranianti sequenze del film di Michelangelo Antonioni La notte.
Victor Burgin
(Sheffield, England, 1941) è uno dei più eminenti artisti accademici del nostro tempo. Studia p ittura al Royal College of Art di Londra (1962 - 65) e Filosofia a Yale (M.F.A., 1967). Attualmente è Professore Emerito di “History of Consciousness” presso l’Università della California, Santa Cruz ed Emerito “Millard Chair of Fine Art” al Goldsmiths Colle ge, University of London. E’ presente in importanti istituzioni quali The Metropolitan Museum and the Museum of Modern Art, New York; Corcoran Gallery, Washington DC; Museum of Contemporary Art e LA County Museum of Art, Los Angeles; The Walker Art Center , Minneapolis; The Tate Gallery, Tate Modern, e il Victoria and Albert Museum, di Londra; Centre Georges Pompidou, Parigi. È autore di numerosi volumi che hanno notevolmente segnato il dibattito critico non solo americano. Ne ricordiamo alcuni: Thinking P hotography (1982) , Between (1986) , The End of Art Theory: Criticism and Postmodernity (1986), In/Different Spaces: Place and Memory in Visual Culture , Shadowed (1996) ; The Remembered Film (Reaktion, 2004); Situational Aesthetics (Leuven University Press, 2 009); Parallel Texts: interviews and interventions about art (Reaktion, 2011). Gli ultimi esiti della sua ricerca artistica e teorica possono essere sintetizzati nel titolo del suo saggio: The Location of Virtual Experience,’ in Annette Khun (ed.), Little Madnesses: essays on D.W.Winnicott (I.B.Tauris, 2013).
Dopo David Lamelas, la Galleria Lia Rumma di Milano è lieta di annunciare per l’apertura della sua nuova stagione espositiva la mostra di Victor Burgin, dal titolo The Ideal City, che inaugurerà giovedì 25 settembre 2014. Victor Burgin (Sheffield, England, 1941), che aveva già ten uto la sua prima personale italiana nel 1972 proprio negli spazi della Galleria Lia Rumma di Napoli, presenta in questa mostra il lavoro inedito The Ideal City e due lavori storici, Hôtel Latône (1982) e Solito Posto (2008).
Artista e al contempo autore di saggi fondamentali sulla fotografia e sulla teoria dell’arte, Burgin a partire dalla fine degli anni sessanta ha sviluppato la sua ricerca muovendosi costantemente tra pratica artistica e riflessione teorica. Questo “terzo spazio” (H. Bhabha, 1991), ovver o il luogo e l’esito di questa oscillazione, è divenuto il fondamento volutamente ambiguo/mobile della sua opera che si è dislocata di volta in volta nelle pagine di un libro o nello spazio di una galleria, richiedendo allo spettatore molto più di un semplice atto percettivo.
In questa prospettiva la fotografia, scelta come medium privilegiato, ha avuto molteplici valenze : è stata un forte agente di corrosione dell’autonomia modernista, ed inoltre ha consentito di riconfigurare un legame con il reale e di uscire dalle logiche analitiche di molte pratiche concettuali.
Ma che si sia trattato dell’appropriazione o del detournement delle immagini pubblicitarie dei suoi primi lavori, o della rappresentazione dei ruoli sessuali nella storia dell’arte e nei media, il lavoro di Burgin influenzato anche dagli studi di semiotica, cinema e psicoanalisi, ha indagato e decodificato la natura dell’immagine nel definire i termini dominanti della rappresentazione.
Più di recente, Burgin ha indirizzato il suo discorso “verbo -visuale” verso l’architettura e lo spazio psichico, ovvero sulla forza, sul potere che l’architettura detiene nel modellare il mondo e il nostro immaginario inconscio.
Invitato da Lia Rumma a realizzare un lavoro specifico per Milano, Burgin ha progettato The Ideal City, La città ideale, dove il titolo è un esplicito riferimento al dipinto rinascimentale conservato al Museo di Urbino, simbolo di quell’ideale urbano regolato da rigore geometrico e organizzazione prospettica, ma dove il suggestivo percorso de lle associazioni generate da quell’immagine conducono fino alle raffinate ed estranianti sequenze del film di Michelangelo Antonioni La notte.
Victor Burgin
(Sheffield, England, 1941) è uno dei più eminenti artisti accademici del nostro tempo. Studia p ittura al Royal College of Art di Londra (1962 - 65) e Filosofia a Yale (M.F.A., 1967). Attualmente è Professore Emerito di “History of Consciousness” presso l’Università della California, Santa Cruz ed Emerito “Millard Chair of Fine Art” al Goldsmiths Colle ge, University of London. E’ presente in importanti istituzioni quali The Metropolitan Museum and the Museum of Modern Art, New York; Corcoran Gallery, Washington DC; Museum of Contemporary Art e LA County Museum of Art, Los Angeles; The Walker Art Center , Minneapolis; The Tate Gallery, Tate Modern, e il Victoria and Albert Museum, di Londra; Centre Georges Pompidou, Parigi. È autore di numerosi volumi che hanno notevolmente segnato il dibattito critico non solo americano. Ne ricordiamo alcuni: Thinking P hotography (1982) , Between (1986) , The End of Art Theory: Criticism and Postmodernity (1986), In/Different Spaces: Place and Memory in Visual Culture , Shadowed (1996) ; The Remembered Film (Reaktion, 2004); Situational Aesthetics (Leuven University Press, 2 009); Parallel Texts: interviews and interventions about art (Reaktion, 2011). Gli ultimi esiti della sua ricerca artistica e teorica possono essere sintetizzati nel titolo del suo saggio: The Location of Virtual Experience,’ in Annette Khun (ed.), Little Madnesses: essays on D.W.Winnicott (I.B.Tauris, 2013).
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