Sguardi nel caos

Courtesy Giordano Floreancig

 

Dal 24 Aprile 2026 al 28 Giugno 2026

Luogo: Galleria Verticale

Indirizzo: Hotel Duchi d’Aosta, Piazza Unità d’Italia 2

Curatori: Elisabetta Zerial


All’interno dell’Hotel Duchi d’Aosta, affacciato su Piazza Unità d’Italia, la Galleria Verticale si configura come uno spazio raccolto e discreto, che invita a uno sguardo lento e ravvicinato. È in questo contesto che prende forma Sguardi nel caos. Le opere di Giordano Floreancig - le sue “ovaline” - sono ritratti ad olio inseriti in cornici ovali antiche: elementi che richiamano una tradizione precisa, ma che vengono attraversati da una pittura istintiva, diretta, profondamente contemporanea. L’ovale delimita e isola il volto, rendendolo presenza autonoma. I colori, accesi e spesso dissonanti, non descrivono ma espongono. Non rassicurano: mettono in tensione lo sguardo. Il caos evocato dal titolo è una condizione interna. Nei volti si stratificano fragilità, resistenze, stati emotivi. Non cercano consenso, ma esistenza. La pittura di Floreancig non rappresenta, ma espone: porta in superficie ciò che normalmente resta nascosto. È in questa urgenza che si costruisce la forza del suo lavoro, dove lo sguardo diventa confronto più che contemplazione. Sguardi nel caos invita a restare dentro questa instabilità, riconoscendo nella pittura uno spazio in cui l’umano si mostra nella sua complessità più autentica.

Giordano Floreancig (Stregna, Udine, 1954) vive e lavora a Udine. Artista autodidatta, sviluppa la propria ricerca a partire dal terremoto del Friuli del 1976, evento che segna profondamente la sua visione artistica ed esistenziale. Il suo stile, spesso definito “terremotato”, è un espressionismo viscerale e disobbediente. Le sue opere, caratterizzate da volti distorti e pennellate impietose, indagano dolore, follia e marginalità. Negli ultimi anni ha ampliato la propria pratica includendo installazioni e performance. Ha esposto in Italia e all’estero. Nel 2011 partecipa alla 54a Biennale di Venezia, invitato da Vittorio Sgarbi, dove brucia 150 dipinti trasformandone le ceneri in opera. A oggi, le “opere bruciate” superano le 330 unità. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private, tra cui quella del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia.

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