Sense of Community #1/ Ego-Tecnologie per un'esistenza sostenibile/ Roberto Franzin
Sense of Community #1/ Ego-Tecnologie per un'esistenza sostenibile/ Roberto Franzin
Dal 15 Aprile 2013 al 5 Maggio 2013
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Officina delle Zattere
Indirizzo: Fondamenta Nani, Dorsoduro
Orari: da mercoledì a domenica 10-18
Curatori: Roberta Semeraro, Silvia Petronici
Telefono per informazioni: +39 041 5234348
E-Mail info: info@arteeventi.com
Sito ufficiale: http://www.officinadellezattere.it/
Domenica 14 aprile alle ore 17. 30 negli spazi dell’Officina delle Zattere, dopo il successo della prima parte, la rassegna “marzo_maggio” prosegue presentando al pubblico due nuove esposizioni già preannunciate, “EGO-Tecnologie per un’esistenza sostenibile”e “Sense of Community #1” che si aggiungono alla mostra “Surreality Show”. Anche le esperienze artistiche di questa seconda parte sono accomunate dalla volontà di “vedere davvero” il mondo, di giungere a presentare la realtà secondo canoni del tutto personali.
Il 14 Aprile, oltre alla presentazione delle due mostre, Roberto Franzin racconterà la storia che ha dato vita al video, di cui è autore, “Inediti legami”, realizzato dai ragazzi dell’Istituto penale per minorenni di Treviso, che rimarrà in visione all’Officina delle Zattere. Durante la serata inaugurale, inoltre, vi sarà la presentazione del libro “Io che non conosco vergogna” con l’autrice Solidea Ruggiero.
“Inediti legami” di Roberto Franzin, realizzato dai ragazzi dell’Istituto penale per minorenni di Treviso, è un gioco di rimandi e associazioni di significato che pervade le immagini del video e, attraverso l’interpretazione di otto grandi capolavori della storia dell’arte da parte dei giovani protagonisti che usano la tecnica del teatro-danza, racconta allo spettatore un bisogno nuovo, tanto latente quanto indispensabile, ovvero il superamento dell’angoscia e della solitudine.
“Io che non conosco la vergogna” è il libro di Solidea Ruggiero (Edicola ediciones), con post fazione di Gian Ruggero Manzoni. La giovane autrice, che scrive su varie riviste di letteratura e arte contemporanea, esplora gli intrecci di relazioni umane spesso difficili o fuori dal comune, capaci di far emergere desideri e idee annidati nelle profondità del pensiero dei personaggi, che li pensavano nascosti per sempre.
L’opera di Paola Madorno, in arte Mado*, “EGO-Tecnologie per un’esistenza sostenibile”, a cura di Roberta Semeraro, si presenta come un lavoro che riflette sui rapporti fra mondo esterno, ricordi e visioni personali. L’inquietudine della nostra epoca contemporanea, travolta dalle grandi rivoluzioni tecnologiche e informatiche che hanno infranto i tradizionali equilibri del sistema biologico, si riflette nella ricerca artistica della pittrice-poetessa. L’artista veneziana, in continua tensione verso possibili risoluzioni al dramma esistenziale di un’umanità protesa all’autodistruzione, trova appagamento in dimensioni abissali da sogno e paesaggi deliranti, dove le centrali fotovoltaiche si trasformano in scintillanti distese di girasoli.
Dalle pennellate di questa pittrice-poetessa nascono odissee sotterranee di una Venezia vista nel suo sistema venoso, dove scorrono le stesse energie che danno vita al creato e si materializzano gli hack, i nuovi inquilini di questo pianeta, corpi avviluppati nella rete multimediale di un mondo senza confini.
Il ruolo attivo e vivificante dell’attività artistica, e i suoi intrecci con la comunità/società, sono alla base del progetto “Sense of Community #1” a cura di Silvia Petronici, in cui otto artisti, dall’8 al 13 aprile, lavorano nelle stanze dell’Officina delle Zattere e sviluppano un tema specifico, confrontandosi fra loro e con i curatori. La condivisione e l’interazione sono alla base del progetto, che riflette da una parte sui legami che l’artista può sviluppare oggi con il suo pubblico grazie ai social media; e dall’altra evidenzia come il web 2.0 faciliti le risposte che la comunità può dare agli stimoli creativi proposti, rafforzando il ruolo dell’arte come momento di generazione di significati condivisi. Le produzioni artistiche del workshop verranno esposte al piano terra dell’Officina delle Zattere.
La rassegna marzo_maggio si concluderà con il “Toolkit Festival 03 – Festival di arte interattiva”, a cura di Martin Romeo, dal 9 all’11 maggio.
Il 14 Aprile, oltre alla presentazione delle due mostre, Roberto Franzin racconterà la storia che ha dato vita al video, di cui è autore, “Inediti legami”, realizzato dai ragazzi dell’Istituto penale per minorenni di Treviso, che rimarrà in visione all’Officina delle Zattere. Durante la serata inaugurale, inoltre, vi sarà la presentazione del libro “Io che non conosco vergogna” con l’autrice Solidea Ruggiero.
“Inediti legami” di Roberto Franzin, realizzato dai ragazzi dell’Istituto penale per minorenni di Treviso, è un gioco di rimandi e associazioni di significato che pervade le immagini del video e, attraverso l’interpretazione di otto grandi capolavori della storia dell’arte da parte dei giovani protagonisti che usano la tecnica del teatro-danza, racconta allo spettatore un bisogno nuovo, tanto latente quanto indispensabile, ovvero il superamento dell’angoscia e della solitudine.
“Io che non conosco la vergogna” è il libro di Solidea Ruggiero (Edicola ediciones), con post fazione di Gian Ruggero Manzoni. La giovane autrice, che scrive su varie riviste di letteratura e arte contemporanea, esplora gli intrecci di relazioni umane spesso difficili o fuori dal comune, capaci di far emergere desideri e idee annidati nelle profondità del pensiero dei personaggi, che li pensavano nascosti per sempre.
L’opera di Paola Madorno, in arte Mado*, “EGO-Tecnologie per un’esistenza sostenibile”, a cura di Roberta Semeraro, si presenta come un lavoro che riflette sui rapporti fra mondo esterno, ricordi e visioni personali. L’inquietudine della nostra epoca contemporanea, travolta dalle grandi rivoluzioni tecnologiche e informatiche che hanno infranto i tradizionali equilibri del sistema biologico, si riflette nella ricerca artistica della pittrice-poetessa. L’artista veneziana, in continua tensione verso possibili risoluzioni al dramma esistenziale di un’umanità protesa all’autodistruzione, trova appagamento in dimensioni abissali da sogno e paesaggi deliranti, dove le centrali fotovoltaiche si trasformano in scintillanti distese di girasoli.
Dalle pennellate di questa pittrice-poetessa nascono odissee sotterranee di una Venezia vista nel suo sistema venoso, dove scorrono le stesse energie che danno vita al creato e si materializzano gli hack, i nuovi inquilini di questo pianeta, corpi avviluppati nella rete multimediale di un mondo senza confini.
Il ruolo attivo e vivificante dell’attività artistica, e i suoi intrecci con la comunità/società, sono alla base del progetto “Sense of Community #1” a cura di Silvia Petronici, in cui otto artisti, dall’8 al 13 aprile, lavorano nelle stanze dell’Officina delle Zattere e sviluppano un tema specifico, confrontandosi fra loro e con i curatori. La condivisione e l’interazione sono alla base del progetto, che riflette da una parte sui legami che l’artista può sviluppare oggi con il suo pubblico grazie ai social media; e dall’altra evidenzia come il web 2.0 faciliti le risposte che la comunità può dare agli stimoli creativi proposti, rafforzando il ruolo dell’arte come momento di generazione di significati condivisi. Le produzioni artistiche del workshop verranno esposte al piano terra dell’Officina delle Zattere.
La rassegna marzo_maggio si concluderà con il “Toolkit Festival 03 – Festival di arte interattiva”, a cura di Martin Romeo, dal 9 all’11 maggio.
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