Spiral Economy: Charrière and Canova
Julian Charriere, Albedo, 2025, 4k video
Dal 30 Aprile 2026 al 22 Novembre 2026
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: Museo Correr
Indirizzo: Piazza San Marco 52
Orari: Lun - Dom 10.00 - 18.00
Curatori: Chiara Squarcina e Pier Paolo Pancotto
Costo del biglietto: € 15,00 | € 35,00
Prosegue al Museo Correr la rassegna Dialoghi Canoviani, il progetto espositivo che mette in relazione la ricerca artistica contemporanea con l’eredità di Antonio Canova. La seconda edizione presenta un confronto tra l’artista franco-svizzero Julian Charrière (Morges, 1987; vive e lavora a Berlino) e il grande maestro del Neoclassicismo, attraverso un percorso che attraversa gli spazi delle Sale Canoviane: Spiral Economy: Charrière and Canova.
Il progetto espositivo a cura di Chiara Squarcina e Pier Paolo Pancotto con la collaborazione di Claudia Cargnel, visibile dal 30 aprile al 22 novembre 2026, si sviluppa come un dialogo tra epoche, rivelando la poesia della materia. Le opere di Charrière entrano in relazione con le forme idealizzate di Canova, ponendo al centro il marmo come presenza viva: corpo e fantasma insieme, contenitore di bellezza e testimone di un tempo profondo.
Al centro del progetto è il concetto di tensione produttiva: da una parte l’ambizione neoclassica a rendere immortali le forme nella pietra, dall’altra il senso di precarietà e di processualità che caratterizza l’elaborazione creativa odierna. La mostra mette in scena questo dualismo: la permanenza accanto all'erosione, l’ideale accanto all'ineluttabile, la certezza accanto alla fluidità, l’estetica dell’essere accanto a quella del divenire.
La proposta di Julian Charrière si presenta sotto forma di un’unica, grande installazione multisensoriale, articolata a stretto contatto con l'eccezionale raccolta di testimonianze canoviane del museo, per la prima volta al centro di un progetto d’arte contemporanea. I visitatori sono così immersi in uno stato di totale ricalibrazione percettiva ove gli ideali etici ed intellettuali espressi da Canova vengono riformulati attraverso lo sguardo di Charrière in grado di ribadirne la perenne attualità semantica, sia sotto il profilo iconografico che iconologico. Un esercizio che si sviluppa attraverso in un percorso espositivo distribuito secondo una sequenza che alterna le creazioni di Canova a quelle di Charrière, molte delle quali concepite per l’occasione: Venus Italica, 1804-12/Albedo, 2025; Icarus, 1777-79/Controlled Burn, 2022; Orpheus e Eurydice, 1773-76/ Stone Speakers, 2024; Spiral Economy, 2025; Autoritratto, 1812/Imperfect Lovers, 2025.
Attraverso l’adozione di vari linguaggi - installazione, fotografia, performance, scultura, video - Julian Charrière riflette sul rapporto conflittuale che, nell’età contemporanea, intercorre tra uomo e natura, tecnologia ed ecologia, industria e scienza. Attingendo sia alla metodologia sia decostruendo l’idea di un moderno esploratore o archeologo, conduce ricerche sul campo e analizza la storia dell’ambiente per comprenderne il futuro. A tale scopo si reca spesso in luoghi remoti del pianeta, operando in condizioni talvolta estreme, non allo scopo non di contemplare la bellezza ma di porre in evidenza la vulnerabilità e le criticità di quei contesti.
Il progetto per le sale neoclassiche e la collezione Canova del Museo Correr si basa su un dialogo originale, per certi versi sorprendente, che egli ha instaurato nel tempo con Antonio Canova. Questo dialogo è stato ispirato principalmente dalla capacità dell’artista di confrontarsi con i sistemi più elevati — in particolare le dimensioni del mito e dell’utopia — attraverso un gesto plastico universale, sospeso nel tempo e nello spazio. L’approccio del maestro di Possagno all’azione creativa riflette il suo stesso, trovando un’armonia con la propria attitudine a confrontarsi con temi senza tempo e di interesse generale.
L’intervento di Charrière - già invitato alla Biennale di Arti visive 2017 e quelle di architettura del 2012 e 2021 - mira ad avviare una rilettura sottile ma profonda delle sale canoviane attraverso l’adozione di una distinta articolazione sintattica e operativa — scultura, video, fotografia, luce e suono. Nasce così un incontro inatteso tra l’idealismo classico di Canova, incarnato principalmente nel marmo, e l’analisi di Charrière del fenomeno dell’entropia e della mutazione biologica, espressa attraverso il linguaggio multimediale.
Il progetto espositivo a cura di Chiara Squarcina e Pier Paolo Pancotto con la collaborazione di Claudia Cargnel, visibile dal 30 aprile al 22 novembre 2026, si sviluppa come un dialogo tra epoche, rivelando la poesia della materia. Le opere di Charrière entrano in relazione con le forme idealizzate di Canova, ponendo al centro il marmo come presenza viva: corpo e fantasma insieme, contenitore di bellezza e testimone di un tempo profondo.
Al centro del progetto è il concetto di tensione produttiva: da una parte l’ambizione neoclassica a rendere immortali le forme nella pietra, dall’altra il senso di precarietà e di processualità che caratterizza l’elaborazione creativa odierna. La mostra mette in scena questo dualismo: la permanenza accanto all'erosione, l’ideale accanto all'ineluttabile, la certezza accanto alla fluidità, l’estetica dell’essere accanto a quella del divenire.
La proposta di Julian Charrière si presenta sotto forma di un’unica, grande installazione multisensoriale, articolata a stretto contatto con l'eccezionale raccolta di testimonianze canoviane del museo, per la prima volta al centro di un progetto d’arte contemporanea. I visitatori sono così immersi in uno stato di totale ricalibrazione percettiva ove gli ideali etici ed intellettuali espressi da Canova vengono riformulati attraverso lo sguardo di Charrière in grado di ribadirne la perenne attualità semantica, sia sotto il profilo iconografico che iconologico. Un esercizio che si sviluppa attraverso in un percorso espositivo distribuito secondo una sequenza che alterna le creazioni di Canova a quelle di Charrière, molte delle quali concepite per l’occasione: Venus Italica, 1804-12/Albedo, 2025; Icarus, 1777-79/Controlled Burn, 2022; Orpheus e Eurydice, 1773-76/ Stone Speakers, 2024; Spiral Economy, 2025; Autoritratto, 1812/Imperfect Lovers, 2025.
Attraverso l’adozione di vari linguaggi - installazione, fotografia, performance, scultura, video - Julian Charrière riflette sul rapporto conflittuale che, nell’età contemporanea, intercorre tra uomo e natura, tecnologia ed ecologia, industria e scienza. Attingendo sia alla metodologia sia decostruendo l’idea di un moderno esploratore o archeologo, conduce ricerche sul campo e analizza la storia dell’ambiente per comprenderne il futuro. A tale scopo si reca spesso in luoghi remoti del pianeta, operando in condizioni talvolta estreme, non allo scopo non di contemplare la bellezza ma di porre in evidenza la vulnerabilità e le criticità di quei contesti.
Il progetto per le sale neoclassiche e la collezione Canova del Museo Correr si basa su un dialogo originale, per certi versi sorprendente, che egli ha instaurato nel tempo con Antonio Canova. Questo dialogo è stato ispirato principalmente dalla capacità dell’artista di confrontarsi con i sistemi più elevati — in particolare le dimensioni del mito e dell’utopia — attraverso un gesto plastico universale, sospeso nel tempo e nello spazio. L’approccio del maestro di Possagno all’azione creativa riflette il suo stesso, trovando un’armonia con la propria attitudine a confrontarsi con temi senza tempo e di interesse generale.
L’intervento di Charrière - già invitato alla Biennale di Arti visive 2017 e quelle di architettura del 2012 e 2021 - mira ad avviare una rilettura sottile ma profonda delle sale canoviane attraverso l’adozione di una distinta articolazione sintattica e operativa — scultura, video, fotografia, luce e suono. Nasce così un incontro inatteso tra l’idealismo classico di Canova, incarnato principalmente nel marmo, e l’analisi di Charrière del fenomeno dell’entropia e della mutazione biologica, espressa attraverso il linguaggio multimediale.
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