Alla Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo (Parma)
Tra miti, visioni e figure femminili enigmatiche, la Fondazione Magnani Rocca dedica una grande mostra al Simbolismo italiano. Oltre 140 opere raccontano la stagione più visionaria dell’arte tra Otto e Novecento, immersa nell’atmosfera sospesa della Villa dei Capolavori.
Ci sono momenti nella storia dell’arte in cui la pittura smette di guardare il mondo reale per inseguire qualcosa di più sfuggente: un’idea, un sogno, un ricordo. È ciò che accade alla fine dell’Ottocento con il Simbolismo, stagione inquieta e raffinata che la Fondazione Magnani Rocca ricostruisce in una grande mostra dedicata alla sua declinazione italiana.
Dal 14 marzo al 28 giugno 2026 la Villa dei Capolavori a Mamiano di Traversetolo accoglie oltre 140 opere tra dipinti, sculture e incisioni che raccontano una delle pagine più enigmatiche della cultura figurativa europea. È un mondo fatto di visioni, miti, figure femminili ambigue, paesaggi interiori e presenze misteriose. L’arte non descrive più la realtà ma tenta di evocare ciò che si nasconde dietro le apparenze.
Il percorso mette in luce come il Simbolismo italiano nasca in dialogo con una cultura internazionale segnata dalla suggestione dei Preraffaelliti inglesi e dalle atmosfere visionarie della pittura europea di fine secolo. Da quelle esperienze gli artisti italiani traggono un linguaggio nuovo, capace di fondere spiritualità, mito e natura in immagini cariche di tensione emotiva.
La mostra trova inoltre un contesto particolarmente suggestivo nella Villa dei Capolavori. La visita comincia nel grande parco della Magnani Rocca, dove i pavoni si muovono lentamente tra gli alberi come figure uscite da un dipinto decadente. Poi, attraversando le sale della fondazione, il viaggio continua tra le opere simboliste e la collezione permanente della villa, creando un dialogo silenzioso tra visioni fin de siècle e capolavori del Novecento.
Il Simbolismo nasce come un’arte del desiderio e dell’allusione, sospesa tra sogno e malinconia. C’è anche un certo compiacimento nel perdersi in queste immagini: figure che appartengono a un mondo irreale, onirico, nostalgicamente decadente, talvolta delicatamente bucolico, dove mito e immaginazione prendono il posto della cronaca e della storia. A più di un secolo di distanza queste visioni continuano a esercitare il loro fascino discreto. Non spiegano, non dimostrano: suggeriscono, alludono, invitano lo spettatore a lasciarsi trascinare altrove. In una meravigliosa fuga dalla realtà.
FOTO
Fuga nel Sogno simbolista
Giuseppe Pellizza da Volpedo, L'amore nella vita, 1901-1902, olio su tela, 92,5 x 93,5, courtesy © Fondazione Magnani Rocca
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