A Bologna dal 20 aprile al 1° maggio
L'arte di Morandi negli scatti di Giancarlo Fabbi
Giancarlo Fabbi, Il silenzio della pittura, Casa Morandi. Courtesy of Bologna Musei
Samantha De Martin
17/04/2018
Bologna - Un pennello, un bulino, un tubetto di colore per leggere e interpretare, in dieci scatti, il lavoro di Giorgio Morandi.
Il silenzio della pittura è l’omaggio del fotografo Giancarlo Fabbi all’artista bolognese, direttamente nella storica dimora di via Fondazza che ospita la ricostruzione del suo studio, con gli oggetti e i materiali che hanno accompagnato il suo percorso artistico.
Dal 20 aprile al 1° luglio Casa Morandiospita una mostra a cura Massimo Recalcati, che racchiude dieci opere dell’artista modenese Fabbi, il cui obiettivo, a partire dal 2014, è stato quello di concentrarsi su alcuni oggetti appartenuti a Giorgio Morandi, esposti in mostra insieme alle fotografie, che ha accostato per creare delle personali nature morte.
Ma niente bottiglie, conchiglie, fiori. L’artista evita volutamente di utilizzare le componenti più celebri delle composizioni morandiane al fine di offrire una visione più essenziale degli elementi primari relativi alla pittura e all’incisione.
Ed è per questo che la sua indagine fotografica, nella serie in mostra, viene condotta eccezionalmente a colori e in digitale, a differenza dagli altri suoi progetti, tutti rigorosamente in bianco e nero, e per i quali si avvale sempre dell’utilizzo dell’analogico e della luce naturale “per dare realtà a quello che si fa”, come lo stesso artista dichiara.
Nelle fotografie - che mirano a incoraggiare una meta-riflessione su alcuni aspetti fondamentali della pittura di Morandi, dalla composizione e ricomposizione geometrica, dal silenzio alla solitudine e all’assenza di qualsiasi narrazione - «suona e risuona forte - come scrive Massimo Recalcati - il passo più vero di Morandi. Accogliere il segreto della pittura, dipingere l’invisibile nel visibile, elevare il visibile alla dignità eterna dell’invisibile».
Gli oggetti, in tutta la loro fisicità, emergono da un bianco luminoso, quasi a voler mettere in risalto l’atteggiamento con cui il fotografo modenese intende la pratica artistica: esperienza sulla luce e sull’ombra, riduzione estrema delle immagini, concepite come frammenti di realtà capaci di custodire momenti di eterna poesia.
Le dieci opere, al termine della mostra, saranno donate all’Istituzione Bologna Musei ed andranno ad accrescere il patrimonio del Museo Morandi.
Leggi anche:
• Giancarlo Fabbi. No-body
Il silenzio della pittura è l’omaggio del fotografo Giancarlo Fabbi all’artista bolognese, direttamente nella storica dimora di via Fondazza che ospita la ricostruzione del suo studio, con gli oggetti e i materiali che hanno accompagnato il suo percorso artistico.
Dal 20 aprile al 1° luglio Casa Morandiospita una mostra a cura Massimo Recalcati, che racchiude dieci opere dell’artista modenese Fabbi, il cui obiettivo, a partire dal 2014, è stato quello di concentrarsi su alcuni oggetti appartenuti a Giorgio Morandi, esposti in mostra insieme alle fotografie, che ha accostato per creare delle personali nature morte.
Ma niente bottiglie, conchiglie, fiori. L’artista evita volutamente di utilizzare le componenti più celebri delle composizioni morandiane al fine di offrire una visione più essenziale degli elementi primari relativi alla pittura e all’incisione.
Ed è per questo che la sua indagine fotografica, nella serie in mostra, viene condotta eccezionalmente a colori e in digitale, a differenza dagli altri suoi progetti, tutti rigorosamente in bianco e nero, e per i quali si avvale sempre dell’utilizzo dell’analogico e della luce naturale “per dare realtà a quello che si fa”, come lo stesso artista dichiara.
Nelle fotografie - che mirano a incoraggiare una meta-riflessione su alcuni aspetti fondamentali della pittura di Morandi, dalla composizione e ricomposizione geometrica, dal silenzio alla solitudine e all’assenza di qualsiasi narrazione - «suona e risuona forte - come scrive Massimo Recalcati - il passo più vero di Morandi. Accogliere il segreto della pittura, dipingere l’invisibile nel visibile, elevare il visibile alla dignità eterna dell’invisibile».
Gli oggetti, in tutta la loro fisicità, emergono da un bianco luminoso, quasi a voler mettere in risalto l’atteggiamento con cui il fotografo modenese intende la pratica artistica: esperienza sulla luce e sull’ombra, riduzione estrema delle immagini, concepite come frammenti di realtà capaci di custodire momenti di eterna poesia.
Le dieci opere, al termine della mostra, saranno donate all’Istituzione Bologna Musei ed andranno ad accrescere il patrimonio del Museo Morandi.
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