Arte e costume
Vietato utilizzare selfie sticks
Battaglia di San Romano, Paolo Uccello
Ludovica Sanfelice
20/02/2015
Dopo l’iniziale stupore, e la radicale ridiscussione del concetto di contemplazione che normalmente caratterizzava la relazione tra arte e visitatori negli ambienti museali, molte istituzioni di importanza mondiale hanno reagito alla moda dilagante del selfie con interessata tolleranza, o addirittura incoraggiando il fenomeno.
Giunti alla conclusione che i visitatori stavano creando pubblicità gratuita, presenza sui social e inattesi guadagni, alcuni musei hanno persino integrato il selfie nelle campagne promozionali delle esposizioni in programma, lanciando hashtag e invitando il pubblico a fotografarsi davanti alle opere per postare i propri trofei su Instagram.
L’atletico superamento di regole “nostalgiche” e anacronistiche di fronte al progresso tecnologico e al cambiamento dei costumi è stato così regolarizzato all’interno di quasi tutti templi dell’arte. Non si poteva certo prevedere che di lì a qualche mese il “virus” del selfie si sarebbe geneticamente modificato per rispondere all’esigenza di diventare panoramico. E così nei musei (oltre che in tutte le strade) hanno fatto la loro comparsa i selfie sticks, i bastoni telescopici che consentono di allargare il campo dell’inqudratura e scattare il selfie di gruppo.
In questo caso però la reazione è stata differente: alcuni musei hanno iniziato a tossire di fronte alle pericolose rotazioni dei bastoni che, oltre a minacciare di contundere fisicamente (e spiritualmente) gli altri visitatori, potrebbero danneggiare le opere d’arte, e così hanno gradualmente cominciato ad abbracciare politiche restrittive nei confronti dell’ultima mania.
Accanto ai divieti di toccare, fumare, consumare cibo e parlare ad alta voce (in alcuni casi patologici, addirittura il divieto di introdurre armi), e vicino al severo richiamo a mantenersi ad uno, due, tre passi di distanza dalle pareti su cui sono esposti i dipinti, ha così fatto il proprio debutto il divieto di selfie-stick.
Nell’ultimo mese diversi musei di Washington, il Museum of Fine Arts di Houston, il Chicago’s Museum of Contemporary Art, il Museum of Fine Arts di Boston, il Getty Center di Los Angeles, il Cooper Hewitt Smithsonian Design Museum di New York e, sempre nella Grande Mela, il MoMA e il Metropolitan Museum of Art, hanno adottato questa nuova misura. Adesso tutti volgono lo sguardo al Louvre di Parigi, alla Tate Modern e alla National Gallery di Londra, ai Musei Vaticani, perchè l’incantesimo diventi vero. Gli Uffizi hanno già provveduto ad aggiornare il regolamento.
Consulta anche:
Un selfie alla National Gallery
Giunti alla conclusione che i visitatori stavano creando pubblicità gratuita, presenza sui social e inattesi guadagni, alcuni musei hanno persino integrato il selfie nelle campagne promozionali delle esposizioni in programma, lanciando hashtag e invitando il pubblico a fotografarsi davanti alle opere per postare i propri trofei su Instagram.
L’atletico superamento di regole “nostalgiche” e anacronistiche di fronte al progresso tecnologico e al cambiamento dei costumi è stato così regolarizzato all’interno di quasi tutti templi dell’arte. Non si poteva certo prevedere che di lì a qualche mese il “virus” del selfie si sarebbe geneticamente modificato per rispondere all’esigenza di diventare panoramico. E così nei musei (oltre che in tutte le strade) hanno fatto la loro comparsa i selfie sticks, i bastoni telescopici che consentono di allargare il campo dell’inqudratura e scattare il selfie di gruppo.
In questo caso però la reazione è stata differente: alcuni musei hanno iniziato a tossire di fronte alle pericolose rotazioni dei bastoni che, oltre a minacciare di contundere fisicamente (e spiritualmente) gli altri visitatori, potrebbero danneggiare le opere d’arte, e così hanno gradualmente cominciato ad abbracciare politiche restrittive nei confronti dell’ultima mania.
Accanto ai divieti di toccare, fumare, consumare cibo e parlare ad alta voce (in alcuni casi patologici, addirittura il divieto di introdurre armi), e vicino al severo richiamo a mantenersi ad uno, due, tre passi di distanza dalle pareti su cui sono esposti i dipinti, ha così fatto il proprio debutto il divieto di selfie-stick.
Nell’ultimo mese diversi musei di Washington, il Museum of Fine Arts di Houston, il Chicago’s Museum of Contemporary Art, il Museum of Fine Arts di Boston, il Getty Center di Los Angeles, il Cooper Hewitt Smithsonian Design Museum di New York e, sempre nella Grande Mela, il MoMA e il Metropolitan Museum of Art, hanno adottato questa nuova misura. Adesso tutti volgono lo sguardo al Louvre di Parigi, alla Tate Modern e alla National Gallery di Londra, ai Musei Vaticani, perchè l’incantesimo diventi vero. Gli Uffizi hanno già provveduto ad aggiornare il regolamento.
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Un selfie alla National Gallery
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