Dal 18 marzo a Palazzo delle Paure
La luce del vero. L'eredità dei Macchiaioli si racconta a Lecco
Mario Puccini, Il fienaiolo, primi anni Dieci. Olio su tela. Collezione privata, Livorno
Francesca Grego
04/03/2022
Lecco - Audaci, antiaccademici, rivoluzionari, i Macchiaioli hanno cambiato il volto della pittura instaurando, già prima degli impressionisti francesi, un nuovo rapporto con la luce e con la realtà. Che cosa è rimasto di questa esperienza? Ce lo racconta la mostra in arrivo al Palazzo delle Paure di Lecco, che prosegue il suo viaggio nell’arte del XIX secolo inaugurato nel 2019. Dal prossimo 18 marzo fino al 19 giugno La luce dal vero. L’eredità della pittura macchiaiola. Da Fattori a Ghiglia indagherà su quanto accadde dopo la dispersione del movimento, riaprendo una pagina di storia dell’arte poco battuta.

Ludovico Tommasi, Scalpellino al lavoro, 1892. Olio su tela. Collezione Palazzo Foresti, Carpi
“Nell’area toscana”, osserva la curatrice Simona Bartolena, “il ventaglio di linguaggi e di ricerche in questo periodo di transizione è particolarmente ricco e l’intreccio tra lo sguardo sul vero oggettivo dei Macchiaioli, l’impatto dell’Impressionismo francese e le tentazioni simboliste si fa molto interessante”. A illustrarlo in mostra saranno più di 90 dipinti provenienti da collezioni pubbliche e private, testimoni di come la lezione dei maestri della Macchia - da Giovanni Fattori a Silvestro Lega e Telemaco Signorini - sia stata sviluppata e rielaborata da una nuova generazione di artisti, a volte con effetti imprevedibili.

Francesco Gioli, Tempo di vendemmia, 1887. Olio su tela. Collezione Palazzo Foresti, Carpi
Uniti dai soggetti tratti dal quotidiano e dalla vocazione per il vero di ascendenza macchiaiola, pittori come Oscar Ghiglia, Lorenzo Viani, Mario Puccini, i fratelli Gioli, Llewelyn Lloyd, Plinio Nomellini danno vita a un panorama dinamico ed eterogeneo, ognuno con un proprio peculiare percorso: c’è chi resta sostanzialmente fedele agli esempi dei pionieri e chi invece si spinge verso territori molto lontani dalle origini. “Attraverso l’indagine della situazione dell’arte toscana alla fine del secolo”, spiega ancora la curatrice, “la mostra svela anche i meccanismi che sottendono, più in generale, alla trasmissione del sapere da maestro ad allievo, l’evoluzione del linguaggio dei ‘padri’ da parte delle nuove generazioni, le contaminazioni stilistiche che nel tempo modificano, anche radicalmente, gli esiti portati da una rivoluzione artistica”.

Lorenzo Viani, La Pineta, 1908 circa. Olio su tavola. Collezione privata. Courtesy Galleria d'arte Athena, Livorno
A Palazzo delle Paure conosceremo questi pittori uno per uno, in un itinerario che intreccia la lettura dei dipinti al racconto delle vite individuali, l’affresco storico-sociale alla scoperta di nuovi stili. Sullo sfondo, un’epoca di grandi trasformazioni che preludono alle novità del Novecento: dal dialogo degli artisti italiani con i colleghi francesi e inglesi, alla tensione verso una pittura intessuta di sogni e voli dell’immaginazione, che caratterizza le ricerche di molti a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

Oscar Ghiglia, Calle su fondo rosso, 1935-37. Olio su cartone. Collezione privata, Livorno
Leggi anche:
• L'avventura dei Macchiaioli in mostra ad Asti
• Verso il '900: i capolavori di Fattori in mostra a Torino
• In Maremma sulle tracce dei Macchiaioli

Ludovico Tommasi, Scalpellino al lavoro, 1892. Olio su tela. Collezione Palazzo Foresti, Carpi
“Nell’area toscana”, osserva la curatrice Simona Bartolena, “il ventaglio di linguaggi e di ricerche in questo periodo di transizione è particolarmente ricco e l’intreccio tra lo sguardo sul vero oggettivo dei Macchiaioli, l’impatto dell’Impressionismo francese e le tentazioni simboliste si fa molto interessante”. A illustrarlo in mostra saranno più di 90 dipinti provenienti da collezioni pubbliche e private, testimoni di come la lezione dei maestri della Macchia - da Giovanni Fattori a Silvestro Lega e Telemaco Signorini - sia stata sviluppata e rielaborata da una nuova generazione di artisti, a volte con effetti imprevedibili.

Francesco Gioli, Tempo di vendemmia, 1887. Olio su tela. Collezione Palazzo Foresti, Carpi
Uniti dai soggetti tratti dal quotidiano e dalla vocazione per il vero di ascendenza macchiaiola, pittori come Oscar Ghiglia, Lorenzo Viani, Mario Puccini, i fratelli Gioli, Llewelyn Lloyd, Plinio Nomellini danno vita a un panorama dinamico ed eterogeneo, ognuno con un proprio peculiare percorso: c’è chi resta sostanzialmente fedele agli esempi dei pionieri e chi invece si spinge verso territori molto lontani dalle origini. “Attraverso l’indagine della situazione dell’arte toscana alla fine del secolo”, spiega ancora la curatrice, “la mostra svela anche i meccanismi che sottendono, più in generale, alla trasmissione del sapere da maestro ad allievo, l’evoluzione del linguaggio dei ‘padri’ da parte delle nuove generazioni, le contaminazioni stilistiche che nel tempo modificano, anche radicalmente, gli esiti portati da una rivoluzione artistica”.

Lorenzo Viani, La Pineta, 1908 circa. Olio su tavola. Collezione privata. Courtesy Galleria d'arte Athena, Livorno
A Palazzo delle Paure conosceremo questi pittori uno per uno, in un itinerario che intreccia la lettura dei dipinti al racconto delle vite individuali, l’affresco storico-sociale alla scoperta di nuovi stili. Sullo sfondo, un’epoca di grandi trasformazioni che preludono alle novità del Novecento: dal dialogo degli artisti italiani con i colleghi francesi e inglesi, alla tensione verso una pittura intessuta di sogni e voli dell’immaginazione, che caratterizza le ricerche di molti a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

Oscar Ghiglia, Calle su fondo rosso, 1935-37. Olio su cartone. Collezione privata, Livorno
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