Nuova luce sul monumento esempio di architettura tardogotica toscana
A Pietrasanta un restauro restituisce alla città il complesso di Sant’Agostino
La facciata del Complesso di Sant'Agostino dopo il restauro
Samantha De Martin
24/06/2026
Lucca - Nel 1518, quando Michelangelo Buonarroti soggiornò a Pietrasanta, inviato in Versilia da Papa Leone X per seguire l’estrazione dei marmi destinati alla facciata della Basilica di San Lorenzo a Firenze, è probabile che abbia avuto modo di osservare i rivestimenti in marmo di Sant’Agostino. Ne avrà di certo apprezzato la monumentale facciata in marmo bianco, realizzata nei primi decenni del Quattrocento con materiali provenienti dalle Alpi Apuane, ad oggi uno dei più significativi esempi di architettura tardogotica toscana che testimonia il profondo legame tra Pietrasanta e il marmo che ancora oggi ne caratterizza l’identità.
Tra i monumenti più identitari della città di Pietrasanta, il Complesso di Sant’Agostino il 27 giugno sarà ufficialmente restituito alla città grazie a un restauro: oltre 900 mila euro investiti in sei anni di lavori. A consegnarlo ufficialmente alla città sarà la Fondazione Paolo e Giuliana Clerici, al termine di un articolato percorso di riqualificazione e valorizzazione avviato nel 2020 e interamente sostenuto dalla Fondazione.

La facciata del Complesso di Sant'Agostino prima del restauro
Conosciuto originariamente come chiesa della Santissima Annunziata, Sant’Agostino rappresenta una tra le più rilevanti testimonianze della storia degli Agostiniani in Toscana. Nato all’inizio del Trecento come convento cittadino di questo ordine religioso, divenne presto uno dei luoghi simbolo della vita spirituale, civile e mercantile della città. Le grandi famiglie lucchesi, dagli Altelminelli agli Sbarra, dai Forteguerri ai Perfettucci, fino ai Tadolini e ai Gigli, scelsero la chiesa come luogo di sepoltura e di rappresentazione del proprio prestigio sociale. A segnare la prima tappa del progetto, a maggio 2023, era stata la restituzione della storica Sala dell’Annunziata, tornata a disposizione della comunità come spazio culturale e sede espositiva. L’intervento ha assistito anche al recupero e alla restituzione della lunetta bronzea realizzata da Igor Mitoraj. Ad accompagnare il percorso di valorizzazione del complesso è stata anche la mostra fotografica La Santità della Pietra di Luca Forno, allestita nel mese di giugno nella Sala delle Grasce e dedicata al racconto per immagini del cantiere di restauro e delle superfici storiche di Sant’Agostino.
«Negli anni - ha detto Paolo Clerici, presidente della Fondazione Paolo e Giuliana Clerici - io e mia moglie Giuliana abbiamo sviluppato un legame profondo con Pietrasanta, una città straordinaria dove arte, storia, artigianato e cultura convivono in modo unico. Contribuire al recupero di Sant’Agostino significa restituire alla comunità un luogo simbolico e, allo stesso tempo, partecipare alla tutela di un patrimonio che appartiene all’intero Paese».

Luca Forno, La Santità della Pietra, Sala delle Grasce, Pietrasanta
Il cantiere ha rappresentato soprattutto un’occasione di ricerca che, sotto la guida dell’architetto Maura Tardini, ha coinvolto storici, geologi, restauratori, architetti, portando alla luce elementi interessanti sulla storia del complesso. È stato ad esempio possibile apprezzare la straordinaria varietà dei materiali lapidei impiegati nella costruzione della facciata. Le analisi hanno messo in luce la presenza di numerose tipologie di marmo provenienti dalle Alpi Apuane, alcune particolarmente rare, che trasformano il prospetto della chiesa in una sorta di "atlante dei marmi delle Apuane". Le indagini hanno inoltre consentito di individuare frammenti di antiche lastre tombali medievali riutilizzate nella costruzione della facciata e di ridefinire alcuni aspetti della cronologia del monumento, rafforzando l’ipotesi di attribuzione della parte inferiore del prospetto alla bottega del maestro pisano Giovanni di Gante.
Le ricerche avviate durante il cantiere proseguiranno nei prossimi mesi per confluire, in autunno, in un convegno scientifico promosso in collaborazione con il Comune di Pietrasanta e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, durante il quale saranno presentati gli studi e le nuove acquisizioni emerse dai lavori.
Tra i monumenti più identitari della città di Pietrasanta, il Complesso di Sant’Agostino il 27 giugno sarà ufficialmente restituito alla città grazie a un restauro: oltre 900 mila euro investiti in sei anni di lavori. A consegnarlo ufficialmente alla città sarà la Fondazione Paolo e Giuliana Clerici, al termine di un articolato percorso di riqualificazione e valorizzazione avviato nel 2020 e interamente sostenuto dalla Fondazione.

La facciata del Complesso di Sant'Agostino prima del restauro
Conosciuto originariamente come chiesa della Santissima Annunziata, Sant’Agostino rappresenta una tra le più rilevanti testimonianze della storia degli Agostiniani in Toscana. Nato all’inizio del Trecento come convento cittadino di questo ordine religioso, divenne presto uno dei luoghi simbolo della vita spirituale, civile e mercantile della città. Le grandi famiglie lucchesi, dagli Altelminelli agli Sbarra, dai Forteguerri ai Perfettucci, fino ai Tadolini e ai Gigli, scelsero la chiesa come luogo di sepoltura e di rappresentazione del proprio prestigio sociale. A segnare la prima tappa del progetto, a maggio 2023, era stata la restituzione della storica Sala dell’Annunziata, tornata a disposizione della comunità come spazio culturale e sede espositiva. L’intervento ha assistito anche al recupero e alla restituzione della lunetta bronzea realizzata da Igor Mitoraj. Ad accompagnare il percorso di valorizzazione del complesso è stata anche la mostra fotografica La Santità della Pietra di Luca Forno, allestita nel mese di giugno nella Sala delle Grasce e dedicata al racconto per immagini del cantiere di restauro e delle superfici storiche di Sant’Agostino.
«Negli anni - ha detto Paolo Clerici, presidente della Fondazione Paolo e Giuliana Clerici - io e mia moglie Giuliana abbiamo sviluppato un legame profondo con Pietrasanta, una città straordinaria dove arte, storia, artigianato e cultura convivono in modo unico. Contribuire al recupero di Sant’Agostino significa restituire alla comunità un luogo simbolico e, allo stesso tempo, partecipare alla tutela di un patrimonio che appartiene all’intero Paese».

Luca Forno, La Santità della Pietra, Sala delle Grasce, Pietrasanta
Il cantiere ha rappresentato soprattutto un’occasione di ricerca che, sotto la guida dell’architetto Maura Tardini, ha coinvolto storici, geologi, restauratori, architetti, portando alla luce elementi interessanti sulla storia del complesso. È stato ad esempio possibile apprezzare la straordinaria varietà dei materiali lapidei impiegati nella costruzione della facciata. Le analisi hanno messo in luce la presenza di numerose tipologie di marmo provenienti dalle Alpi Apuane, alcune particolarmente rare, che trasformano il prospetto della chiesa in una sorta di "atlante dei marmi delle Apuane". Le indagini hanno inoltre consentito di individuare frammenti di antiche lastre tombali medievali riutilizzate nella costruzione della facciata e di ridefinire alcuni aspetti della cronologia del monumento, rafforzando l’ipotesi di attribuzione della parte inferiore del prospetto alla bottega del maestro pisano Giovanni di Gante.
Le ricerche avviate durante il cantiere proseguiranno nei prossimi mesi per confluire, in autunno, in un convegno scientifico promosso in collaborazione con il Comune di Pietrasanta e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, durante il quale saranno presentati gli studi e le nuove acquisizioni emerse dai lavori.
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