Dal 12 marzo

Gli ultimi istanti di Pompei in un allestimento permanente alla Palestra grande

Percorso espositivo permanente, calchi Pompei | Courtesy Parco archeologico di Pompei
 

Samantha De Martin

12/03/2026

Napoli - Un allestimento museale permanente restituisce gli ultimi respiri di Pompei esponendo i calchi delle vittime e una selezione di reperti organici straordinariamente conservati.
Questa sorta di commovente sacrario ripercorre, con rispetto, empatia e rigore scientifico, l’origine, la storia dell’eruzione e la tecnica dei calchi.
I 22 calchi esposti sono presentati sulla base del contesto di provenienza, che va dalle domus nelle aree interne della città fino alle porte e alle strade che uscivano dal centro abitato e che gli abitanti percorsero a inseguire invano la salvezza.
I reperti organici sono allestiti in modo da raccontare tre temi principali. Il primo riguarda la dieta degli abitanti di Pompei (basata sul consumo di legumi e ortaggi, carne di maiale, pecora, pollo e pesce). Il secondo tema, connesso al lavoro e alle attività produttive, ci segnala la diffusione dell’allevamento di animali, come ostriche ed altri bivalvi marini. Il capitolo dedicato all’abbigliamento e al tempo libero svela infine i tessuti diffusi in città, ma anche gli animali da compagnia, dai cani ai volatili che abbellivano giardini e spazi verdi. Il gioco d’azzardo doveva essere piuttosto diffuso considerati i numerosi set di dadi in osso e avorio e gli astragali recuperati in città.


Percorso espositivo permanente, calchi Pompei | Courtesy Parco archeologico di Pompei

Il percorso si articola quindi nei portici sud e nord della Palestra Grande. Se nel braccio Sud trova spazio una sezione vulcanologica, dedicata al Vesuvio e al racconto dell’eruzione del 79 d.C., con una sezione dedicata agli animali e alle piante con una collezione dei reperti organici straordinariamente conservati, il braccio Nord svela la grande sezione dedicata ai resti umani, con una collezione di calchi originali delle persone colpite dall’eruzione.

Nel 1863 l’archeologo Giuseppe Fiorelli, versando gesso liquido in queste cavità, per primo riuscì a restituire la forma originaria delle vittime. Una volta indurito il gesso e rimossa la cenere circostante, riemergevano figure umane sorprendentemente dettagliate.

Elementi divisori che segnalano l’ingresso a un settore peculiare, dove i reperti esposti ci pongono a stretto contatto con il momento della morte improvvisa, offrono quindi allo spettatore la possibilità di scegliere se affrontare o meno la visita.

“Mi ha colpito l’allestimento - ha detto il ministro della Cultura Alessandro Giuli - fatto con grandissimo rigore scientifico, la capacità di restituire la cruda verità dell’eruzione di Pompei e l’espressività dei calchi. E al tempo stesso l’atteggiamento rispettoso nei confronti delle vittime, attraverso una galleria del dolore che ci restituisce la verità come in un sacrario contemporaneo".

Un apparato grafico che riduce al minimo l’impiego del colore e di ogni elemento decorativo, a vantaggio di testi lineari accompagnati da foto d’archivio, documenta i contesti o i calchi in fase di scavo o di restauro. Contenuti multimediali illuminano circa la tecnica di realizzazione dei calchi, dal momento della loro invenzione a oggi. Non mancano i contenuti storici come l’intervista ad Amedeo Maiuri sui calchi dell’Orto dei Fuggiaschi o ancora agli aspetti emozionali legati alla vista di questi reperti, come ben rappresentato nel frammento del film “Viaggio in Italia” di R. Rossellini.


Percorso espositivo permanente, calchi Pompei | Courtesy Parco archeologico di Pompei

“Personalmente - ha detto il direttore generale del Parco archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel - ritengo questa la più grande sfida museologica che abbiamo mai affrontato, e ringrazio tutto il gruppo di lavoro, in particolare Silvia Bertesago e Tiziana Rocco, che hanno seguito l’allestimento dai primi passi. Abbiamo cercato un linguaggio museografico che unisca la semplicità toccante di un memoriale, perché non volevamo in nessun modo rinunciare all’aspetto umano ed etico, con la gioia della scoperta attraverso apparati didattici inclusivi e facilmente comprensibili. I calchi delle vittime non sono reperti, non sono statue e non sono opere d’arte, né d’arte antica né contemporanea. Per dire cosa sono, forse basta una frase, pronunciata una volta da un collega su uno scavo dove scoprimmo una vittima: questo siamo noi".

 
LA MAPPA
  NOTIZIE