Dagli scavi un’altra storia della città

Pompei, la vita dopo l’eruzione

Parco Archeologico di Pompei, Insula Meridionalis I Courtesy Parco Archeologico di Pompei
 

Francesca Grego

07/08/2025

Napoli - C’è un capitolo rimosso nella storia di Pompei: è il ritorno alla vita dopo l’eruzione del 79 d.C., quando la città si ripopolò tra polvere e rovine, prima di essere definitivamente abbandonata quattro secoli più tardi. L’ipotesi, avanzata già in passato, è confermata dai risultati degli ultimi scavi condotti nell’Insula Meridionalis. 

Per molto tempo “l’episodio epocale della distruzione della città nel 79 d.C. ha monopolizzato la memoria”, spiega il direttore del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel: “Nell’entusiasmo di raggiungere i livelli del 79, con affreschi meravigliosamente conservati e arredi ancora intatti, le tracce flebili della rioccupazione del sito sono state letteralmente rimosse e spesso spazzate via senza alcuna documentazione”. 

Oggi gli archeologi hanno invece scelto di dare valore a questa fase della storia di Pompei, meno fiorente che prima della catastrofe, ma di nuovo brulicante di vita. Dai nuovi scavi sono emerse le testimonianze delle persone che tornarono sul luogo del disastro: sopravvissuti che non avevano modo di stabilirsi altrove, ma anche nuovi abitanti provenienti da altri luoghi, attratti dalla speranza di ritrovare nel sottosuolo oggetti di valore. Queste persone occuparono i piani superiori degli edifici che affioravano dalla cenere, mentre gli ambienti un tempo al pianterreno diventavano scantinati e caverne dove si allestivano focolari, forni e mulini. 


Scavi dell'Insula Meridionalis I Courtesy Parco Archeologico di Pompei

“Grazie ai nuovi scavi il quadro diventa ora più chiaro”, racconta ancora Zuchtriegel: “Riemerge la Pompei post 79, più che una città un agglomerato precario e grigio, una specie di accampamento, una favela tra le rovine ancora riconoscibili della Pompei che fu. Noi archeologi in questi casi ci sentiamo come gli psicologi della memoria sepolta nella terra: tiriamo fuori le parti rimosse dalla storia, e questo fenomeno ci dovrebbe indurre a una riflessione più ampia sull’inconscio archeologico, su tutto ciò che viene rimosso o obliterato o rimane nascosto, all’ombra di altre cose apparentemente più importanti”. 

Si pensa che nel 79 d.C. Pompei contasse almeno 20 mila abitanti, ma la percentuale di persone che persero la vita durante l’eruzione è tuttora dibattuta. Sono all’incirca 1300 le vittime ritrovate dai primi scavi nel 1748 fino ad oggi. Con due terzi della città antica portata alla luce, la cifra potrebbe sembrare relativamente bassa, intorno al 10%, ma molti altri potrebbero aver perso la vita al di fuori del centro urbano, mentre tentavano di allontanarsi dall’epicentro della catastrofe. Sicuramente ci furono dei sopravvissuti, come fanno intuire anche le iscrizioni con nomi pompeiani ritrovate in altri centri campani. Ma evidentemente non tutti avevano i mezzi per ricominciare una nuova vita altrove. Questo potrebbe essere il motivo che spinse alcuni di loro a tornare nella città devastata. Agli abitanti originari, ipotizzano gli archeologi al lavoro nel Parco, potrebbero essersene aggiunti altri, persone in cerca di una casa o che comunque non avevano nulla da perdere. Inizialmente si viveva in una specie di deserto di cenere, ma presto la vegetazione tornò a prosperare. Oltre a un posto per vivere, Pompei offriva la possibilità di scavare nel sottosuolo, dove si potevano trovare oggetti di valore, anche se ogni tanto ci si imbatteva nei corpi delle vittime del vulcano. 

Dopo l’eruzione l’imperatore Tito inviò nell’area due ex consoli come curatores Campaniae restituendae, con il compito di promuovere la rifondazione di Pompei e Ercolano, nonché di distribuire alle “città afflitte” i beni di chi non aveva lasciato eredi. Fu un fallimento: il sito non diventò mai più il centro vitale che era stato prima dell’eruzione. Le testimonianze archeologiche parlano invece di un insediamento improvvisato dove le persone vivevano in condizioni precarie, senza le infrastrutture e i servizi tipici di una città romana. Ciò non impedì che Pompei fosse abitata fino alla tarda età antica, ovvero fino al V secolo d.C., quando, forse in concomitanza con un’altra devastante eruzione (detta “di Pollena”), venne definitivamente abbandonata.


Scavi dell'Insula Meridionalis I Courtesy Parco Archeologico di Pompei