Arte e inclusione: un’installazione diventa un documentario
Oculus Spei di Annalaura di Luggo diventa un cortometraggio che celebra la speranza e la diversità
Oculus Spei | Courtesy Annalaura di Luggo
Samantha De Martin
16/01/2026
Roma - Quattro porte virtuali invitano i visitatori a bussare per entrare in dialogo con quattro persone con disabilità provenienti da diverse parti del mondo: Samantha dall’Asia, Martina dall’Europa, Serigne dall’Africa, Ignazio dalle Americhe.
Ogni protagonista che appare dietro una delle Porte Sante che riproducono le Basiliche Papali di San Pietro, Santa Maria Maggiore, San Paolo fuori le Mura e San Giovanni in Laterano viene trasfigurato da un fascio luminoso che svela un occhio al posto del cuore, metafora della capacità di guardare oltre i limiti e le apparenze. Una quinta porta, ispirata al carcere di Rebibbia e aperta da Papa Francesco come Porta Santa aggiuntiva, proietta il visitatore sulla scena. Dietro sbarre virtuali - metafora dei limiti personali e delle prigioni interiori - un raggio di luce dissolve le barriere, trasformando l’esperienza in un atto di liberazione e rinascita. Dopo l’esposizione al Pantheon di Roma e nella Cappella del Tesoro di San Gennaro, dove si potrà visitare fino all’11 febbraio nell’ambito delle celebrazioni di Napoli 2500, promosse dal Comitato Nazionale Neapolis 2500 – istituito congiuntamente dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministero della Cultura –l’installazione multimediale interattiva Oculus-Spei di Annalaura di Luggo, ispirata al tema della luce, a cura di Ivan D’Alberto, diventa un documentario-cortometraggio.
Scritto e diretto dall’artista napoletana con il patrocinio morale del Giubileo 2025 il doc dedicato a Papa Francesco, è stato proiettato in anteprima nazionale alla Filmoteca Vaticana alla quale è stato anche donato, in attesa di una prossima proiezione a Napoli, nel cinema Filangieri il 5 febbraio, e in varie sale.

Con la fotografia di Cesare Accetta e la canzone originale composta da Ricky Borselli e interpretata dal soprano Ekaterina Shelehova, il documentario accompagna i visitatori in un viaggio di speranza fondato sull’inclusione e sulla partecipazione. Ad aprire questo racconto corale sul potere trasformativo della speranza, con il quale l’artista intreccia video arte, suono e testimonianze di varie persone con disabilità, ma anche di pellegrini, esponenti religiosi e figure del mondo culturale, è Papa Francesco accompagnato da autorevoli interventi, da Mons. Rino Fisichella, pro Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazioni a Massimo Osanna, Direttore Generale Musei.
“L’incontro con l’altro – spiega monsignor Lucio Adrián Ruiz, Segretario del Dicastero per la Comunicazione vaticano – è il cuore di questo racconto, i quattro protagonisti incarnano resilienza e speranza. Ispirandosi alla luce del Pantheon, Annalaura di Luggo ha immaginato un raggio di luce che non resta architettura, ma si fa corpo, si incarna nell’essere umano”.
Il progetto, come ha spiegato l’artista, "è nato dalla meditazione e dalla preghiera, dalla necessità di fermarsi davanti a una responsabilità enorme come quella di lavorare al Pantheon. Solo nel silenzio e nella concentrazione è arrivata l’ispirazione, attraverso le parole di San Paolo nella Lettera agli Efesini 1,18: Il Signore illuminerà gli occhi del cuore per farci vedere a quale speranza siamo chiamati. In questa frase c’è tutto il mio lavoro".

Oculus Spei | Courtesy Annalaura di Luggo
La luce di Oculus-Spei non è solo un elemento estetico, ma un ponte tra le diversità, una traiettoria in cui ogni individuo diventa protagonista di un viaggio interiore, pellegrino di speranza.
Ogni protagonista che appare dietro una delle Porte Sante che riproducono le Basiliche Papali di San Pietro, Santa Maria Maggiore, San Paolo fuori le Mura e San Giovanni in Laterano viene trasfigurato da un fascio luminoso che svela un occhio al posto del cuore, metafora della capacità di guardare oltre i limiti e le apparenze. Una quinta porta, ispirata al carcere di Rebibbia e aperta da Papa Francesco come Porta Santa aggiuntiva, proietta il visitatore sulla scena. Dietro sbarre virtuali - metafora dei limiti personali e delle prigioni interiori - un raggio di luce dissolve le barriere, trasformando l’esperienza in un atto di liberazione e rinascita. Dopo l’esposizione al Pantheon di Roma e nella Cappella del Tesoro di San Gennaro, dove si potrà visitare fino all’11 febbraio nell’ambito delle celebrazioni di Napoli 2500, promosse dal Comitato Nazionale Neapolis 2500 – istituito congiuntamente dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal Ministero della Cultura –l’installazione multimediale interattiva Oculus-Spei di Annalaura di Luggo, ispirata al tema della luce, a cura di Ivan D’Alberto, diventa un documentario-cortometraggio.
Scritto e diretto dall’artista napoletana con il patrocinio morale del Giubileo 2025 il doc dedicato a Papa Francesco, è stato proiettato in anteprima nazionale alla Filmoteca Vaticana alla quale è stato anche donato, in attesa di una prossima proiezione a Napoli, nel cinema Filangieri il 5 febbraio, e in varie sale.

Con la fotografia di Cesare Accetta e la canzone originale composta da Ricky Borselli e interpretata dal soprano Ekaterina Shelehova, il documentario accompagna i visitatori in un viaggio di speranza fondato sull’inclusione e sulla partecipazione. Ad aprire questo racconto corale sul potere trasformativo della speranza, con il quale l’artista intreccia video arte, suono e testimonianze di varie persone con disabilità, ma anche di pellegrini, esponenti religiosi e figure del mondo culturale, è Papa Francesco accompagnato da autorevoli interventi, da Mons. Rino Fisichella, pro Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazioni a Massimo Osanna, Direttore Generale Musei.
“L’incontro con l’altro – spiega monsignor Lucio Adrián Ruiz, Segretario del Dicastero per la Comunicazione vaticano – è il cuore di questo racconto, i quattro protagonisti incarnano resilienza e speranza. Ispirandosi alla luce del Pantheon, Annalaura di Luggo ha immaginato un raggio di luce che non resta architettura, ma si fa corpo, si incarna nell’essere umano”.
Il progetto, come ha spiegato l’artista, "è nato dalla meditazione e dalla preghiera, dalla necessità di fermarsi davanti a una responsabilità enorme come quella di lavorare al Pantheon. Solo nel silenzio e nella concentrazione è arrivata l’ispirazione, attraverso le parole di San Paolo nella Lettera agli Efesini 1,18: Il Signore illuminerà gli occhi del cuore per farci vedere a quale speranza siamo chiamati. In questa frase c’è tutto il mio lavoro".

Oculus Spei | Courtesy Annalaura di Luggo
La luce di Oculus-Spei non è solo un elemento estetico, ma un ponte tra le diversità, una traiettoria in cui ogni individuo diventa protagonista di un viaggio interiore, pellegrino di speranza.
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