Slow Manifesto
Barbara Prenka, Crocodile tears, 2025, embroidery on cotton hand-embroidered by the artist’s mother in 1983 and drapery, site-specificinstallation, environmental dimensions. Courtesy the artist and A plus A Gallery I Ph. Clelia Cadamuro
Dal 28 Maggio 2025 al 30 Giugno 2025
Venezia | Visualizza tutte le mostre a Venezia
Luogo: A plus A Gallery
Indirizzo: Calle Malipiero | San Marco 3073
Orari: dal mercoledì al sabato dalle 11.00 alle 18.00
Curatori: School for Curatorial Studies Venice
Telefono per informazioni: +39 041 2770466
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale: http://www.aplusa.it
La Galleria A plus A è lieta di annunciare l’apertura della mostra Slow Manifesto, curata dai partecipanti alla 32esima edizione del corso in Pratiche Curatoriali e Arti Contemporanee della School for Curatorial Studies Venice.
L’esposizione, visitabile da mercoledì 28 maggio a lunedì 30 giugno 2025, esplora il tema del desiderio, tra manipolazione e autenticità, attraverso le opere di artisti internazionali.
La collettiva, che si svolge in concomitanza con la 19. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia, riunisce, negli spazi della Galleria A plus A, i lavori di Riccardo Benassi, Thomas Braida, Nina Ćeranić, Numero Cromatico, Petra Cortright, Sylvie Fleury, Esther Gamsu, Lauren Lee McCarthy, Rafaël Rozendaal.
Il progetto nasce dalla ricerca degli studenti della School for Curatorial Studies Venice sulle dinamiche di condizionamento del desiderio.
Nell’epoca contemporanea la manipolazione del desiderio è veicolata dalle continue pressioni sociali, che lo trasformano in un meccanismo di controllo per alimentare il consumo. Ciò comporta una crisi della soggettività: l’individuo è intrappolato in un circuito che gli impone di riprodurre sterili logiche di mercato, arrivando così a desiderare a comando, sopraffatto dagli input esterni. Il desiderio cessa di essere autentico e diventa suggerito, confezionato, somministrato. Il sistema, tuttavia, non è infallibile e la mostra indaga la facoltà di interrogarsi sul significato stesso del desiderio e su come liberarlo da sovrastrutture esterne.
Attraverso videoarte, pittura, e installazioni, alcuni artisti lavorano sull’attesa e sulla possibilità, piuttosto che sulla soddisfazione immediata o sull’oggetto finale del desiderio. Altri invece smascherano il linguaggio della pubblicità, della politica e della tecnologia, frammentando i codici e presentandone le contraddizioni.
In un mondo saturo di stimoli, la mostra propone al visitatore di rallentare e riflettere come atto rivoluzionario, sottraendosi al giogo dei condizionamenti esterni e recuperando il diritto a coltivare un desiderio autentico.
L'itinerario di mostra si sviluppa su due livelli, secondo una progressione tematica. Al piano inferiore della galleria l’attenzione è posta sull’esperienza di una mente sollecitata da un ambiente che ricrea la sensazione di trovarsi in una sala d’attesa sovraccarica di pubblicità, nella quale immagini, slogan e suoni amplificano la tensione tra il desiderio autentico e quello indotto. Salendo al piano superiore, le opere esposte suggeriscono un’atmosfera più minimale e meditativa, un invito a prendere consapevolezza di una realtà diversa e meno caotica, raggiungibile solo allontanandosi, fisicamente e mentalmente, dalla fonte di disturbo.
Grazie a sedute modulari, oggettistica e luci asettiche caratteristiche dei non-luoghi, al piano inferiore è stato realizzato a livello idealtipico ciò che rappresenta oggi per noi il tempo d’attesa, finalizzato all’ultra-stimolazione dei sensi.
Dalla psicosi del piano terra si articola, in modo contrastante ma al contempo lineare, il concetto: al movimento continuo di informazioni, input e rumori che caratterizza il piano terra si alterna un ambiente silenzioso, che permette al visitatore di riflettere in modo critico in un ambiente neutro, lasciando spazio al dubbio e all’autoanalisi.
Per tutta la durata della mostra saranno organizzate attività didattiche per alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado.
L’esposizione, visitabile da mercoledì 28 maggio a lunedì 30 giugno 2025, esplora il tema del desiderio, tra manipolazione e autenticità, attraverso le opere di artisti internazionali.
La collettiva, che si svolge in concomitanza con la 19. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia, riunisce, negli spazi della Galleria A plus A, i lavori di Riccardo Benassi, Thomas Braida, Nina Ćeranić, Numero Cromatico, Petra Cortright, Sylvie Fleury, Esther Gamsu, Lauren Lee McCarthy, Rafaël Rozendaal.
Il progetto nasce dalla ricerca degli studenti della School for Curatorial Studies Venice sulle dinamiche di condizionamento del desiderio.
Nell’epoca contemporanea la manipolazione del desiderio è veicolata dalle continue pressioni sociali, che lo trasformano in un meccanismo di controllo per alimentare il consumo. Ciò comporta una crisi della soggettività: l’individuo è intrappolato in un circuito che gli impone di riprodurre sterili logiche di mercato, arrivando così a desiderare a comando, sopraffatto dagli input esterni. Il desiderio cessa di essere autentico e diventa suggerito, confezionato, somministrato. Il sistema, tuttavia, non è infallibile e la mostra indaga la facoltà di interrogarsi sul significato stesso del desiderio e su come liberarlo da sovrastrutture esterne.
Attraverso videoarte, pittura, e installazioni, alcuni artisti lavorano sull’attesa e sulla possibilità, piuttosto che sulla soddisfazione immediata o sull’oggetto finale del desiderio. Altri invece smascherano il linguaggio della pubblicità, della politica e della tecnologia, frammentando i codici e presentandone le contraddizioni.
In un mondo saturo di stimoli, la mostra propone al visitatore di rallentare e riflettere come atto rivoluzionario, sottraendosi al giogo dei condizionamenti esterni e recuperando il diritto a coltivare un desiderio autentico.
L'itinerario di mostra si sviluppa su due livelli, secondo una progressione tematica. Al piano inferiore della galleria l’attenzione è posta sull’esperienza di una mente sollecitata da un ambiente che ricrea la sensazione di trovarsi in una sala d’attesa sovraccarica di pubblicità, nella quale immagini, slogan e suoni amplificano la tensione tra il desiderio autentico e quello indotto. Salendo al piano superiore, le opere esposte suggeriscono un’atmosfera più minimale e meditativa, un invito a prendere consapevolezza di una realtà diversa e meno caotica, raggiungibile solo allontanandosi, fisicamente e mentalmente, dalla fonte di disturbo.
Grazie a sedute modulari, oggettistica e luci asettiche caratteristiche dei non-luoghi, al piano inferiore è stato realizzato a livello idealtipico ciò che rappresenta oggi per noi il tempo d’attesa, finalizzato all’ultra-stimolazione dei sensi.
Dalla psicosi del piano terra si articola, in modo contrastante ma al contempo lineare, il concetto: al movimento continuo di informazioni, input e rumori che caratterizza il piano terra si alterna un ambiente silenzioso, che permette al visitatore di riflettere in modo critico in un ambiente neutro, lasciando spazio al dubbio e all’autoanalisi.
Per tutta la durata della mostra saranno organizzate attività didattiche per alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado.
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