William Congdon. Paesaggio come misura del corpo
Opera di William Congdon
Dal 27 March 2025 al 27 July 2025
Bologna
Luogo: Museo Lercaro
Indirizzo: Via Riva di Reno 57
Orari: Martedì e mercoledì 15-19 Giovedì, venerdì, sabato e domenica 10-13 / 15-19
Curatori: Pasquale Fameli e Giovanni Gardini
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 051 6566211
E-Mail info: segreteria@raccoltalercaro.it
Sito ufficiale: http://www.raccoltalercaro.it
inaugura giovedì 27 marzo alle 18.00 la mostra William Congdon. Paesaggio come misura del corpo. Un progetto a cura di Pasquale Fameli e Giovanni Gardini, in collaborazione con The William G. Congdon Foundation, il Museo Diocesano di Milano e la Galleria d'Arte Contemporanea della Pro Civitate Christiana – Assisi.
La mostra racconta un aspetto unico della produzione pittorica di William Congdon (1912-1998): la rappresentazione del paesaggio e l’interpretazione di fenomeni atmosferici che caratterizzano la Pianura Padana.
Il percorso espositivo raccoglie oltre venticinque straordinarie opere tra oli e pastelli, editi e inediti, appartenenti a una fase avanzata dell'attività del maestro americano, quella degli anni Ottanta.
In queste opere troviamo una radicale riduzione dei dati figurativi a vantaggio di una visione astratta ed essenziale, ma al contempo carica di significati esistenziali. Una fase in cui l’artista sembra tornare a confrontarsi con soluzioni tra le più identificative della sua generazione e del contesto culturale d’origine, pur operando nella periferia lombarda e anzi trovando in essa gli stimoli ideali per composizioni estremamente semplificate nella strutturazione delle superfici.
Congdon rimedita infatti sulla pittura a campi di colore che già nel corso degli anni Cinquanta aveva caratterizzato le esperienze più contemplative dell’Espressionismo Astratto statunitense, giungendo così a una riprogettazione aniconica dello spazio pittorico, ma con obiettivi e significati del tutto nuovi.
Un progetto espositivo e scientifico che vuole indagare questo pensiero pittorico: l’ipotesi alla base della ricerca che proponiamo vede in queste opere, apparentemente distanti dalla sua più nota produzione a tema religioso, una sublimazione di quei valori non solo nei rapporti di equilibrio tra le campiture e le masse, ma anche nella più diretta relazione tra immagine e corpo che emerge dal processo formativo.
Il simbolo del Crocifisso diventa infatti la struttura formale a partire dalla quale l’artista traccia schemi spaziali ambivalenti, nei quali gli orizzonti, i campi, i cieli e i terreni si rapportano come fossero visti simultaneamente di fronte e dell’alto. I piani verticali e quelli orizzontali si rovesciano gli uni negli altri, si invertono di continuo per generare immagini concrete e al contempo astratte.
Nella più tarda produzione di Congdon, il corpo, sublimato nel simbolo della Croce, diventa quindi misura del paesaggio, tanto da stabilire una continuità, se non una vera e propria identificazione, tra le due entità. Tali paesaggi si costituiscono pertanto come proiezioni dirette di una corporeità materiale e al contempo ideale, emanazioni di una fisicità inquieta e imperfetta alla ricerca di un ordine, quello del quadro, entro cui espandersi e contrarsi, dispiegarsi e comprendersi, stabilendo nuovi equilibri.
La mostra, visitabile fino al 27 luglio, ha il Patrocinio del Dipartimento delle Arti dell'Università di Bologna, di AMEI - Associazione Musei Ecclesiastici Italiani e dell’Associazione culturale Casa Testori; ha il sostegno di Devotio, manifestazione internazionale di prodotti e servizi per il mondo religioso e della Names Europe, Assicurazione fine arts.
La mostra racconta un aspetto unico della produzione pittorica di William Congdon (1912-1998): la rappresentazione del paesaggio e l’interpretazione di fenomeni atmosferici che caratterizzano la Pianura Padana.
Il percorso espositivo raccoglie oltre venticinque straordinarie opere tra oli e pastelli, editi e inediti, appartenenti a una fase avanzata dell'attività del maestro americano, quella degli anni Ottanta.
In queste opere troviamo una radicale riduzione dei dati figurativi a vantaggio di una visione astratta ed essenziale, ma al contempo carica di significati esistenziali. Una fase in cui l’artista sembra tornare a confrontarsi con soluzioni tra le più identificative della sua generazione e del contesto culturale d’origine, pur operando nella periferia lombarda e anzi trovando in essa gli stimoli ideali per composizioni estremamente semplificate nella strutturazione delle superfici.
Congdon rimedita infatti sulla pittura a campi di colore che già nel corso degli anni Cinquanta aveva caratterizzato le esperienze più contemplative dell’Espressionismo Astratto statunitense, giungendo così a una riprogettazione aniconica dello spazio pittorico, ma con obiettivi e significati del tutto nuovi.
Un progetto espositivo e scientifico che vuole indagare questo pensiero pittorico: l’ipotesi alla base della ricerca che proponiamo vede in queste opere, apparentemente distanti dalla sua più nota produzione a tema religioso, una sublimazione di quei valori non solo nei rapporti di equilibrio tra le campiture e le masse, ma anche nella più diretta relazione tra immagine e corpo che emerge dal processo formativo.
Il simbolo del Crocifisso diventa infatti la struttura formale a partire dalla quale l’artista traccia schemi spaziali ambivalenti, nei quali gli orizzonti, i campi, i cieli e i terreni si rapportano come fossero visti simultaneamente di fronte e dell’alto. I piani verticali e quelli orizzontali si rovesciano gli uni negli altri, si invertono di continuo per generare immagini concrete e al contempo astratte.
Nella più tarda produzione di Congdon, il corpo, sublimato nel simbolo della Croce, diventa quindi misura del paesaggio, tanto da stabilire una continuità, se non una vera e propria identificazione, tra le due entità. Tali paesaggi si costituiscono pertanto come proiezioni dirette di una corporeità materiale e al contempo ideale, emanazioni di una fisicità inquieta e imperfetta alla ricerca di un ordine, quello del quadro, entro cui espandersi e contrarsi, dispiegarsi e comprendersi, stabilendo nuovi equilibri.
La mostra, visitabile fino al 27 luglio, ha il Patrocinio del Dipartimento delle Arti dell'Università di Bologna, di AMEI - Associazione Musei Ecclesiastici Italiani e dell’Associazione culturale Casa Testori; ha il sostegno di Devotio, manifestazione internazionale di prodotti e servizi per il mondo religioso e della Names Europe, Assicurazione fine arts.
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