Photography Now

Pierpaolo Pitacco, 20x25, polaroid

 

Dal 20 Dicembre 2013 al 02 Febbraio 2014

Alessandria

Luogo: Palazzo del Monferrato

Curatori: Sabrina Raffaghello

Telefono per informazioni: +39 0131 250296

E-Mail info: info@palazzomonferrato.it

Sito ufficiale: http://www.palazzomonferrato.it


Comunicato Stampa: Palazzo del Monferrato accoglie per questa chiusura d’anno una mostra di fotografia contemporanea incentrata sul tema del corpo come metafora. La fotografia strumento di racconto e ricerca artistica rivela i suoi molteplici dialoghi attraverso l’uso dell’immagine e la costruzione di paradigmi linguistici. Oggi più che mai, attraverso il mezzo fotografico gli artisti parlano un lingua universale, quella dell’esistenza, che percepisce e traduce in immagini ogni singolo discorso. Il corpo diventa una metafora del vissuto è rappresentato dall’oggetto in sé e dal soggetto all’interno di esso. Un corpo che cambia formato con il tempo, con le nuove tecnologie e un soggetto che cambia con il passare degli anni, delle mode e della filosofia. La fotografia diventata un simulacro, di una realtà concepita come immagine. Il corpo, tema centrale della rassegna, inteso come filtro dell’esperienza che ogni autore vive quotidianamente è qui presentato in forma di immagini - spesso tra loro radicalmente differenti - che portano all’evidenza il complesso discorso sulla figura umana e la centralità che essa occupa nella contemporaneità. D'altronde da inizio Quattrocento sino a metà dell’Ottocento rappresentare il corpo, nelle sue diverse modalità espressive, presupponeva l’idea che l’Uomo fosse misura di tutte le cose, garante dell’Ordine e del significato del Reale. Gli oggetti, il paesaggio, acquisivano valore solo in quanto specchio dei ragionamenti e della sensibilità dell’Individuo. Paradossalmente, tale visione è entrata in crisi con il culmine della Rivoluzione Industriale, quando raggiunge l’acme ciò che Heidegger ha definito il difetto sostanziale della metafisica occidentale da Platone in poi: il dualismo e la volontà di predominio sull’ente che presuppongono il dominio su una physis sempre più desacralizzata, ridotta ad un substrato da sfruttare e  manipolare. È proprio il mondo delle avanguardie novecentesche, del resto, che fa riferimento a un'estetica antinaturalista, con suggestioni di scomposizione e ricomposizione di un corpo umano divenuto campo di battaglia per il rinnovamento radicale dell'arte. Il dettaglio affianca la figura intera, il soggetto perde la sua centralità, con conseguenze per tutta la storia della fotografia. Esiste, però, in fotografia anche quello che potrebbe essere definito 'corpo rinnovato'. A seconda della lezione dei singoli artisti, il corpo umano può essere indagato nei suoi aspetti esotici, e costituire in tal senso un luogo estetico privilegiato attraverso la rappresentazione delle peculiarità fisionomiche di popoli lontani; in questo modo si rinuncia alla personalizzazione del soggetto, che retrocede alla funzione di exemplum, e si lavora sulle caratteristiche esteriori in funzione espressiva. L’artista, quindi, attraverso le sue opere, non solo esprime le proprie visioni interiori, ma comunica le sofferenze e gli stati d’animo del suo tempo e, in questo modo, l’opera d’arte diventa uno specchio per i suoi fruitori, a prescindere dal commento estetico che se ne formula, in quanto anche i commenti negativi nascono da una risonanza emotiva che l’opera ha indotto nell’osservatore. L’opera d’arte, quindi, può essere descritta come una sorta di ponte tra mondo interiore ed esteriore. Secondo Susan Sontag il fotografo vive una condizione simile a quella del turista che s'immerge in una realtà, anche difficile, con la consapevolezza di poterne uscire in qualsiasi momento, c'è un confine rassicurante che si può sempre attraversare tra "l'io" che osserva e "loro" che penano, una condizione di privilegio esistenziale che dà i brividi, per cui il fotografo è poco più di un entomologo che guarda gli esseri umani con distacco, senza una vera empatia con la realtà che sta documentando, la professionalità supera di molto l'umanità del suo sguardo. Ma la stessa cosa si può dire di chi usufruisce dell'informazione di chi legge l’immagine. Il come e il quando di una grammatica dell’immagine che rende percettibile ciò che l’occhio semplicemente non coglie ma quello che viene mediato da un insieme di fattori corpo anima e cervello. In questo la fotografia è vincente parla e scrive universalmente. È un mezzo prorompente. Questa mostra vuole illustrare la portata di tale mezzo, l’andare oltre le stesse frontiere dell’immagine catturata e cogliere il significato intrinseco delle immagini rappresentate. Quello che resta è una storia per immagini, una storia contemporanea che racconta i sentimenti, le paure, le gioie, le storie, ma soprattutto le emozioni. Il dibattito si apre e la fotografia diventa centro permanete di stimoli e riflessioni una su tutte spostare l’attenzione dalla tecnica all’artista rende questo mezzo un linguaggio primario di espressione artistica, un modo per definire un progresso della tecnologia che entra a far parte del processo creativo di ricerca. Cosa è l’artista e cosa è la fotografia. Questa mostra cerca delle risposte al tema complesso attraverso gli artisti invitati, ecco allora il corpo diventa una metafora nelle sue diverse accezioni.
BRUNO CATTANI il corpo erotico, ILENIO CELORIA l’assenza, GIANLUCA CHIODI il corpo reinterpretato, GIULIETTA CONSIGLIO il corpo sacro, FRANCO DONAGGIO il corpo nudo, MASSIMO FESTI il corpo ambiguo, FRANCO FONTANA l’eros e thanatos, VITTORE FOSSATI la memoria, PINA INFERRERA panta rei, PIERPAOLO KOSS il corpo travestito, BARBARA LA RAGIONE la maschera, GIANCARLO MARCALI le cicatrici e i segni, MATIA MOSCATO il mito di Persefone, OCCHIOMAGICO il corpo rappresentato, MILVA PERINETTI l’estetica del corpo, IVAN PIANO l’autorappresentazione, PIERPAOLO PITACCO il corpo immaginato, LUISA RAFFAELLI il femminile, GIORGIA RIZZO l’iconografia rappresentata , MIRKO ROTONDI il corpo non luogo, ALESSIO SALVATO il corpo arrabbiato, NICOLA VINCI poesia e memoria della rappresentazione, SIMONE ZANATTA il corpo corrotto, CHRISTIAN ZANOTTO il corpo ologramma virtuale. 


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