Luciano Nenzioni. L'oltre, la solitudine, l'elevazione

Luciano Nenzioni, Cavalieri, 1975, cemento e acrilico su cartone, cm 47x58

 

Dal 27 Febbraio 2016 al 12 Marzo 2016

Bologna

Luogo: Galleria Fondantico

Indirizzo: via de' Pepoli 6/E

Orari: 10-13 / 16-19

Curatori: Gian Ruggero Manzoni

Telefono per informazioni: +39 051 265980

E-Mail info: info@fondantico.it



Un atteso ritorno quello dello scultore e pittore Luciano Nenzioni a Bologna.
E' in omaggio alla sua multiforme personalità e originale produzione d'artista che la Galleria Fondantico organizza la mostra, a cura del critico e storico dell'arte Gian Ruggero Manzoni, dal titolo Luciano Nenzioni. L'oltre, la solitudine, l'elevazione, che inaugura Sabato 27 Febbraio 2016, alle ore 17,30.
Nella elegante cornice delle sale dell'antico edificio cinquecentesco, in pieno centro storico, dove ha sede Fondantico, sarà possibile ammirare circa 50 lavori, tra quadri e sculture, che questo maestro, nato nel 1916 a Bologna (ma da sempre con un legame particolare con la la vicina San Lazzaro di Savena dove visse a lungo), morto nel 2007 a Imola, produsse, avvalendosi delle piu' svariate tecniche e dei materiali più insoliti, durante la sua lunga carriera artistica. In modo particolare saranno presentate opere che vanno dagli anni '60 agli anni '80. Anniin cui Nenzioni si esprimerà, oltre che con figure animali facenti parte del "Momento del Tutto Tondo” (così definite dallo stesso artista con evidente riferimento a Brancusi), anche attraverso un mondo popolato di cavalieri, giullari, dame e personaggi della Commedia dell'Arte, tutte figure di un lontano passato "cortese" che evocano sentimenti di nostalgia e struggimento profondi. Si tratta delle sculture araldiche dei “Guerrieri”, degli “Aruspici” o dei “Giardini di pietra”, delle opere a tempera e iuta che raffigurano navi o città turrite ovvero tornei di cavalieri. Qui i personaggi medievali, seppure attualizzati nella loro struttura plastica secondo modelli riconducibili al gusto estetico e alla visione della contemporaneità, vivono una sorta di sospensione atemporale che genera una dimensione metafisica di grande fascino in cui trovano dimora destini diversi in un'altalena di morte e di perdizione, di vita e di riscatto, di miserie e di ombre, di nobiltà e di luce. Da ora in poi la poetica di Nenzioni si evolverà verso punte di lirismo sempre più alte, facendosi portatrice delle emozioni più intime e degli stati d'animo che per le vicende, a volte vicissitudini, della vita, si agitano nel cuore e nella mente dell'artista. Sotto l'aspetto stilistico e formale tale poetica si esprimerà attraverso un linguaggio figurativo di grande suggestione, costruito secondo rigorose regole geometrico-matematiche e tendente verso forme di perfezione assoluta in una continua e inappagata ricerca dell'armonia universale e del soprannaturale.
La vita di Luciano Nenzioni non è stata, infatti, una passeggiata. Ufficiale dell'esercito italiano,  subì per alcuni anni una dura prigionia nel campo di concentramento di Wietzendorf, esperienza drammatica che ne segnerà l'esistenza e il lavoro artistico:.«Avevo un'intensa esigenza di spiritualità, forse per esorcizzare gli orrori della guerra, raffiguravo uomini senza orecchie, senza piedi, per appunto enfatizzare lo spirito sulla materia» ricorderà nei suoi appunti lo stesso artista. Rientrato dalla prigionia, l'ancora giovane Nenzioni, dovrà rinunciare agli amati studi universitari in Scienze naturali, abbandonando anche l'insegnamento, che aveva iniziato a esercitare all'Istituto Scarabelli di Imola già prima di laurearsi, per impiegarsi in un ente pubblico. Per lui, che prima della guerra aveva condotto una vita brillante e agiata, con davanti una carriera di successo, deve essere stato traumatico vedere tutti i suoi sogni infrangersi. Un po' per questo, un po' forse per sua indole, egli diventa una persona schiva e silenziosa. Per un certo periodo frequenta gli ambienti culturali emiliano-romagnoli, entrato a far parte del Circolo Artistico della sua città comincia a dipingere e a scolpire. Il suo rapporto con questi ambienti sarà improntato alla riservatezza che gli è propria, cui si aggiunge «un pizzico di diffidenza» fa notare teneramente uno dei suoi tre figli. Nonostante queste frequentazioni, l'artista bolognese, non ha mai aderito né alle correnti, né partecipato agli accesi dibattiti, che agitavano in quegli anni il mondo delle arti figurative, scegliendo, invece, la strada dell'outsider e vivendo nel dolce isolamento, a contatto con la sua anima, sulle colline bolognesi di Monte Calvo, cavaliere solitario, senza macchia e senza paura, come tanti dei suoi amati personaggi “cortesi”. Rinunciò alla fama, che non avrebbe tardato ad arrivare, come confermano i consensi ottenuti in occasione delle mostre che tenne in Emilia Romagna, soprattutto a Bologna, Modena, Imola, e in varie località italiane e straniere. Amò, invece, lavorare in solitudine e con grande umiltà, dedicandovi con slancio e amorevolezza ogni suo momento libero. Se tali scelte contribuirono a impedirgli di conoscere in vita la fortuna toccata a molti altri suoi contemporanei, il suo ricordo, di uomo e di artista, a Bologna, dove nacque e trascorse buona parte della sua esistenza, non si è mai spento. A mantenere vivo tale ricordo hanno contribuito la sua ineguagliabile umanità e il suo alto senso etico da cui scaturì l'importante contributo artistico dato per la realizzazione del commovente ciclo commemorativo di Monte Sole, dedicato alle vittime della strage nazista di Marzabotto, e nelle stazioni della Via Crucis nell'Appennino bolognese, il che colloca di diritto Luciano Nenzioni tra gli artisti del '900 maggiormente impegnati e più importanti nell'ambito delle opere dell'arte sacra, mistico-religiosa e a connotazione civile.

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