Alfredo Rapetti Mogol. Mi odi a Rio
Alfredo Rapetti Mogol, Scrittura Sacra, incisione su rame applicata su ferro trattato, 70x50 cm.
Dal 7 June 2019 al 29 June 2019
Firenze
Luogo: Galleria d’arte La Fonderia
Indirizzo: via della Fonderia 42R
Orari: lunedì 16-20, dal martedì al sabato 10-13 / 15:30-20
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 055 221758
E-Mail info: info@galleriafonderia.com
Sito ufficiale: http://www.galleriafonderia.com
Inaugura a Firenze, negli spazi della Galleria d’arte la Fonderia, ‘MI ODI A RIO’, l’antologica di Alfredo Rapetti Mogol, venerdì 7 giugno dalle ore 17, alla presenza dell’artista.
Dal 7 al 29 giugno, saranno in mostra nei locali in via La Fonderia 42/R, gli ultimi dieci anni di produzione dell’artista milanese. Paroliere come il padre e pittore di parole, Rapetti Mogol fa di grafemi e musica la costante del suo lavoro. In esposizione a Firenze ci saranno le celebri ‘scritture’ su tela e gli ultimi lavori di scomposizione delle parole, tra cui alcuni inediti.
Con più di venti opere che testimoniano la costante ricerca di uno tra gli artisti contemporanei più prolifici e acclamati sulla scena italiana, la mostra è un diario più che un’antologia, dove le parole sono messaggio e chiave interpretativa. Se contenesse solo gli alfabeti e le lettere, ‘MI ODI A RIO’ potrebbe essere un florilegio dell’autore di questi ultimi dieci anni.
Nell’esposizione fiorentina le scomposizioni alfabetiche si materializzano su tela, piombo, cemento, carte antiche; la scrittura sul marmo. Trovano posto negli spazi espositivi anche alcuni motivi floreali. Un’installazione centrale, tre lapidi con le lettere dei soldati al fronte e le loro lacrime raccolte in un’acquasantiera, un trittico che riscopre il ruolo salvifico dell’arte. In ‘Sinfonia azzurra’ uno spartito, una partitura da cui le note si levano come un canto.
Alfredo Rapetti Mogol nella sua espressione artistica coniuga scrittura e pittura. La parola è il nodo che lega le sue due professioni, quella di autore di canzoni (sotto lo pseudonimo di Cheope) e quella di pittore.
Nelle sue opere la scrittura scava nel colore attraverso la tecnica dell’impuntura. Il lessico artistico si fa comunicazione, il linguaggio pittorico si fonde con quello verbale. L’artista si muove tra ordine e caos; non compone le parole, le scompone, mettendo lo spettatore all’interno di un enigma spingendolo a dare esso stesso un significato e muoversi nel confine tra parola e immagine.
La parola è testimonianza, è traccia dell’esistenza umana e della coscienza di sé, è memoria della propria esistenza e delle proprie emozioni.
“La destrutturazione della parola e la sua successiva ri-composizione è una nuova declinazione del mio lavoro sul linguaggio e sulla sua forma significante –spiega Rapetti Mogol-. In questo specifico caso la molecola lettera si ‘stacca’, delocalizzandosi, dalla parola madre per creare nuove aggregazioni verbali, inedite isole grafiche. Questi neografismi risultano ad una prima occhiata una lingua sconosciuta, apparentemente senza senso compiuto; una ‘non-lingua’ che solo in un osservatore sensibile e attraverso un puro processo mentale ri-acquistano il significato del loro contenuto originario”-
A presentare l’antologia delle produzioni di Alfredo Rapetti Mogol, sarà la scrittrice e saggista Sandra Landi.
La mostra è allestita dal gallerista e Direttore Artistico Niccolò Mannini grazie al supporto organizzativo di Riccardo Nicoletti e di Elisa Frego.
Vernissage venerdì 7 giugno dalle 17 alla presenza dell’artista, con vino offerto dalla Cantina degli Azzoni Avogadro.
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