Ercolano. L’arte di vivere

Joseph Rebell, Burrasca al chiaro di luna nel Golfo di Napoli, 1822, olio su tela. Parma, Complesso Monumentale della Pilotta - Galleria Nazionale di Parma

 

Dal 22 Luglio 2026 al 18 Ottobre 2026

Luogo: Castel Sant’Angelo

Indirizzo: Lungotevere Castello 50

Orari: dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.30 (ultimo ingresso ore 18.30). Chiuso il lunedì

Curatori: Massimo Osanna, Federica Colaiacomo, Luca Mercuri, Francesco Sirano

Enti promotori:

  • Pantheon e Castel Sant’Angelo – Direzione Musei nazionali della città di Roma

Costo del biglietto: Il biglietto include l’ingresso a Castel Sant’Angelo e alla mostra

Telefono per informazioni: +39 06 39967100

E-Mail info: info@coopculture.it

Sito ufficiale: http://direzionemuseiroma.cultura.gov.it


Reperti straordinari provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano e raramente esposti al pubblico, oggetti che raccontano la vita quotidiana dell’antica città preservata dall’eruzione del 79 d.C., un pane sfornato duemila anni fa e carbonizzato dall’eruzione del Vesuvio, insieme ad alimenti, reperti organici, stoviglie, arredi e utensili d’uso quotidiano. Dal 22 luglio 2026 Castel Sant’Angelo apre le sue sale monumentali a Ercolano. L’arte di vivere, la mostra che conduce il visitatore alla scoperta della città vesuviana, fermata per sempre dall’eruzione del Vesuvio.

L’esposizione è a cura di Massimo Osanna, Capo Dipartimento Attività Culturali del Ministero della Cultura, Federica Colaiacomo, Direttrice del Parco archeologico di Ercolano, Luca Mercuri, Direttore dell’Istituto Pantheon e Castel Sant’Angelo –
Direzione Musei nazionali della città di Roma, e di Francesco Sirano, Direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Il progetto archeologico di Ercolano. L’esperienza della mostra Dall’uovo alle mele. La civiltà del cibo e i piaceri della tavola nell’antichità, presentata nelle sale affrescate di Villa Campolieto a Ercolano, costituisce il punto di partenza di un nuovo progetto espositivo, completamente ripensato per gli spazi monumentali della Mole Adriana. Il percorso, articolato in sette sezioni, amplia significativamente il racconto, estendendolo dall’alimentazione alla vita quotidiana dell’antica Ercolano, ed è arricchito da una selezione di oltre 70 reperti, molti dei quali finora custoditi nei deposti del Parco archeologico e presentati eccezionalmente al pubblico in occasione di questa mostra.

Il percorso si apre con una straordinaria Wunderkammer, una «camera delle meraviglie» ispirata alle celebri raccolte rinascimentali. Vi sono riuniti 42 reperti di eccezionale valore provenienti dai depositi del Parco archeologico di Ercolano: statue, busti, affreschi, gioielli e oggetti della vita quotidiana che raccontano la raffinatezza artistica, il livello culturale e la qualità della vita nell’antica città alla vigilia della catastrofe. Come nelle originarie camere delle meraviglie, l’obie9vo non è soltanto esporre, ma suscitare stupore.

Il visitatore entra quindi nel cuore dell’evento che ha segnato il destino di
Ercolano: una sala immersiva dedicata all’eruzione del Vesuvio, tra contenuti
audiovisivi, dipinti, stampe e arti decorative che documentano la costruzione
dell’immaginario del vulcano nell’Europa del Grand Tour. Accanto alla tradizione resa
celebre da Pierre-Jacques Volaire, la tempera di Giacomo e Antonio Baseggio (1784),
la Burrasca al chiaro di luna nel Golfo di Napoli (1822) di Joseph Rebell e una rara
porcellana della manifattura Poulard Prad restituiscono il fascino del sublime che
attirò a Napoli viaggiatori, artisti e studiosi da tutta Europa.

Dal mito alla strada: la mostra ricostruisce poi, con installazioni audiovisive e
reperti archeologici, la cialla vendita di cibi e bevande pronti per il consumo quotidiano. Tra i reperti più
sorprendenti, le pagnotte carbonizzate dall’eruzione ma conservate intatte, identiche
a quelle raffigurate nel celebre affresco pompeiano della distribuzione del pane, e le
teglie del forno di Sextus Patulcius Felix, parte di una serie di 25 stampi rinvenuti a
Ercolano. Il percorso entra quindi nell’intimità della domus, tra cucina e dispensa:
mortai, pentole, casseruole e preziosi reperti organici – cereali e legumi restituiti dagli
scavi – documentano con rara precisione la dieta quotidiana degli antichi ercolanesi.

Il racconto prosegue con il vino, tra le attività economiche più floride della
Campania antica – Plinio il Vecchio celebrava il Falerno come uno dei vini più rinomati
del suo tempo – e al tempo stesso ponte verso il divino nel culto di Bacco, dio della
vite, della fertilità e dell’ebbrezza rituale. Gran finale nella sala dei banchetti, dove una
meridiana in marmo scandisce i tre momenti dell’alimentazione antica – ientaculum,
prandium e cena – tra campanelli in bronzo, vasellame in vetro, bronzo e argento e
l’oggetto forse più peculiare della mostra: la larva convivialis, la piccola figurina
scheletrica che, posata sulla tavola, ricordava ai commensali la brevità della vita e li
invitava, sulle orme di Epicuro, a godere dei piaceri del convivio.

La scelta di Castel Sant’Angelo come sede espositiva riveste un significato particolare. Il monumento, emblema della stratificazione storica di Roma – da mausoleo imperiale a fortezza, da residenza papale a museo – offre l’occasione per un dialogo tra due luoghi profondamente diversi ma accomunati dalla capacità di conservare, ciascuno secondo la propria storia, straordinarie testimonianze del passato.

Il percorso espositivo accompagna il visitatore aeccezionale grazie al dialogo tra reperti archeologici, installazioni multimediali e
ambientazioni immersive. La colata piroclastica che investì Ercolano nel 79 d.C. ha
preservato edifici, oggetti, alimenti e materiali organici, trasformando una catastrofe
in una straordinaria fonte di conoscenza e restituendo una documentazione unica
sulle pratiche alimentari, le attività lavorative, la cura del corpo, le relazioni sociali nel
mondo romano antico.

«Con questa iniziativa - commenta Luca Mercuri, DireSant’Angelo – Direzione Musei nazionali della ciCastel Sant’Angelo conferma la propria vocazione a essere luogo di incontro tra patrimoni, istituzioni e pubblici diversi. Questa mostra nasce da una collaborazione che testimonia quanto il dialogo tra musei possa generare progetti culturali di qualità,
capaci di ampliare le occasioni di conoscenza e di valorizzare il patrimonio anuovi percorsi di visita. Per Castel Sant’Angelo è motivo di particolare soddisfazione dare vita a un progevalore e propone ai visitatori un’esperienza culturale ricca e originale. Si inserisce inoltre in una programmazione culturale sempre più ampia e diversificata che, attraverso mostre, eventi e iniziative, conferma il Castello come un luogo vivo, aperto al dialogo tra epoche, linguaggi e pubblici differenti.»

«Ercolano, come Pompei, offre una testimonianza straordinaria della vita di una città romana – commenta Massimo Osanna, Capo del Dipartimento per le Attività Culturali e curatore della mostra –. Le particolari condizioni di conservazione
determinate dall’eruzione del 79 d.C. hanno preservato edifici, arredi e oggetti d’uso
quotidiano, permettendo di ricostruire le attività, le abitudini alimentari e le forme
della convivialità dei suoi abitanti. La mostra presenta questo patrimonio attraverso i
risultati della ricerca più recente, offrendo al pubblico nuovi strumenti per
comprendere la società romana e la sua vita quotidiana . Portare questo racconto a
Roma amplia le occasioni di conoscenza di un contesto archeologico unico e conferma
il ruolo dei musei come luoghi di ricerca, confronto e partecipazione.»



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