Storia di un'opera che fece impazzire l'Europa
Restaurato l’Amorino Lubomirski di Canova
Antonio Canova, Il Principe Henryk Lubomirsky come Amore, 1785-1787 circa (gesso originale). Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno. Foto Lino Zanesco
Francesca Grego
21/09/2026
Treviso - Torna a mostrarsi nel suo aspetto più splendente presso il Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno Il Principe Henryk Lubomirski come Amore, tra i pezzi più significativi della collezione, grazie a un delicato intervento di restauro realizzato con il sostegno dei Musei Civici di Treviso. L’opera è il modello originale in gesso di una scultura in marmo che nella seconda metà del Settecento fu un vero e proprio oggetto di culto, riprodotta in molteplici copie dallo stesso Canova su richiesta di prestigiosi committenti da ogni parte d’Europa e custodita in Polonia presso il Castello Lubomirski di Łańcut.
È proprio grazie alla collaborazione del museo polacco che l’Amorino di Possagno, ritrovato privo della testa e del busto, oggi può essere ammirato nella sua integrità: nel 2013 una scansione tridimensionale del marmo di Łańcut ha permesso di colmare la lacuna con un calco fedele delle parti mancanti, riprodotte in gesso con una stampa 3D e assemblate al resto del corpo scultoreo. L’ultimo restauro ha messo in sicurezza l’opera, tra le più delicate della Gypsotheca, che presentava aloni in superficie e pericolose fissurazioni.

Antonio Canova, Il Principe Henryk Lubomirsky come Amore, 1785-1787 circa (gesso originale). Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno. Foto Lino Zanesco
Nel 1785 fu la principessa polacca Elzbieta Czartoryska Lubomirska a commissionare a Canova la scultura. Facendo tappa a Roma durante il Grand Tour, la bella e colta nobildonna, rimasta vedova, desiderava un ritratto del giovane Henryk Lubomirski, nipote del defunto marito, che era diventato il suo inseparabile pupillo e che la accompagnò anche in Italia. Legata al ragazzo da una chiacchierata infatuazione, Elzbieta volle che la sua immagine fosse effigiata anche dalle pittrici Angelica Kauffmann, Mary Cosway ed Elisabeth Vigée-Lebrun.
Di rara bellezza ma piuttosto timido, con Canova Henryk si prestò a posare dal vero solo per il volto, mentre per il corpo lo scultore dovette fare riferimento a un modello antico. Nacque così questo Eros efebico dai riccioli fluenti, i grandi occhi velati di malinconia e la piccola bocca socchiusa. Al Castello Lubomirski l’opera fu collocata davanti a un prezioso drappo cinese su cui era ricamata una fenice, a cui tutti gli altri uccelli rendono omaggio: proprio come ogni visitatore avrebbe dovuto inchinarsi alla bellezza di Henryk.
Per Canova il ritratto di Lubomirski segnò l’inizio della fortunata serie degli Amorini. Per i nobili europei quello di una vera e propria mania: costose repliche in marmo dell’opera furono richieste allo scultore, che provvide prontamente a soddisfarle. Per il principino si sospirò da Vienna a Londra, da Parigi alla Russia.

Antonio Canova, Il Principe Henryk Lubomirsky come Amore, 1785-1787 circa (gesso originale). Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno. Foto Lino Zanesco
È proprio grazie alla collaborazione del museo polacco che l’Amorino di Possagno, ritrovato privo della testa e del busto, oggi può essere ammirato nella sua integrità: nel 2013 una scansione tridimensionale del marmo di Łańcut ha permesso di colmare la lacuna con un calco fedele delle parti mancanti, riprodotte in gesso con una stampa 3D e assemblate al resto del corpo scultoreo. L’ultimo restauro ha messo in sicurezza l’opera, tra le più delicate della Gypsotheca, che presentava aloni in superficie e pericolose fissurazioni.

Antonio Canova, Il Principe Henryk Lubomirsky come Amore, 1785-1787 circa (gesso originale). Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno. Foto Lino Zanesco
Nel 1785 fu la principessa polacca Elzbieta Czartoryska Lubomirska a commissionare a Canova la scultura. Facendo tappa a Roma durante il Grand Tour, la bella e colta nobildonna, rimasta vedova, desiderava un ritratto del giovane Henryk Lubomirski, nipote del defunto marito, che era diventato il suo inseparabile pupillo e che la accompagnò anche in Italia. Legata al ragazzo da una chiacchierata infatuazione, Elzbieta volle che la sua immagine fosse effigiata anche dalle pittrici Angelica Kauffmann, Mary Cosway ed Elisabeth Vigée-Lebrun.
Di rara bellezza ma piuttosto timido, con Canova Henryk si prestò a posare dal vero solo per il volto, mentre per il corpo lo scultore dovette fare riferimento a un modello antico. Nacque così questo Eros efebico dai riccioli fluenti, i grandi occhi velati di malinconia e la piccola bocca socchiusa. Al Castello Lubomirski l’opera fu collocata davanti a un prezioso drappo cinese su cui era ricamata una fenice, a cui tutti gli altri uccelli rendono omaggio: proprio come ogni visitatore avrebbe dovuto inchinarsi alla bellezza di Henryk.
Per Canova il ritratto di Lubomirski segnò l’inizio della fortunata serie degli Amorini. Per i nobili europei quello di una vera e propria mania: costose repliche in marmo dell’opera furono richieste allo scultore, che provvide prontamente a soddisfarle. Per il principino si sospirò da Vienna a Londra, da Parigi alla Russia.

Antonio Canova, Il Principe Henryk Lubomirsky come Amore, 1785-1787 circa (gesso originale). Museo Gypsotheca Antonio Canova, Possagno. Foto Lino Zanesco
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