Mario Ceroli. Mito e Materia
Mario Ceroli, Flagellatore, 1991, courtesy © the artist | Tornabuoni Art, Firenze
Dal 11 Marzo 2026 al 29 Maggio 2026
Firenze | Visualizza tutte le mostre a Firenze
Luogo: Tornabuoni Arte Firenze
Indirizzo: Lungarno Benvenuto Cellini, 3, 50125 Firenze
Orari: Lun- Ven 9.00 - 13.00 / 15.00 - 19.00 | Sab e Dom chiuso
Costo del biglietto: Ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 055 6812697
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale: http://www.tornabuoniart.com
A marzo 2026, Tornabuoni Arte Firenze inaugura una mostra personale dell’artista, romano d’adozione Mario Ceroli, attraversando l’intero arco della sua ricerca, dal legno al bronzo, dal mito al racconto del quotidiano.
Il legno, materia primaria e identitaria, diventa veicolo di un’idea di scultura come gesto originario, capace di farsi storia e ambiente. Opere come Gloria eterna ai caduti per la pittura (1972) trasformano la memoria in monumento ironico e critico, dove la scrittura diventa materia plastica. Il dialogo con la pittura e la storia dell’arte riaffiora nelle ombre dei Bronzi di Riace degli anni ‘80, figure mitiche ridotte a sagome, sospese tra arcaico e contemporaneo. I ritratti greci traducono il volto eroico in una tridimensionalità nuova, fatta di piani, aggiunte e tensioni volumetriche.
Il passaggio al bronzo non segna una rottura, ma un’estensione del linguaggio ceroliano verso una monumentalità più classica.Al centro del percorso emerge Squilibrio (1988), idea fondante della poetica di Ceroli, simbolo di una condizione umana instabile ma vitale, proiettata nello spazio.Accanto a queste presenze senza tempo, Le talebane dei primi anni 2000 introducono una riflessione potente sull’attualità e sulla condizione femminile, filtrata dalla fantasia e dalla forma.
Tra materiali poveri e nobili, Ceroli costruisce un teatro della memoria collettiva. Una scultura che non rappresenta soltanto, ma agisce nello spazio e nella coscienza dello spettatore.
Il legno, materia primaria e identitaria, diventa veicolo di un’idea di scultura come gesto originario, capace di farsi storia e ambiente. Opere come Gloria eterna ai caduti per la pittura (1972) trasformano la memoria in monumento ironico e critico, dove la scrittura diventa materia plastica. Il dialogo con la pittura e la storia dell’arte riaffiora nelle ombre dei Bronzi di Riace degli anni ‘80, figure mitiche ridotte a sagome, sospese tra arcaico e contemporaneo. I ritratti greci traducono il volto eroico in una tridimensionalità nuova, fatta di piani, aggiunte e tensioni volumetriche.
Il passaggio al bronzo non segna una rottura, ma un’estensione del linguaggio ceroliano verso una monumentalità più classica.Al centro del percorso emerge Squilibrio (1988), idea fondante della poetica di Ceroli, simbolo di una condizione umana instabile ma vitale, proiettata nello spazio.Accanto a queste presenze senza tempo, Le talebane dei primi anni 2000 introducono una riflessione potente sull’attualità e sulla condizione femminile, filtrata dalla fantasia e dalla forma.
Tra materiali poveri e nobili, Ceroli costruisce un teatro della memoria collettiva. Una scultura che non rappresenta soltanto, ma agisce nello spazio e nella coscienza dello spettatore.
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