Fronti opposti. Arte italiana tra Guttuso e Vedova
Renato Guttuso, Le donne degli zolfatari di Lercara durante uno sciopero (Le donne dei minatori), 1953. Mart, Collezione VAF-Stiftung
Dal 28 Novembre 2026 al 4 Aprile 2027
Rovereto | Trento | Visualizza tutte le mostre a Trento
Luogo: Mart Rovereto
Indirizzo: Corso Bettini 43
Orari: Mar, Mer, Gio: 10 - 18 Ven, Sab: 10 - 19.30 Dom: 10 - 18 Lunedì chiuso
Curatori: Daniela Ferrari
Costo del biglietto: Intero 15 €, ridotto 10 € (biglietto unico per tutte le sedi del Mart)
Telefono per informazioni: +39 0465 670820
Sito ufficiale: http://www.mart.tn.it
In dialogo con il proprio patrimonio di opere, materiali e fondi di archivio, il Mart prosegue l’indagine sulle vicende artistiche nell’Italia del XX secolo.
In particolare, la mostra Fronti opposti. Arte italiana tra Guttuso e Vedova approfondisce il periodo del secondo dopoguerra, dalla Biennale di Venezia del 1948, con la quale l’Italia torna a dialogare con il sistema dell’arte internazionale, alla Biennale del 1964, che celebrerà la rivoluzione della Pop Art americana.
Sono anni durante i quali si sviluppano due correnti principali: una figurativa e una più astratta, accomunate dalla volontà di manifestare il proprio pensiero con energia e consapevolezza. Se la prima tende al realismo sociale, perseguendo intenti politici ideologici che credono nella funzione civile e morale dell’arte, raccontando il mondo del lavoro, la condizione umana, la guerra e la ricostruzione; la seconda, informale, si concentra sull’energia vitalistica e drammatica del gesto pittorico che, ugualmente, è manifestazione di un pensiero filosofico e politico.
La querelle tra arte figurativa e arte astratta rappresenta un tema forte, discusso per diversi anni non solo in ambito accademico. Protagonisti di questo dibattito sono, tra gli altri, Renato Guttuso ed Emilio Vedova. Pur non portando ad alcuna risposta definitiva, il confronto tra posizioni divergenti apre la strada a un’incessante e vitale sperimentazione che culmina nell’opera radicale di tre artisti che restituiranno all’arte italiana la sua posizione internazionale: Lucio Fontana, Alberto Burri e Piero Manzoni.
In particolare, la mostra Fronti opposti. Arte italiana tra Guttuso e Vedova approfondisce il periodo del secondo dopoguerra, dalla Biennale di Venezia del 1948, con la quale l’Italia torna a dialogare con il sistema dell’arte internazionale, alla Biennale del 1964, che celebrerà la rivoluzione della Pop Art americana.
Sono anni durante i quali si sviluppano due correnti principali: una figurativa e una più astratta, accomunate dalla volontà di manifestare il proprio pensiero con energia e consapevolezza. Se la prima tende al realismo sociale, perseguendo intenti politici ideologici che credono nella funzione civile e morale dell’arte, raccontando il mondo del lavoro, la condizione umana, la guerra e la ricostruzione; la seconda, informale, si concentra sull’energia vitalistica e drammatica del gesto pittorico che, ugualmente, è manifestazione di un pensiero filosofico e politico.
La querelle tra arte figurativa e arte astratta rappresenta un tema forte, discusso per diversi anni non solo in ambito accademico. Protagonisti di questo dibattito sono, tra gli altri, Renato Guttuso ed Emilio Vedova. Pur non portando ad alcuna risposta definitiva, il confronto tra posizioni divergenti apre la strada a un’incessante e vitale sperimentazione che culmina nell’opera radicale di tre artisti che restituiranno all’arte italiana la sua posizione internazionale: Lucio Fontana, Alberto Burri e Piero Manzoni.
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