Massimo Listri. Firenze - Kyiv e ritorno
© Massimo Listri | Massimo Listri, Cattedrale St. Sophia, Kyiv
Dal 8 Febbraio 2024 al 8 Marzo 2024
Firenze | Visualizza tutte le mostre a Firenze
Luogo: Palazzo Vecchio
Indirizzo: P.za della Signoria
Orari: tutti i giorni, escluso il giovedì, dalle 14 alle 19
Curatori: Sergio Risaliti
Giovedì 8 febbraio, alle ore 18, nella Sala d'Arme di Palazzo Vecchio viene inaugurata la mostra Firenze - Kyiv e ritorno di Massimo Listri, a cura di Sergio Risaliti, direttore artistico del Museo Novecento di Firenze.
Si tratta di un inedito ciclo di opere fotografiche che Listri ha dedicato alle bellezze architettoniche e artistiche di Kyiv, dove gran parte del patrimonio storico artistico è a rischio di sopravvivenza. La mostra vuole essere anche l'omaggio di Firenze alla capitale dell'Ucraina, simbolo di lotta per la libertà e indipendenza di un popolo aggredito militarmente dalla Russia. Firenze è gemellata con Kyiv dal 27 luglio 1967 quando il Sindaco di Firenze era Piero Bargellini, e questo progetto sancisce l'amicizia e vicinanza al popolo ucraino in una fase storica drammatica come questa. La peculiarità di questa mostra è che, pur trattando di un sanguinoso conflitto in corso, non troviamo immagini di guerra, distruzioni di teatri e biblioteche, di case e scuole, feriti e morti. Dodici di queste fotografie su grande formato saranno stampate ed esposte su delle strutture metalliche, come quadri antichi sul loro cavalletto. Le altre saranno proiettate sulle pareti della Sala d'Arme, grazie all'utilizzo dei videoproiettori già installati nella Sala, esaltando la cristallina, nitida qualità dei dettagli fotografici, vero cavallo di battaglia di Listri, conosciuto nel mondo per le sue 'metafisiche' vedute artistiche.
"E' una scelta precisa quella che fa Massimo Listri con queste foto - dichiara il sindaco Dario Nardella, che sarà presente domani all'inaugurazione della mostra -: immagini che ad una prima occhiata frettolosa sono apparentemente senza tempo e senza spazio ma che, ad uno sguardo più attento e approfondito, svelano tutta l'angoscia che accompagna da due anni l'invasione russa in Ucraina. Un enorme teatro con sedute di velluto rosso completamente vuoto, centinaia di foto di donne e uomini raccolte insieme in un tetro collage di caduti, luoghi sacri sviscerati di ogni religione, lussuosi saloni delle feste fermatisi prima dell'ultimo ballo, scorte di pane pronto ad essere distribuito, opere d'arte coperte, sacchi di sabbia che cercano riparo dall'orrore. Una guerra senza protagonisti e senza sangue ma che si intravede incombente dalle immagini di Listri".
"L'Unesco - sottolinea il curatore Risaliti - stima in più di 250 gli edifici culturali danneggiati o interamente distrutti, con un danno economico di quasi 3 miliardi di euro. Qualche decennio fa è accaduta la stessa cosa alla biblioteca di Sarajevo, simbolo di valore e significato universale, come la città di Palmira. Tutti noi ci sentiamo depredati di qualcosa che ci appartiene, perché la cultura ci afferma come esseri umani dotati di una coscienza superiore, raggiunta, non per intervento divino, ma grazie all'arte, alla musica, a tutto ciò che di bello e di memorabile abbiamo creato nei secoli".
"Massimo Listri ha raggiunto Kyiv, ma non ha fotografato le rovine, i feriti e i morti - continua Risaliti - non ha voluto documentare l'orrore, la disperazione. Il suo reportage, come sempre di altissima qualità poetica e formale, riguarda alcune dei maggiori siti del patrimonio storico artistico e architettonico della capitale ucraina. Ha cercato di generare contemplazione, durata, proiettando sentimenti di morte attraverso al compassione per quanto di bello ha costruito il popolo ucraino nei secoli. Infatti, questo suo nuovo ciclo di fotografie ci tocca nel profondo, ci commuove e ci lascia in qualche modo sgomenti. Sono indiscutibilmente belle, non ostentano altro che bellezza, magnificenza, ricchezza estetica, sacralità, opulenza creativa, devozione spirituale. Eppure, non possiamo non associare tutta questa bellezza e fastosità alla deprimente, allucinata e soffocante presenza della guerra, con i suoi disastri e la sua pesante cappa di dolore".
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