Lezioni di Storia: NOI E GLI ANTICHI. ANDREA CARANDINI Vergine madre
Palazzo Ducale, Genova
Dal 12 Dicembre 2011 al 12 Dicembre 2011
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Luogo: Palazzo Ducale. Sala del Maggior Consiglio
Indirizzo: Piazza Matteotti 9
Orari: ore 21,00
Enti promotori:
Costo del biglietto: ingresso libero fino ad esaurimento posti
Telefono per informazioni: +39 010.868.1530
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale: http://www.fondazionegarrone.it
ANDREA CARANDINI. Vergine madre
Vesta e le vestali sono il simbolo dello Stato, di Roma, e di tutto il popolo, i Quiriti. Rappresentano l'intera collettività perché ne incarnano tutti gli aspetti. Sono regali, perché vivono presso la casa del re e come lui sono precedute da littori con fasci. Sono garanti della difesa, perché come i Lari difendono mura e porte. Sono legate alla fecondità, perché Vesta è madre e vestali primitive hanno generato gli eroi fondatori del Lazio, e perché nel loro tempio si conservava un fallo sacro. Sono pure, perché sono vergini. Sono le uniche donne che per statuto non appartengono a nessun uomo, né al padre né al marito, e che per questo appartengono a tutti. Sono donne, ma emancipate, perché come gli uomini possiedono piena capacità giuridica e possono perfino compiere un sacrificio. Sono le vergini madri dell'antichità, che però, diversamente dalla Madonna, anch'essa vergine e madre, vigilano sulla collettività e sui singoli in quanto cittadini. Sono i pilastri dello Stato. Il fuoco di Vesta ha bruciato per 1150 anni, protetto dalle sue sacerdotesse. Poi si è spento e lo Stato si è disfatto.
Andrea Carandini ha insegnato Archeologia e Storia dell'arte greca e romana all'Università di Roma La Sapienza
Lezioni di Storia: NOI E GLI ANTICHI
Dall'identità dei barbari all'identità dei moderni, nove lezioni per riannodare i fili della nostra storia.
L'antichità continua ad esercitare un fascino straordinario: film, spettacoli teatrali, mostre, libri sul mondo da noi più lontano nel tempo sono regolarmente al vertice delle classifiche di gradimento. A determinare una così forte attrazione per un mondo da noi tanto distante c'è probabilmente una componente per così dire 'esotica': il racconto della storia antica assomiglia per certi versi a una favola i cui personaggi entrano subito in una dimensione mitica, una dimensione che ci fa subito uscire dalla realtà quotidiana trasportandoci in una sfera più vicina alla narrativa di fantasia.
Ma c'è anche un'altra componente, non meno importante, nel diffuso interesse per il passato remoto: è il ritrovare in chi ci ha preceduto un'identica sensibilità nei confronti degli stessi temi che affrontiamo nel nostro quotidiano, nei confronti delle grandi questioni che agitano il mondo contemporaneo. Il tutto in una forma per così dire 'distillata', resa essenziale ai nostri occhi proprio dalla distanza che ci separa da quei personaggi e da quei fatti.
Nel terzo ciclo delle Lezioni di Storia ci proponiamo di presentare al pubblico un argomento che rimanda direttamente alla storia dell'Occidente tout-court, un tema di grande suggestione perché pretende di riportarci alle sorgenti prime del nostro sapere.
Noi e gli antichi intende evidenziare il forte legame che ci unisce al nostro passato; e, in particolare, alle due culture che sono state la culla non solo dell'Italia ma di tutto il mondo occidentale: la Grecia e Roma.
Nove grandi studiosi sapranno riannodare quei fili che dalla tradizione, a volte remota, riconduce inaspettatamente alla nostra modernità. Un modo per renderci consapevoli, ancora una volta e di più, che senza conoscenza e coscienza del nostro passato è difficile progettare il nostro futuro.
Si partirà dai "barbari", dalla loro identità e dalle condizioni storiche che ne fanno dei cittadini; si passerà poi alle "vestali" come rappresentanti dell'intera collettività, "fuoco" che garantisce l'unità dello Stato, per interrogarsi poi sui conflitti familiari e sull'autoritarismo che caratterizza gli antichi "padri". Si ripercorrerà l'infinita invenzione di Roma, le strategie della sua perpetua attualizzazione e il rapporto tra la religione degli antichi e quella dei cristiani vincitori. Un'attenzione anche alla "dieta mediterranea" che difficilmente può essere ricondotta alla'antichità; al mito del tempo che ritorna, e con lui delle infinite repliche di noi stessi; al significato delle catastrofi naturali, tra antichità e tragica attualità per chiudere sul significato del concetto di "libertà", oppressiva per gli antichi, liberale, come dovrebbe essere per i moderni
Vesta e le vestali sono il simbolo dello Stato, di Roma, e di tutto il popolo, i Quiriti. Rappresentano l'intera collettività perché ne incarnano tutti gli aspetti. Sono regali, perché vivono presso la casa del re e come lui sono precedute da littori con fasci. Sono garanti della difesa, perché come i Lari difendono mura e porte. Sono legate alla fecondità, perché Vesta è madre e vestali primitive hanno generato gli eroi fondatori del Lazio, e perché nel loro tempio si conservava un fallo sacro. Sono pure, perché sono vergini. Sono le uniche donne che per statuto non appartengono a nessun uomo, né al padre né al marito, e che per questo appartengono a tutti. Sono donne, ma emancipate, perché come gli uomini possiedono piena capacità giuridica e possono perfino compiere un sacrificio. Sono le vergini madri dell'antichità, che però, diversamente dalla Madonna, anch'essa vergine e madre, vigilano sulla collettività e sui singoli in quanto cittadini. Sono i pilastri dello Stato. Il fuoco di Vesta ha bruciato per 1150 anni, protetto dalle sue sacerdotesse. Poi si è spento e lo Stato si è disfatto.
Andrea Carandini ha insegnato Archeologia e Storia dell'arte greca e romana all'Università di Roma La Sapienza
Lezioni di Storia: NOI E GLI ANTICHI
Dall'identità dei barbari all'identità dei moderni, nove lezioni per riannodare i fili della nostra storia.
L'antichità continua ad esercitare un fascino straordinario: film, spettacoli teatrali, mostre, libri sul mondo da noi più lontano nel tempo sono regolarmente al vertice delle classifiche di gradimento. A determinare una così forte attrazione per un mondo da noi tanto distante c'è probabilmente una componente per così dire 'esotica': il racconto della storia antica assomiglia per certi versi a una favola i cui personaggi entrano subito in una dimensione mitica, una dimensione che ci fa subito uscire dalla realtà quotidiana trasportandoci in una sfera più vicina alla narrativa di fantasia.
Ma c'è anche un'altra componente, non meno importante, nel diffuso interesse per il passato remoto: è il ritrovare in chi ci ha preceduto un'identica sensibilità nei confronti degli stessi temi che affrontiamo nel nostro quotidiano, nei confronti delle grandi questioni che agitano il mondo contemporaneo. Il tutto in una forma per così dire 'distillata', resa essenziale ai nostri occhi proprio dalla distanza che ci separa da quei personaggi e da quei fatti.
Nel terzo ciclo delle Lezioni di Storia ci proponiamo di presentare al pubblico un argomento che rimanda direttamente alla storia dell'Occidente tout-court, un tema di grande suggestione perché pretende di riportarci alle sorgenti prime del nostro sapere.
Noi e gli antichi intende evidenziare il forte legame che ci unisce al nostro passato; e, in particolare, alle due culture che sono state la culla non solo dell'Italia ma di tutto il mondo occidentale: la Grecia e Roma.
Nove grandi studiosi sapranno riannodare quei fili che dalla tradizione, a volte remota, riconduce inaspettatamente alla nostra modernità. Un modo per renderci consapevoli, ancora una volta e di più, che senza conoscenza e coscienza del nostro passato è difficile progettare il nostro futuro.
Si partirà dai "barbari", dalla loro identità e dalle condizioni storiche che ne fanno dei cittadini; si passerà poi alle "vestali" come rappresentanti dell'intera collettività, "fuoco" che garantisce l'unità dello Stato, per interrogarsi poi sui conflitti familiari e sull'autoritarismo che caratterizza gli antichi "padri". Si ripercorrerà l'infinita invenzione di Roma, le strategie della sua perpetua attualizzazione e il rapporto tra la religione degli antichi e quella dei cristiani vincitori. Un'attenzione anche alla "dieta mediterranea" che difficilmente può essere ricondotta alla'antichità; al mito del tempo che ritorna, e con lui delle infinite repliche di noi stessi; al significato delle catastrofi naturali, tra antichità e tragica attualità per chiudere sul significato del concetto di "libertà", oppressiva per gli antichi, liberale, come dovrebbe essere per i moderni
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