NUNZIANTE. Paesaggi della luce
Antonio Nunziante: Io sono il signore degli spazi vuoti e dei suoi itinerari, conosco bene il mio mondo come lo conosce il sole, 2011
olio su tela, cm 100 x 100 collezione privata
Dal 12 Novembre 2011 al 22 Gennaio 2012
Genova | Visualizza tutte le mostre a Genova
Luogo: Palazzo Ducale. Loggia degli Abati
Indirizzo: Piazza Matteotti 9
Orari: lunedì-venerdì: 9-19 sabato e domenica: 9-20
Curatori: Marco Goldin
Telefono per informazioni: +39 0422 429999
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale: http://www.palazzoducale.genova.it
La mostra, a cura di Marco Goldin, raccoglie 40 opere inedite di Antonio Nunziante che hanno come soggetto l’esperienza del viaggio, declinato soprattutto nel suo aspetto di viaggio mentale, utopico.
Lo spazio dei quadri è una sorta di luogo-non luogo: non si riferisce a nessun sito preciso e riconoscibile, eppure nasce comunque dalle suggestioni della memoria. Una memoria che è reale e
immaginata nello stesso tempo, le cui tracce sono testimoniate sulla tela e traducono un continuo intreccio di emozioni e apparizioni.
Sono tutti quadri (grandi oli su tela di circa un metro per un metro) animati soprattutto dalle atmosfere del sogno, da paesaggi formati da vasti orizzonti in cui si può indovinare la trasparenza
del mare, o la linea accennata delle colline avvolte nella foschia. Il vuoto – un vuoto apparente diventa un elemento fondamentale dello spazio pittorico, l’accesso possibile alla sensazione,
all’emozione che Nunziante desidera trasmettere attraverso il colore, gli strappi di una pittura libera, gestuale, materica, anche se sempre nell’ambito del fgurativo.
All’interno di questi lavori può capitare d’incontrare delle fgure – rare per la verità – che contri-
buiscono a confermare, nell’insieme, una visione metafsica, come la nave e l’uomo in Io sono il signore degli spazi vuoti e dei suoi itinerari, conosco bene il mio mondo come lo conosce il Sole.
Non è dunque il viaggio “raccontato”, ancorato a un luogo preciso, ma piuttosto il viaggio “evocato”, dove l’opera testimonia i luoghi possibili, le apparizioni di paesaggi idealizzati, le grandi
atmosfere che possono ricordare la Venezia sprofondata di Turner o gli orizzonti misteriosi di Friedrich. Nunziante si muove all’interno di questa sapiente e ben calibrata “vaghezza” dando vita a scenari che, rispecchiando le risonanze e le emozioni dell’osservatore, si trasformano in occasione di viaggio interiore.
Lo spazio dei quadri è una sorta di luogo-non luogo: non si riferisce a nessun sito preciso e riconoscibile, eppure nasce comunque dalle suggestioni della memoria. Una memoria che è reale e
immaginata nello stesso tempo, le cui tracce sono testimoniate sulla tela e traducono un continuo intreccio di emozioni e apparizioni.
Sono tutti quadri (grandi oli su tela di circa un metro per un metro) animati soprattutto dalle atmosfere del sogno, da paesaggi formati da vasti orizzonti in cui si può indovinare la trasparenza
del mare, o la linea accennata delle colline avvolte nella foschia. Il vuoto – un vuoto apparente diventa un elemento fondamentale dello spazio pittorico, l’accesso possibile alla sensazione,
all’emozione che Nunziante desidera trasmettere attraverso il colore, gli strappi di una pittura libera, gestuale, materica, anche se sempre nell’ambito del fgurativo.
All’interno di questi lavori può capitare d’incontrare delle fgure – rare per la verità – che contri-
buiscono a confermare, nell’insieme, una visione metafsica, come la nave e l’uomo in Io sono il signore degli spazi vuoti e dei suoi itinerari, conosco bene il mio mondo come lo conosce il Sole.
Non è dunque il viaggio “raccontato”, ancorato a un luogo preciso, ma piuttosto il viaggio “evocato”, dove l’opera testimonia i luoghi possibili, le apparizioni di paesaggi idealizzati, le grandi
atmosfere che possono ricordare la Venezia sprofondata di Turner o gli orizzonti misteriosi di Friedrich. Nunziante si muove all’interno di questa sapiente e ben calibrata “vaghezza” dando vita a scenari che, rispecchiando le risonanze e le emozioni dell’osservatore, si trasformano in occasione di viaggio interiore.
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