Mikayel Ohanjanyan. Legami: Ties That Bind

Mikayel Ohanjanyan, Legami Ties that Bind, 2025, marmo statuario bianco di Carrara, Cavi d’acciaio inox, 121x210x90 cm. Ph. Nicola Gnesi 

 

Dal 13 February 2026 al 30 August 2026

Carrara | Massa-Carrara

Luogo: mudaC | museo delle arti di Carrara

Indirizzo: Via Canal del Rio 1

Orari: dal martedì alla domenica 9.30-12.30 / 15-18. Chiuso lunedì. Dal 1 giugno al 30 agosto: martedì, sabato, domenica 17-20, mercoledì e giovedì 9.30-12, venerdì 18-22. Chiuso la sera del 14 agosto, 18-22

Curatori: Christopher Atamian e Tamar Hovsepian

Costo del biglietto: 5 euro intero, 3 euro ridotto; gratuito la prima domenica di ogni mese

Sito ufficiale: http://mudac.museodellearticarrara.it


Dal 14 febbraio al 30 agosto 2026 il mudaC | museo delle arti di Carrara accoglie l’arte di Mikayel Ohanjanyan (1976, Yerevan, Armenia) ospitando la personale “Mikayel Ohanjanyan. Legami: Ties That Bind”, a cura di Christopher Atamian e Tamar Hovsepian di Atamian Hovsepian Curatorial Practice, piattaforma curatoriale con base a New York.
Attraverso cinque sculture in marmo concepite come un’unica monumentale installazione, la mostra si concentra sugli elementi chiave della ricerca più recente dell’artista: i legami intesi come connessione, memoria storica e resilienza, rappresentati da lavori che parlano di identità, tempo e relazioni umane. 

L’esposizione è promossa dal Comune di Carrara e prodotta dal mudaC ǀ museo delle arti Carrara con il contributo all’artista di AGBU Armenian General Benevolent Union e di Patrick Bahadourian.
Si ringraziano inoltre per la sponsorizzazione tecnica Kooling e Tenax SpA.

Il corpus di opere esposto è stato pensato e realizzato appositamente per Carrara, città che ospita il nuovo studio dell’artista, gemellata con la sua città di origine, Yerevan, e che lo ha accolto nel suo museo più innovativo, il mudaC, accanto ad artisti di primo piano come Jannis Kounellis, Lynn Russell Chadwick e David Tremlett. I curatori sottolineano: «Formatosi in Armenia e maturato artisticamente in Italia, il linguaggio di Ohanjanyan è al tempo stesso profondamente radicato e universale. Siamo onorati di presentare il suo lavoro in una città e in un’istituzione di così alto valore storico».

Per Ohanjanyan, i legami – intesi come vincoli e relazioni – rappresentano un concetto fondante che abbraccia sfere esistenziali, spirituali e universali. Il suo lavoro immagina l’umanità come parte di una vasta rete che collega gli individui tra loro e anche alle forze della natura, del tempo e della storia.
Quel “legame”, inteso come valore primario in una società contemporanea fondata su divisioni e contrasti, è rappresentato in mostra da un’unica installazione dal forte impatto spaziale dal titolo “Legami: Ties That Bind”. Ciascuna delle cinque sculture in marmo statuario bianco che la compongono – di diverse dimensioni, da elementi più monumentali (fino a 121×210×90 cm) a più raccolti (53×68×40 cm) - è costituita da due blocchi informi, tenuti insieme da cavi in acciaio inox che incidono profondamente la pietra e ne attraversano la superficie. Questi cavi generano una evidente tensione fisica e, al tempo stesso, alludono a un’idea di unità e interdipendenza. 
Sebbene le forme rimangano incomplete e intrinsecamente incompatibili, l’atto del legarle insieme suggerisce un tentativo di recuperare una memoria collettiva perduta. Un gesto di natura utopica, ma necessario per confrontarsi con il presente e immaginare il futuro.
Attraverso queste metafore materiali, Ohanjanyan traduce concetti astratti in forme tangibili, sollevando interrogativi fondamentali su ciò che ci unisce – gli uni agli altri, al mondo, al passato e al presente – e su come tali connessioni plasmino l’identità, la storia e la narrazione più ampia dell’esperienza umana.
Dal punto di vista visivo e concettuale, le opere di Mikayel Ohanjanyan sembrano suggerire una riconciliazione silenziosa tra forze opposte e sono capaci di mostrare, nel loro insieme, una poetica riflessione sulla condizione umana e sulle strutture invisibili che tengono insieme ogni cosa.

Accompagna la mostra un catalogo con testi critici di Christopher Atamian, Tamar Hovsepian, Cinzia Compalati e dell’assessora alla Cultura del Comune di Carrara Gea Dazzi.

Opening 13 febbraio 2026 ore 18

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