Giotto, l’Italia. Da Assisi a Milano
Giotto, Polittico Stefaneschi verso, secondo decennio del Trecento, tempera e oro su tavola, dalla basilica di San Pietro (Città del Vaticano). Città del Vaticano, Musei Vaticani. Su gentile concessione del Servizio Fotografico dei Musei Vaticani, © Governatorato dello Stato della Città del Vaticano
Dal 2 Settembre 2015 al 10 Gennaio 2016
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Palazzo Reale
Indirizzo: piazza Duomo 12
Orari: lunedì 14.30-19.30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30-19.30; giovedì e sabato 9.30-22.30
Curatori: Pietro Petraroia, Serena Romano
Enti promotori:
- Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo
- Comune di Milano – Cultura
Telefono per informazioni: +39 02 884 65230 / 45181
E-Mail info: info@milanoguida.com
Sito ufficiale: http://www.comune.milano.it
La mostra allestita presso Palazzo Reale intende rendere omaggio a uno dei più grandi protagonisti della storia dell'arte italiana, colui il quale, come riconosceva già Cennino Cennini alla fine del Trecento, "rimutò l'arte del dipingere di greco in latino e ridusse al moderno".
Spetta proprio al pittore fiorentino il superamento della bidimensionalità e della ieraticità bizantine grazie all'approdo alla resa dello spazio e della massa corporea e alla caratterizzazione fisionomica dei suoi personaggi, aspetti, questi, che preludono alle soluzioni della pittura del Rinascimento.
La mostra su Giotto a Milano analizza le tappe di quello che a tutti gli effetti si può considerare il padre della pittura moderna, seguendo l'evoluzione del suo linguaggio e della sua pittura che maturarono durante i soggiorni compiuti a Roma, Assisi, Bologna, Firenze, Rimini, Padova e, da ultima Milano. Qui Giotto giunse poco prima di morire, chiamato da Azzone Visconti per affrescare una parte del Palazzo Ducale con una Gloria Mondana e forse una serie di Uomini illustri, purtroppo perduti.
Restano tracce della sua eredità artistica nel frammento di Crocifissione ritrovato nel 1929 nel campanile di San Gottardo in corte e nella produzione degli artisti che operarono a partire dalla dagli anni Quaranta del Trecento presso l'Abbazia di Chiaravalle e l'Abbazia di Viboldone e in numerosi luoghi della Lombardia che la mostra invita a visitare.
Grazie ai prestiti concessi da musei italiani ed internazionali, la mostra di Giotto a Milano si presenta come un'occasione unica per conoscere ed ammirare le opere dell'artista che ha rivoluzionato il corso della storia dell'arte italiana.
Primi tra tutti il Polittico Stefaneschi, il Polittico di Bologna e il Polittico di Badia, che sono alcune opere straordinarie previste nel percorso espositivo: il Polittico Stefaneschi, oggi ai Musei Vaticani, è stato realizzato da Giotto per l'altare maggiore della Basilica di S. Pietro e testimonia della lunga e importantissima attività dell'artista a Roma.
Il Polittico di Bologna, conservato presso la Pinacoteca Nazionale del capoluogo emiliano, opera importante anche per dimensioni (340 cm di lunghezza per 191 di altezza) che è stata realizzata nella fase più matura dell'attività di Giotto, probabilmente verso al 1332 in connessione con la presenza del plenipotenziario pontificio a Bologna, il cardinale francesce Betrando Dal Poggetto.
Il Polittico di Badia, invece, appartiene all'attività fiorentina di Giotto. Oggi conservato agli Uffizi, attesta, insieme ai frammenti d'affresco che pure saranno testimoniati in mostra, l'opera dell'artista per la Chiesa benedettina di santa Maria a Firenze, detta la Badia.
"E' la collaborazione tra enti e istituzioni la chiave di volta per la realizzazione di qualunque importante progetto culturale, soprattutto in vista di Expo 2015, che è un'opportunità non solo per Milano ma per tutto il Paese", ha commentato il Sottosegretario Borletti Buitoni. "Un modello che vede il MIBACT a sostegno delle importanti iniziative che convergono su Milano da tutta Italia da Milano per la valorizzazione dello straordinario patrimonio artistico e culturale nazionale ".
"Una tappa importante nella costruzione di 'Expo in Città' - ha dichiarato l'Assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. Prende sempre più forma un percorso espositivo straordinario, che racconta della storia dell'arte italiana e mette in mostra icone potentissime dell'immaginario culturale di tutti noi. Un risultato che è stato possibile facendo rete con le principali istituzioni italiane".
"Questa mostra è un progetto per l'Italia, non solo per Milano, perché Giotto ha avuto la capacità di coinvolgere grandi committenze e di condizionare in modo definitivo l'espressione artistica con una vastissima diffusione su tutto il territorio italiano - hanno dichiarato i curatori Serena Romano e Pietro Pietraroia -. Anche e soprattutto per questo Giotto è 'il pittore italiano' per antonomasia, che ha concluso la sua attività lavorando per i Visconti proprio nel Palazzo che oggi è il Palazzo Reale di Milano, sede della mostra".
Spetta proprio al pittore fiorentino il superamento della bidimensionalità e della ieraticità bizantine grazie all'approdo alla resa dello spazio e della massa corporea e alla caratterizzazione fisionomica dei suoi personaggi, aspetti, questi, che preludono alle soluzioni della pittura del Rinascimento.
La mostra su Giotto a Milano analizza le tappe di quello che a tutti gli effetti si può considerare il padre della pittura moderna, seguendo l'evoluzione del suo linguaggio e della sua pittura che maturarono durante i soggiorni compiuti a Roma, Assisi, Bologna, Firenze, Rimini, Padova e, da ultima Milano. Qui Giotto giunse poco prima di morire, chiamato da Azzone Visconti per affrescare una parte del Palazzo Ducale con una Gloria Mondana e forse una serie di Uomini illustri, purtroppo perduti.
Restano tracce della sua eredità artistica nel frammento di Crocifissione ritrovato nel 1929 nel campanile di San Gottardo in corte e nella produzione degli artisti che operarono a partire dalla dagli anni Quaranta del Trecento presso l'Abbazia di Chiaravalle e l'Abbazia di Viboldone e in numerosi luoghi della Lombardia che la mostra invita a visitare.
Grazie ai prestiti concessi da musei italiani ed internazionali, la mostra di Giotto a Milano si presenta come un'occasione unica per conoscere ed ammirare le opere dell'artista che ha rivoluzionato il corso della storia dell'arte italiana.
Primi tra tutti il Polittico Stefaneschi, il Polittico di Bologna e il Polittico di Badia, che sono alcune opere straordinarie previste nel percorso espositivo: il Polittico Stefaneschi, oggi ai Musei Vaticani, è stato realizzato da Giotto per l'altare maggiore della Basilica di S. Pietro e testimonia della lunga e importantissima attività dell'artista a Roma.
Il Polittico di Bologna, conservato presso la Pinacoteca Nazionale del capoluogo emiliano, opera importante anche per dimensioni (340 cm di lunghezza per 191 di altezza) che è stata realizzata nella fase più matura dell'attività di Giotto, probabilmente verso al 1332 in connessione con la presenza del plenipotenziario pontificio a Bologna, il cardinale francesce Betrando Dal Poggetto.
Il Polittico di Badia, invece, appartiene all'attività fiorentina di Giotto. Oggi conservato agli Uffizi, attesta, insieme ai frammenti d'affresco che pure saranno testimoniati in mostra, l'opera dell'artista per la Chiesa benedettina di santa Maria a Firenze, detta la Badia.
"E' la collaborazione tra enti e istituzioni la chiave di volta per la realizzazione di qualunque importante progetto culturale, soprattutto in vista di Expo 2015, che è un'opportunità non solo per Milano ma per tutto il Paese", ha commentato il Sottosegretario Borletti Buitoni. "Un modello che vede il MIBACT a sostegno delle importanti iniziative che convergono su Milano da tutta Italia da Milano per la valorizzazione dello straordinario patrimonio artistico e culturale nazionale ".
"Una tappa importante nella costruzione di 'Expo in Città' - ha dichiarato l'Assessore alla Cultura Filippo Del Corno -. Prende sempre più forma un percorso espositivo straordinario, che racconta della storia dell'arte italiana e mette in mostra icone potentissime dell'immaginario culturale di tutti noi. Un risultato che è stato possibile facendo rete con le principali istituzioni italiane".
"Questa mostra è un progetto per l'Italia, non solo per Milano, perché Giotto ha avuto la capacità di coinvolgere grandi committenze e di condizionare in modo definitivo l'espressione artistica con una vastissima diffusione su tutto il territorio italiano - hanno dichiarato i curatori Serena Romano e Pietro Pietraroia -. Anche e soprattutto per questo Giotto è 'il pittore italiano' per antonomasia, che ha concluso la sua attività lavorando per i Visconti proprio nel Palazzo che oggi è il Palazzo Reale di Milano, sede della mostra".
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