Monocromi Blu. L’invisibile diventato visibile
Gioni David Parra, Matterlight, cm 50 x 50. Pittoscultura Blu Oltremare, 2015 (particolare)
Dal 12 Aprile 2016 al 10 Maggio 2016
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Spazio Laboratorio Hajech
Indirizzo: via Camillo Hajech 27
Orari: da lunedì a venerdì 9.30-14; sabato 9.30-12.30
Enti promotori:
- UNESCO
- UNESCO Associated Schools
- Liceo Artistico Brera MIlano
- Spazio Laboratorio Hajech
E-Mail info: info@gionidavidparra.it
Scrive Emilia Ametrano:
Continuano al Liceo di Brera le mostre storiche su “I monocromi”.
Quest’anno il “BLU” viene declinato in tutte le sue variazioni: blu egizio, blu oltremare e blu di prussia, ma anche blu ciano, blu cobalto, blu indaco, blu notte, blu turchese, blu celeste, blu azzurro....., come il mare, come il cielo, come l’infinito!
La mostra si inserisce nel quadro degli eventi di eccellenza storico-artistica che storicizzano il lavoro dei grandi artisti che hanno reso illustre il nostro liceo, suggerendo spunti significativi ai nostri allievi, per valorizzare il loro talento e la loro creatività.
L’incanto e l’emozione si affiancheranno alla storia delle scelte dei colori che hanno prediletto per i loro lavori illustri artisti del Secondo Novecento, come Yves Klein, che a Milano trovò voce e ispirazione.
Scrive Carlo Franza:
Tra tutti i colori usati in pittura, quello che sin dall’antichità ha suscitato maggiore interesse è stato il blu. Si tratta di una gamma cromatica rara in natura e non ottenibile dalla miscela di tonalità diverse, essendo il blu (insieme al rosso e al giallo) uno dei tre colori primari. Non è stato facile per noi studiosi rintracciare le prime fonti sul blu.
Le prime civiltà disponevano di pigmenti azzurri, basti pensare all’indaco, all’azzurrite e alla fritta egizia, ed è proprio alla civiltà egizia che va fatto risalire il primo colore sintetico in assoluto, il Blu egizio. L’uso del blu egizio è documentato già dalla IV Dinastia (III millennio a.C.). Dall’Egitto il pigmento blu si espanse fino in Oriente giungendo poi a Creta e presso l’Antica Grecia, anche se presso i Greci il blu non fu molto apprezzato per la sua purezza e in diverso modo a loro questo colore rappresentava l’oscurità e non quindi un colore definito. In seguito il blu si diffuse dall’Antica Grecia all’Impero Romano, e i Romani lo portarono dalla Gran Bretagna fino all’Africa settentrionale e all’Asia minore. Dopo la caduta dell’Impero romano il Blu egizio regredì ad eccezione di talune aree bizantine dove venne utilizzato per la decorazione di taluni manoscritti miniati.
La scomparsa del blu dal mondo occidentale avvenne in un arco di tempo relativamente breve, ossia tra il V e il VI secolo dopo Cristo. Fu Vitruvio a descrivere la produzione del blu nel I secolo d.C... Arriviamo in epoca a noi vicina. Nel 1955 un artista francese Yves Klein (Nizza 1928-Parigi 1962) misurandosi con colori miscelati desiderava un colore che fosse “l’espressione più perfetta di blu”. “Diceva: “che cos’è il blu? E’ l’invisibile diventato visibile... non ha dimensioni. E’ “oltre” le dimensioni di cui sono partecipi gli altri colori”. Questo divenne l’IKB l’espressione perfetta del blu cui dedicò gran parte della sua ricerca artistica. Basti pensare che Klein si orientò passo dopo passo verso l’arte monocroma, finì dal dedicarsi a sfumature e gradazioni, per mettere in luce e dare volto a un unico colore primario, il blu. Solo alla fine del 1956 Klein trovò quanto cercava e cioè un blu oltremare intenso, luminoso e avvolgente che lo portò a definire “l’espressione più perfetta di blu”. Tutto ciò avveniva dopo un anno di sperimentazioni dando così motivazione forte al senso della sua vita, a quella ricerca d’infinito, a quell’estasi di immaterialità, a quel mondo senza forme e senza dimensioni.
Il blu come verità, come saggezza, come pace interiore, come elemento di unificazione tra mare e cielo, il colore dello spazio infinito, che in virtù del vasto contiene il tutto e oltre. Il blu è così “l’invisibile diventato visibile”...
Ora questa mostra espone un ampio ventaglio di poetiche, in cui la forza espressiva del colore assume su di sé il compito di riassumere la memoria e il destino dell'arte in un costante dialogo con l'assoluto e l'utopia. Tante le figure che sfilano in questa antologia del Monocromo Blu, ecco Davide Nido, Armando Marrocco, Gioni David Parra, Vincenzo Parea, Tony Tedesco, Loi di Campi, Giorgio Bevignani, Paolo Gubinelli e Andreas Miggiano, una pattuglia sufficiente ma altri ve ne sarebbero. Un paragrafo di un capitolo di storia dell'arte tra Novecento e Terzo Millennio ben confezionato e riccamente illustrato che sa rivelare il contributo italiano all'arditezza di una splendida stagione di avanguardia...
Opere di:
Giorgio Bevignani, Loi di Campi, Paolo Gubinelli, Armando Marrocco, Andreas Miggiano, Davide Nido, Vincenzo Parea, Gioni David Parra, Tony Tedesco.
Inaugurazione Martedì 12 aprile 2016, ore 18
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