Paolo Masi. In ordine sparso

Paolo Masi. In ordine sparso, Museo d'Arte Contemporanea, Lissone (MI)
Dal 13 Settembre 2014 al 19 Ottobre 2014
Lissone | Milano
Luogo: Museo d'Arte Contemporanea
Indirizzo: viale Padania 6
Orari: mercoledì e venerdì 10-13; giovedì 16-23; sabato e domenica 10-12 / 15-19
Curatori: Flaminio Gualdoni, Alberto Zanchetta
Telefono per informazioni: +39 039 2145174 / 039 7397368
E-Mail info: museo@comune.lissone.mb.it
Sito ufficiale: http://www.comune.lissone.mb.it
Sin dalla metà degli anni Sessanta, la ricerca di Paolo Masi [Firenze, 1933] si è incentrata sul ruolo primario della luce. Attraverso speri-mentazioni materiche e sollecitazioni croma-tiche, l’artista ha continuato a interrogare il colore, attraverso cui ha cercato di ridefinire le istanze spaziali connesse ai propri inter-venti artistici. Flaminio Gualdoni, curatore del-la mostra, ha scritto che Paolo Masi «smonta e verifica ogni elemento e fase del processo sino alle conseguenze ultime, ma nell’intento di restituirsi e restituire una grammatica ele-mentare e una sintassi articolabile della visio-ne, di cui cogliere e – per quanto sia possibile – fissare gli statuti di necessità primi e insie-me la forza radiante d’espansione espressi-va».
Differenziandosi sia nelle tecniche che nei procedimenti, Masi ha dimostrato una partico-lare sensibilità e predilezione per l’utilizzo del plexiglas, che prende il posto di supporti più tradizionali, come la tela, il cartone o il legno. Agli anni Settanta è databile l’opera Inseri-menti lineari a quantità percettive colore + rifrazione, che viene riproposta anche in que-sta mostra lissonese; si tratta di quattro pic-cole lastre di plexiglas (di colore blu, giallo, rosso e bianco) conficcate direttamente a pa-rete che sembrano “dipingere” l’ambiente in base all’incidenza della luce. L’effetto percet-tivo/visivo fa leva soprattutto sulla “traspa-renza” del composto sintetico, il quale per-mette uno scambio da un piano fisico a un piano immateriale.
Come molti altri interventi dell’artista, anche quest’opera non si esaurisce nella forma del-l’oggetto ma all’interno dell’ambiente esposi-tivo; i confini dell’opera si estendendo infatti allo spazio-cornice che li ospita, scenario nel quale ha luogo l’interazione con lo spettatore.
Dai primissimi anni Duemila, Masi ha nuova-mente ripreso a indagare e a interagire con il plexiglas, ammettendo che «l’interesse per il plexiglas è riconducibile alle sue peculiarità di materiale fortemente duttile e aperto a nume-rose variazioni di impiego». Il plexiglas filtra e riverbera la luce, ma può anche assumere tonalità sgargianti e intense grazie allo spray perfuso direttamente sulla superficie. Tipiche nella ricerca di Masi sono anche le sequenze ritmiche, atte a suscitare una scansione di toni e contrappunti luminosi.
La mostra ordinata al MAC di Lissone non segue un criterio antologico ma fa dialogare – a stretto contatto – le opere del passato con quelle del presente. La disseminazione cro-nologica rispecchia il tentativo, sempre reite-rato da parte di Masi, di dissolvere i margini dell’opera, con l’obiettivo di far fluttuare l’arte “in ordine sparso”. A Lissone sono presenti diverse installazioni che l’artista ha riadattato per l’occasione: dalle piccole lastre colorate che creano un rimando di luci e colori fino ai tondi specchianti trattati con lo spray acrilico. In questo allestimento diaframmatico, l’artista ha analizzato la virtualità del colore, alter-nando superfici monocrome a strutture geo-metriche che riescono a [in]formare lo spazio e lo spettatore.
Razionali e relazionali, le opere di Masi inten-dono riappropriarsi della pittura e si sforzano di riconsiderare i processi percettivi, elabo-rando in modo del tutto nuovo il luminismo pittorico.
Differenziandosi sia nelle tecniche che nei procedimenti, Masi ha dimostrato una partico-lare sensibilità e predilezione per l’utilizzo del plexiglas, che prende il posto di supporti più tradizionali, come la tela, il cartone o il legno. Agli anni Settanta è databile l’opera Inseri-menti lineari a quantità percettive colore + rifrazione, che viene riproposta anche in que-sta mostra lissonese; si tratta di quattro pic-cole lastre di plexiglas (di colore blu, giallo, rosso e bianco) conficcate direttamente a pa-rete che sembrano “dipingere” l’ambiente in base all’incidenza della luce. L’effetto percet-tivo/visivo fa leva soprattutto sulla “traspa-renza” del composto sintetico, il quale per-mette uno scambio da un piano fisico a un piano immateriale.
Come molti altri interventi dell’artista, anche quest’opera non si esaurisce nella forma del-l’oggetto ma all’interno dell’ambiente esposi-tivo; i confini dell’opera si estendendo infatti allo spazio-cornice che li ospita, scenario nel quale ha luogo l’interazione con lo spettatore.
Dai primissimi anni Duemila, Masi ha nuova-mente ripreso a indagare e a interagire con il plexiglas, ammettendo che «l’interesse per il plexiglas è riconducibile alle sue peculiarità di materiale fortemente duttile e aperto a nume-rose variazioni di impiego». Il plexiglas filtra e riverbera la luce, ma può anche assumere tonalità sgargianti e intense grazie allo spray perfuso direttamente sulla superficie. Tipiche nella ricerca di Masi sono anche le sequenze ritmiche, atte a suscitare una scansione di toni e contrappunti luminosi.
La mostra ordinata al MAC di Lissone non segue un criterio antologico ma fa dialogare – a stretto contatto – le opere del passato con quelle del presente. La disseminazione cro-nologica rispecchia il tentativo, sempre reite-rato da parte di Masi, di dissolvere i margini dell’opera, con l’obiettivo di far fluttuare l’arte “in ordine sparso”. A Lissone sono presenti diverse installazioni che l’artista ha riadattato per l’occasione: dalle piccole lastre colorate che creano un rimando di luci e colori fino ai tondi specchianti trattati con lo spray acrilico. In questo allestimento diaframmatico, l’artista ha analizzato la virtualità del colore, alter-nando superfici monocrome a strutture geo-metriche che riescono a [in]formare lo spazio e lo spettatore.
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