Silvio Wolf. L’Altrove
Silvio Wolf, Piccolo Myhrab Monumentale, 1990, cibachrome, piombo, zinco, stagno, laminati espansi sagomati, 180 x 230 x 40 cm. Opera esposta presso Galleria Moshe Tabibnia, Milano
Dal 24 February 2026 al 21 March 2026
Milano
Luogo: BUILDING TERZO PIANO
Indirizzo: Via Monte di Pietà 23
Orari: martedì - sabato 10 – 19
Telefono per informazioni: + 39 02 89094995
Sito ufficiale: http://www.building-gallery.com
Dal 24 febbraio al 21 marzo 2026, BUILDING TERZO PIANO presenta L’Altrove, una mostra personale di Silvio Wolf (Milano, 1952) che riunisce una selezione di opere fotografiche storiche, recenti e inedite, realizzate dall’artista tra il 1989 e il 2026, che esplorano i temi della Soglia, dell’Assenza e dell’Altrove. L’esposizione presenta inoltre Aperture II (2009/2026), un’installazione visiva e acustica concepita appositamente per lo spazio espositivo: un’opera in cui la realtà viene attivata dall’esperienza di ciascun visitatore, rendendolo co-autore di un dispositivo in cui tempo e immagine coincidono nel presente dell’esperienza.
Parallelamente, presso Galleria Moshe Tabibnia è esposta l’opera Piccolo Myhrab Monumentale (1990) nella quale l’artista affronta i temi dell’altrove e della soglia, attraverso la ricostruzione fotografica tridimensionale di un elemento architettonico della tradizione islamica.
Le dieci opere esposte in mostra esplorano l’enigma dello spazio e la natura delle immagini che lo rappresentano, intese come luoghi di esperienza e come soglie tra presenza e assenza, tra qui e altrove, vere e proprie “metafore dello spazio e simboli dei luoghi”.
Nel lavoro di Wolf, la soglia si configura come un luogo di conoscenza: uno spazio che invita alla sosta, allo sguardo e alla meditazione. È in questo punto che la realtà e l’immaginazione entrano in contatto. Le sue fotografie indicano strade e alterità possibili, presentandosi come luoghi di transizione che connettono e allo stesso tempo separano, offrendo visioni simultanee d’interno ed esterno.
Silvio Wolf riflette sugli ambigui meccanismi della percezione e sul modo in cui l’immagine traduce la multidimensionalità del reale nella bidimensionalità della rappresentazione fotografica, collocandosi al limite tra il visibile e il non visibile: un confine che si affaccia su due mondi connessi che non potrebbero vivere l’uno senza l’altro, poiché, come afferma l’artista: “tutto ciò che unisce, separa”.
I luoghi che l’artista raffigura sono definiti da forme architettoniche ambigue, le cui immagini divengono soglie percettive ed esistenziali, stazioni di un percorso simbolico del quale ci offre una misteriosa evidenza visiva. Le sue fotografie nascono da uno strappo virtuale operato mediante la luce. L’oggetto rappresentato rimane intatto e la materia inviolata, ma virtualmente trasposti, tramite il processo fotografico, in un altrove spazio-temporale. Questo atto di estrazione dalla realtà costituisce l’appropriazione da parte dell’artista di qualcosa che profondamente già gli appartiene e che attende di essere visto e riconosciuto.
Come osserva Wolf: “La mia predilezione per i luoghi di transizione vuole forse indicare che la Fotografia, in quanto linguaggio simbolico, può essere pensata come soglia tra il reale visibile e i suoi molteplici livelli d’interpretazione, il limite e punto di coincidenza tra materiale e immateriale, reale e possibile. La Fotografia è un’interfaccia, il luogo di contatto tra l’Io e il reale. Ogni lavoro nasce da un incontro che interroga lo spazio che ci separa da ciò che vediamo: è in quel varco sottile che continuo a ricercare”.
Durante il periodo della mostra, negli spazi di BUILDING TERZO PIANO, sarà presentato il libro d’artista: Dal Libro della Vita, realizzato da Prearo Editore (Milano) nel 2026. Questo libro-opera, in edizione bilingue (italiano e inglese), è costituito da 15 stampe originali in tiratura limitata firmate da Silvio Wolf e inserite in altrettanti quartini alla francese, racchiusi in una scatola-contenitore in seta nera. Il volume, accompagnato da una conversazione tra Alberto Fiz e Silvio Wolf, sintetizza 45 anni di ricerca visiva ed esistenziale dell’artista attorno ai temi della Soglia, dell’Assenza e dell’Altrove.
Silvio Wolf (Milano, 1952) vive e lavora tra Milano e New York.
Ha studiato Filosofia e Psicologia in Italia e Fotografia e Arti visive a Londra dove ha conseguito lo Higher Diploma in Advanced Photography presso il London College of Printing. Fino alla metà degli anni ‘80 ha utilizzato esclusivamente il mezzo fotografico esplorandone gli statuti, il linguaggio e la bidimensionalità dell’immagine. Il suo lavoro si è orientato in direzioni diverse da quelle della tradizione, tese allora a privilegiare il valore testimoniale e narrativo dell’immagine fotografica, ricercando invece una visione soggettiva e metaforica della realtà. Ha realizzato polittici e opere di grande formato per esplorare i limiti della rappresentazione fotografica, sfidando la natura indessicale del mezzo attraverso l’interesse per l’astrazione e il rapporto tra visibile e invisibile. Tra le mostre di questo periodo si segnalano: Nuova Immagine nel 1980, Palazzo della Triennale di Milano; Linee della Ricerca Artistica in Italia 1960/80 nel 1981, Palazzo delle Esposizioni di Roma; Aktuell ‘83, Lenbachhaus di Monaco di Baviera; L'Italie Aujourd’hui nel 1985, Centre National d’Art Contemporain, Nizza, e Documenta VIII nel 1987, Kassel. Dalla fine degli anni ’80 ad oggi ha introdotto nel suo lavoro l’uso di un ampio spettro di nuovi linguaggi, utilizzando l’immagine in movimento, le proiezioni, la luce e il suono. Le sue opere escono così dalla bidimensionalità della fotografia, creando progetti multi-media e installazioni sonore che coinvolgono lo spazio architettonico e sociale, e la specificità dei luoghi in cui è chiamato a operare. L’artista risponde alla storia e alla personalità che i luoghi esprimono, stabilendo con essi un rapporto simbolico ed esperienziale del quale il pubblico diviene parte attiva e consapevole. Nei suoi progetti site-specific, come in tutta l’opera fotografica, sono sempre centrali i problemi del Limite, dell'Altrove e della Soglia. Ha realizzato mostre in gallerie e installazioni temporanee e permanenti in musei, spazi pubblici e luoghi non convenzionali in Belgio, Canada, Cina, Corea, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Lussemburgo, Spagna, Svizzera e Stati Uniti. Nel 2009 è stato invitato alla 53a Biennale di Venezia.
Libri e monografie: Silvio Wolf, ed. Staatliche Kunsthalle, Baden-Baden, 1992; Light Specific, ed. Nuovi Strumenti, Brescia, 1995; The Elsewhere, ed. Royal Festival Hall, Londra, 1999; Paradiso, ed. Galleria Gottardo e Contrasto, Milano, 2006; On The Threshold, ed. Silvana Editoriale, Milano, 2011; Origini, ed. Postmedia, Milano, 2016; Being and Becoming, ed. BDC, Parma, 2024.
È docente presso l’Istituto Europeo di Design di Milano e la School of Visual Arts di New York.
Parallelamente, presso Galleria Moshe Tabibnia è esposta l’opera Piccolo Myhrab Monumentale (1990) nella quale l’artista affronta i temi dell’altrove e della soglia, attraverso la ricostruzione fotografica tridimensionale di un elemento architettonico della tradizione islamica.
Le dieci opere esposte in mostra esplorano l’enigma dello spazio e la natura delle immagini che lo rappresentano, intese come luoghi di esperienza e come soglie tra presenza e assenza, tra qui e altrove, vere e proprie “metafore dello spazio e simboli dei luoghi”.
Nel lavoro di Wolf, la soglia si configura come un luogo di conoscenza: uno spazio che invita alla sosta, allo sguardo e alla meditazione. È in questo punto che la realtà e l’immaginazione entrano in contatto. Le sue fotografie indicano strade e alterità possibili, presentandosi come luoghi di transizione che connettono e allo stesso tempo separano, offrendo visioni simultanee d’interno ed esterno.
Silvio Wolf riflette sugli ambigui meccanismi della percezione e sul modo in cui l’immagine traduce la multidimensionalità del reale nella bidimensionalità della rappresentazione fotografica, collocandosi al limite tra il visibile e il non visibile: un confine che si affaccia su due mondi connessi che non potrebbero vivere l’uno senza l’altro, poiché, come afferma l’artista: “tutto ciò che unisce, separa”.
I luoghi che l’artista raffigura sono definiti da forme architettoniche ambigue, le cui immagini divengono soglie percettive ed esistenziali, stazioni di un percorso simbolico del quale ci offre una misteriosa evidenza visiva. Le sue fotografie nascono da uno strappo virtuale operato mediante la luce. L’oggetto rappresentato rimane intatto e la materia inviolata, ma virtualmente trasposti, tramite il processo fotografico, in un altrove spazio-temporale. Questo atto di estrazione dalla realtà costituisce l’appropriazione da parte dell’artista di qualcosa che profondamente già gli appartiene e che attende di essere visto e riconosciuto.
Come osserva Wolf: “La mia predilezione per i luoghi di transizione vuole forse indicare che la Fotografia, in quanto linguaggio simbolico, può essere pensata come soglia tra il reale visibile e i suoi molteplici livelli d’interpretazione, il limite e punto di coincidenza tra materiale e immateriale, reale e possibile. La Fotografia è un’interfaccia, il luogo di contatto tra l’Io e il reale. Ogni lavoro nasce da un incontro che interroga lo spazio che ci separa da ciò che vediamo: è in quel varco sottile che continuo a ricercare”.
Durante il periodo della mostra, negli spazi di BUILDING TERZO PIANO, sarà presentato il libro d’artista: Dal Libro della Vita, realizzato da Prearo Editore (Milano) nel 2026. Questo libro-opera, in edizione bilingue (italiano e inglese), è costituito da 15 stampe originali in tiratura limitata firmate da Silvio Wolf e inserite in altrettanti quartini alla francese, racchiusi in una scatola-contenitore in seta nera. Il volume, accompagnato da una conversazione tra Alberto Fiz e Silvio Wolf, sintetizza 45 anni di ricerca visiva ed esistenziale dell’artista attorno ai temi della Soglia, dell’Assenza e dell’Altrove.
Silvio Wolf (Milano, 1952) vive e lavora tra Milano e New York.
Ha studiato Filosofia e Psicologia in Italia e Fotografia e Arti visive a Londra dove ha conseguito lo Higher Diploma in Advanced Photography presso il London College of Printing. Fino alla metà degli anni ‘80 ha utilizzato esclusivamente il mezzo fotografico esplorandone gli statuti, il linguaggio e la bidimensionalità dell’immagine. Il suo lavoro si è orientato in direzioni diverse da quelle della tradizione, tese allora a privilegiare il valore testimoniale e narrativo dell’immagine fotografica, ricercando invece una visione soggettiva e metaforica della realtà. Ha realizzato polittici e opere di grande formato per esplorare i limiti della rappresentazione fotografica, sfidando la natura indessicale del mezzo attraverso l’interesse per l’astrazione e il rapporto tra visibile e invisibile. Tra le mostre di questo periodo si segnalano: Nuova Immagine nel 1980, Palazzo della Triennale di Milano; Linee della Ricerca Artistica in Italia 1960/80 nel 1981, Palazzo delle Esposizioni di Roma; Aktuell ‘83, Lenbachhaus di Monaco di Baviera; L'Italie Aujourd’hui nel 1985, Centre National d’Art Contemporain, Nizza, e Documenta VIII nel 1987, Kassel. Dalla fine degli anni ’80 ad oggi ha introdotto nel suo lavoro l’uso di un ampio spettro di nuovi linguaggi, utilizzando l’immagine in movimento, le proiezioni, la luce e il suono. Le sue opere escono così dalla bidimensionalità della fotografia, creando progetti multi-media e installazioni sonore che coinvolgono lo spazio architettonico e sociale, e la specificità dei luoghi in cui è chiamato a operare. L’artista risponde alla storia e alla personalità che i luoghi esprimono, stabilendo con essi un rapporto simbolico ed esperienziale del quale il pubblico diviene parte attiva e consapevole. Nei suoi progetti site-specific, come in tutta l’opera fotografica, sono sempre centrali i problemi del Limite, dell'Altrove e della Soglia. Ha realizzato mostre in gallerie e installazioni temporanee e permanenti in musei, spazi pubblici e luoghi non convenzionali in Belgio, Canada, Cina, Corea, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Lussemburgo, Spagna, Svizzera e Stati Uniti. Nel 2009 è stato invitato alla 53a Biennale di Venezia.
Libri e monografie: Silvio Wolf, ed. Staatliche Kunsthalle, Baden-Baden, 1992; Light Specific, ed. Nuovi Strumenti, Brescia, 1995; The Elsewhere, ed. Royal Festival Hall, Londra, 1999; Paradiso, ed. Galleria Gottardo e Contrasto, Milano, 2006; On The Threshold, ed. Silvana Editoriale, Milano, 2011; Origini, ed. Postmedia, Milano, 2016; Being and Becoming, ed. BDC, Parma, 2024.
È docente presso l’Istituto Europeo di Design di Milano e la School of Visual Arts di New York.
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