Tancredi Fornasetti. La città in-vivibile
Tancredi Fornasetti, Affogati nella metropoli, 2015
Dal 11 Febbraio 2016 al 4 Marzo 2016
Milano | Visualizza tutte le mostre a Milano
Luogo: Galleria Mario Giusti HQ-HEADQUARTER
Indirizzo: via Cesare Correnti 14
Orari: da lunedì a venerdì 10.30-19 o su appuntamento
E-Mail info: info@mariogiustihq.com
Sito ufficiale: http://www.mariogiustihq.com
L’artista romano inaugura l’11 febbraio 2016 (h.18) alla Galleria Mario Giusti HQ-Headquarter di Milano. 20 nuovi lavori che illustrano il suo percorso d’immaginazione contemporanea, fra geometrie architettoniche, sogno spontaneo quanto organizzato, citazioni storiche, riletture classiche e la meraviglia della sua colorazione. Un viaggio neometafisico nelle “Città Invisibili”, dal titolo di un suo quadro.
Geometria: ”Propriamente, l'arte del misurar le terre [Latino: geometria]"
“La distanza più breve tra due punti è data da una linea retta”. Archimede
Milano, gennaio 2016 .
Tancredi è figlio d’arte, lo diciamo subito, e così ci siamo tolti il pensiero e possiamo raccontare la sua straordinaria individualità originale.
Si può tranquillamente affermare che Tancredi si muova in quel grande oceano che è l’Astrattismo che nasce quando nei quadri non vi è più riferimento alla realtà. Nel campo delle immagini, i segni, intesi come simboli che rimandano a cose o idee, sono già un modo astratto di rappresentare la realtà.
Più nello specifico la poetica della pittura di Fornasetti è fatta di geometria e architettura, quest’ultima, ora razionalista degli anni ’30, ora metafisica con qualche ispirazione a De Chirico (Giochi di scale e Le Città Invisibili).
Nei suoi quadri però va detto, anche perché ne esprime la sua grande originalità, Il concetto di "astrazione" è molto generale: esprime un procedimento mentale ed emotivo che descrive la realtà nella molteplicità delle sue caratteristiche.
Si avverte, come fattore ispirativo, una formazione contemporanea fatta di studi classici, grandi riferimenti storico-artistici e la dimensione di un giovane quasi nativo digitale: se, citandone solo alcuni, per Mondrian, Kandinsky, Malevich e Soldati le regole, gli stimoli stavano nell’abolizione della terza dimensione e l’indipendenza dai valori emotivi, qui troviamo occhi cresciuti a video, giochi e mondo digitale mischiati, come colori nei suoi pennelli, con gli immortali paesaggi romani e l’emozione regna incontrastata.
Inevitabile dunque che la formazione delle sue “strutture impossibili” si rifaccia anche alla scenografia colossale cinematografica oltre che all’opera pittorica di riferimento. Eppure… in tutto questo c’è grandissima armonia: Tancredi riesce a citare Depero, il suo magnifico Moto Perpetuo del 2014 è quasi una rilettura della Rotazione di Ballerina e Pappagalli e, nello stesso tempo creare una superficie geometrica di gioco come l’evoluzione del suo spazio scenico. Ci riporta in tempi lontanissimi e primordiali in cui la geometria sacra, considerata una forma di “magia talismanica", non venne più applicata unicamente all'architettura, ma anche alla pittura.
D’altronde la storia contemporanea ci ha dato esempi di incontri straordinari, ci piace ricordare il 1982, quando Warhol realizzò una serie di opere ispirate alla pittura metafisica di De Chirico, morto da 4 anni. Il progetto si concretizzò in una mostra intitolata “Warhol versus De Chirico”, che fu presentata nella sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio a Roma, il 20 novembre 1982.
Tornando a Tancredi, egli ha un potente immaginario nutrito dall’accidentalità dell’inconscio e, mediante l’uso di tecniche pittoriche faticose, il lavoro a mano libera, realizza una sorta di skyline contemporaneo, usando il linguaggio dell’arte: ora come i surrealisti sotto il segno dell’enigma, ora fuori dagli schematismi del surrealismo in favore di una geometria gioiosa e illuminata, solare.
Come Soldati, padre nobile di quest’arte, “giunge alla riduzione a elementari scansioni geometriche della stesura pittorica, così da lasciare ogni risalto alla creatività che muove schemi e strutture senza bloccarli in dati percettivi rigidi e definitivi” (Paolo Fossati)
La sua pittura si muove con un entusiasmo contagioso, forza i protocolli stilistici del genere e afferma una sua statura espressiva che non attua dunque una formula, ma continuamente interroga la lingua pittorica nel processo stesso del suo farsi, in perfetta chiarezza intellettuale. In altri termini, l’assunzione naturale e il metabolismo verso le avventure infinite della forma possibile è un’esplorazione programmatica di spazi e strutture a forte tasso di dinamismo.
Come ha scritto Manuela Van: “…Tancredi Fornasetti lavora sul rapporto Spazio-Colore il quale si può definire come il fulcro di quella stretta connessione e interazione di due forze opposte, una analitica e l'altra sintetica, una centrifuga e l'altra centripete. Lo spettatore è proiettato in un mondo dove sembrano aprirsi porte , strade e finestre le quali diventano poi linee e forme più o meno complesse che creano un susseguirsi di infiniti percorsi e possibilità che si contraddicono e si sostengono al tempo stesso creando piani sovrapposti che guidano verso infinite possibilità…”
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