Maria Candeo. Dro Drone Land. Dipinti e incisioni
Maria Candeo, Residui sterili di lavorazione del rame canalizzati nel fiume, New Mexico, acrilico, olio su tela, cm.100x100, 2016
Dal 24 Febbraio 2017 al 26 Marzo 2017
Padova | Visualizza tutte le mostre a Padova
Luogo: Sala della Gran Guardia
Indirizzo: piazza dei Signori
Curatori: Enrica Feltracco
Enti promotori:
- Comune di Padova - Settore Cultura Turismo Musei e Biblioteche
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 049 8204522
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale: http://padovacultura.padovanet.it/it
Venerdì 24 febbraio alle ore 18,30 alla Sala della Gran Guardia di Padova inaugura DRO DRONE LAND personale di Maria Candeo organizzata dal Comune di Padova, Settore Cultura, Turismo, Musei e Biblioteche, che rimarrà aperta fino al 26 marzo 2017.
L’esposizione, curata da Enrica Feltracco, presenta 30 opere recenti dell’artista padovana, la cui cifra espressiva risiede nel tradurre e rimodulare immagini di paesaggio, riprese dai satelliti e dai droni, in dipinti, monotipi e grafiche.
La ricerca di Maria Candeo, infatti, prende avvio dalla visione dall’alto, ovvero dalle fotografie scattate dai satelliti, attualizzando in un’ottica contemporanea la rappresentazione ‘a volo d’uccello’, propria dell’arte antica.
L’artista padovana usa queste immagini come modello da riportare sulla tela o sulla lastra d’incisione, attraverso un lungo e attento processo fatto di texture sovrapposte, di delicate velature o di accostamenti cromatici molto studiati. Il paesaggio ritratto dal satellite, benché sfugga a ogni caratterizzazione geografica e a ogni tentativo di tracciare linee nette tra solidi e liquidi, tra terre emerse, fiumi, minerali, scarti di lavorazione, riesce a cogliere alcuni elementi che segnano il passaggio dell’uomo, come le strade, i campi coltivati intensivamente, gli impianti di bonifica, i complessi industriali. Compare la desertificazione, l’antropizzazione spinta, la Terra trasformata e ferita con le sue cicatrici industriali.
L’arte di Maria Candeo si immerge in tutto questo e documenta quanto questo processo si sia ormai spinto verso una deriva difficilmente recuperabile.
Nelle sue opere più recenti, la visione satellitare si abbassa e lascia spazio a quella più prossima del drone. Si riconoscono le strade percorse dalle pattuglie degli eserciti nelle missioni in Afghanistan, i vulcani trasformati in colori luminescenti dalle fotocamere termiche, le lottizzazioni ai confini delle terre aride, le discariche minerarie, gli scarichi industriali, le velme e le barene della laguna di Venezia.
Sono queste le suggestioni che guidano la mano di Maria Candeo, sia quando si affida ai pigmenti e all’olio, sia quando graffia la lastra, per riportare, a monito per le generazioni future, le pesanti e pericolose alterazioni del territorio o meglio, le cicatrici lasciate dall’intervento dell’uomo sul pianeta.
Maria Candeo (1974), padovana, è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Dopo una laurea in lingue e letterature straniere e una carriera in una multinazionale ha deciso di concentrarsi su pittura e incisione. Quasi per contrappasso, a Forte Marghera ha approfondito la ricerca sui paesaggi dai droni e dai satelliti, alla luce della trasformazione del mondo globalizzato, interconnesso e "liquido". Predilige la tecnica ad olio dal piccolo al grande formato. Ha partecipato a numerose mostre nazionali e internazionali. In particolare la sua ultima ricerca sui paesaggi è stata selezionata al IX Premio Internazionale Biennale di Incisione di Monsummano Terme – Mostra omaggio a Freud-Vedova (Gennaio 2016).
Aperto tutti i giorni tranne i lunedì non festivi con orario 10-13 / 14-18,30
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