Mario Schifano. 150 polaroid della Collezione Giorgio Baratti
Mario Schifano. 150 polaroid della Collezione Giorgio Baratti, Galleria Biffi Arte, Piacenza
Dal 26 Marzo 2022 al 5 Giugno 2022
Piacenza | Visualizza tutte le mostre a Piacenza
Luogo: Galleria Biffi Arte
Indirizzo: Via Chiapponi 39
Orari: martedì, mercoledì, venerdì, sabato 10:30 – 12:30 / 15:30 – 19:30; giovedì 10:30 – 12:30; domenica 15:00 – 19:00. Lunedì chiuso
Curatori: Susanna Gualazzini, Fabio Obertelli, Carlo Scagnelli
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Sito ufficiale: http://biffiarte.it
In mostra fino al 5 giugno 2022 nella Galleria Biffi Arte a Piacenza, più di centocinquanta Polaroid di Mario Schifano, già provenienti dalla collezione di Luigi Koelliker, e attualmente parte del nucleo contemporaneo della eclettica Collezione del celebre Giorgio Baratti.
Tra gli italiani, l’artista che più d’ogni altro ha amato le polaroid è stato Mario Schifano. Arte e vita per l’artista si sono intrecciate da sempre. A differenza degli altri mezzi tecnologici, una polaroid conservava, come l’opera d’arte, il suo carattere di unicum. Schifano privilegiava la Polaroid per la sua istantaneità, che è l’essenza di questo mezzo.
La mostra racconta il rutilante approccio visionario di Mario Schifano al tema della multimedialità, attraverso le potenzialità polisemiche del mezzo fotografico. Con una televisione accesa in ogni stanza e il volume al massimo, in un effetto martellante, ipnotico, così Mario Schifano (1934-1998) si immergeva quotidianamente nel flusso catodico di immagini fluorescenti per entrare nel cuore di un bombardamento mediatico costante: “Le notizie a raffica, i flash, i volti, i jingle, le sigle, gli stacchi. Applausi, risate, copioni, zoom, playback, interviste, manga. I lustrini della Carrà, le regie di Ricci, le spallotte spaziali delle giacche, la dittatura dell'Auditel. I suoi occhi registravano, accavallavano, sommavano ogni dettaglio in un gigantesco affresco della sua contemporaneità” (da Diretta tv. Mario Schifano e l'estetica del piccolo schermo, di Chiara Gatti, testo a catalogo).
«Qui c'è la personalità di Mario. Lui non aveva un taccuino, era ovunque» racconta Giorgio Baratti. «In queste immagini emerge il suo spirito esploratore, indagatore implacabile della comunicazione massificata. Vediamo la ricerca, il pensiero, ogni dettaglio di un gigantesco affresco della sua contemporaneità».
L’immagine dell’antiquario è indissolubilmente legata allo spirito di ricerca e promozione che hanno da sempre nutrito le sue perlustrazioni nel territorio dell’arte. Un’avventura alimentata dall’esigenza di salvaguardare, valorizzare e diffondere il patrimonio storico ereditato dalla contemporaneità.
Catalogo in mostra con saggi di Chiara Gatti e Fabio Obertelli.
Tra gli italiani, l’artista che più d’ogni altro ha amato le polaroid è stato Mario Schifano. Arte e vita per l’artista si sono intrecciate da sempre. A differenza degli altri mezzi tecnologici, una polaroid conservava, come l’opera d’arte, il suo carattere di unicum. Schifano privilegiava la Polaroid per la sua istantaneità, che è l’essenza di questo mezzo.
La mostra racconta il rutilante approccio visionario di Mario Schifano al tema della multimedialità, attraverso le potenzialità polisemiche del mezzo fotografico. Con una televisione accesa in ogni stanza e il volume al massimo, in un effetto martellante, ipnotico, così Mario Schifano (1934-1998) si immergeva quotidianamente nel flusso catodico di immagini fluorescenti per entrare nel cuore di un bombardamento mediatico costante: “Le notizie a raffica, i flash, i volti, i jingle, le sigle, gli stacchi. Applausi, risate, copioni, zoom, playback, interviste, manga. I lustrini della Carrà, le regie di Ricci, le spallotte spaziali delle giacche, la dittatura dell'Auditel. I suoi occhi registravano, accavallavano, sommavano ogni dettaglio in un gigantesco affresco della sua contemporaneità” (da Diretta tv. Mario Schifano e l'estetica del piccolo schermo, di Chiara Gatti, testo a catalogo).
«Qui c'è la personalità di Mario. Lui non aveva un taccuino, era ovunque» racconta Giorgio Baratti. «In queste immagini emerge il suo spirito esploratore, indagatore implacabile della comunicazione massificata. Vediamo la ricerca, il pensiero, ogni dettaglio di un gigantesco affresco della sua contemporaneità».
L’immagine dell’antiquario è indissolubilmente legata allo spirito di ricerca e promozione che hanno da sempre nutrito le sue perlustrazioni nel territorio dell’arte. Un’avventura alimentata dall’esigenza di salvaguardare, valorizzare e diffondere il patrimonio storico ereditato dalla contemporaneità.
Catalogo in mostra con saggi di Chiara Gatti e Fabio Obertelli.
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