I Fotografi Veneti del Novecento

© Ferruccio Leiss | Ferruccio Leiss, Venezia

 

Dal 04 Novembre 2017 al 07 Gennaio 2018

San Vito al Tagliamento | Pordenone

Luogo: Chiesa di San Lorenzo

Indirizzo: via Pomponio Amalteo 27

Enti promotori:

  • Comune di San Vito al Tagliamento
  • CRAF

Costo del biglietto: ingresso gratuito

Sito ufficiale: http://www.craf-fvg.it/


Comunicato Stampa:
Il Comune di San Vito al Tagliamento e il CRAF hanno promosso la mostra fotografica “I Fotografi Veneti del ’900”. L’esposizione annovera 130 fotografie (vintages e stampe contemporanee digitali) provenienti in parte dagli archivi del CRAF dove sono conservate e in parte dagli archivi dei singoli fotografi, istituzioni che già collaborano con il CRAF da molti anni tra cui 3M Italia, Circolo Fotografico La Gondola di Venezia, FAST di Treviso e altri importanti Centri (Collezione Vanzella, Treviso; Archivio Zardini, Cortina d'Ampezzo; Collezione Cecere, Pordenone; Tipografia Bonomo, Asiago; Scuola di Fotografia nella Natura, Roma; Archivio Silvia De Biasi, Milano; Circolo Mignon, Padova)

Il catalogo, pubblicato da Giavedoni editore, include testi di Luigi Perissinotto, docente di Filosofia del Linguaggio all’Università Ca’ Foscari di Venezia, dell'architetto Gianantonio Battistella, già assistente allo IUAV, del critico Roberto Mutti, curatore della Fototeca 3M, di Nicola Bustreo per La Gondola e Walter Liva, coordinatore del progetto e del CRAF.

La prima parte della mostra presenta gli albori della fotografia in Veneto nel XX secolo attraverso le immagini di Paolo Salviati, di Pietro Bertoja, scenografo teatrale alla Fenice, del fotografo e tipografo di Asiago Cristiano Domenico Bonomo, di Loredana Barbaran Da Porto le cui opere vennero pubblicate da Alfred Stieglitz su Camera Work. Sono presenti pure i pittorialisti Luigi Cavadini ed Ernesto Graziadei, Giacomo e Pietro Giacomelli impegnati a documentare fotograficamente industrie e istituzioni pubbliche veneziane, Antonia Verocai Zardini, la prima fotoreporter della Guerra 1915 – 1918, Attilio Barbon che sul fronte del Piave apprese i primi rudimenti del mestiere, Antonio Zorzi, infine i pittori/fotografi Umberto Martina e Italo Michieli.

Ferruccio Leiss, influenzato dal Manuale dell’estetica di Benedetto Croce nel rappresentare l'armonia delle forme e del bello, aveva aderìto nel 1947, con Mario Bonzuan, al Circolo La Bussola fondato da Giuseppe Cavalli. Realizzò paesaggi, nature morte e ritratti, ma soprattutto dedicò alla città lagunare gran parte della propria opera: una Venezia onirica, circonfusa di nebbia, decorata di geometriche ombre notturne.
Mario Bonzuan, contribuì con Ferruccio Leiss, alla fondazione del Circolo la Gondola che tentava di conciliare istanze sociali e soggettivismo, documentazione e interpretazione.

Tra i protagonisti del Circolo La Gondola, Paolo Monti, capace di trasmettere alle immagini il senso di un ideale “…incontro tra la realtà fisica e la mente creativa dell’uomo...” come ricordò Rudolf Arnheim, quindi Gino Bolognini, Fulvio Roiter, apparso sulla scena internazionale come l’enfant prodige della fotografia italiana, vero interprete del neorealismo in fotografia, Toni Del Tin, Giorgio Giacobbi, Gianni Berengo Gardin, Giuseppe Bruno, Libero Dall'Agnese, Sergio Del Pero, Carlo Mantovani e successivamente Gustavo Millozzi, Manfredo Manfroi…fino a Massimo Stefanutti, l'attuale presidente del Circolo.

A Treviso nella prima metà del 900 ebbero un ruolo significativo Aldo Nascimben, Mario Botter e Giuseppe Mazzotti, a Verona è stato invece Pino Dal Gal, protogonista dagli anni '60 come Mario Lasalandra che ha sviluppato ricerche sullo sfondo di ambientazioni desolate.
Come ha scritto Roberto Mutti nel suo testo di presentazione del catalogo della mostra: “un’analisi più generale permette di cogliere i tanti aspetti che hanno caratterizzato gli stili dei fotografi qui considerati: si passa dal classico reportage di strada di Toni Del Tin a quello ironico di Libero Dell’Agnese, dallo studio di un’immagine espressivamente più spigolosa cara a Sergio Del Pero ai pregevoli ritratti di Gustavo Millozzi, Giorgio Giacobbi e Pino Guidolotti fino alla ricerca di composizioni marcatamente grafiche in Pino Dal Gal e Mario Bonzuan”.

Se Mario De Biasi fu tra i maggiori interpreti dell'epopea che nasceva negli anni '50 con le riviste illustrate, Luigi Bortoluzzi, detto Borlui, dedicò la sua vita a documentare gli avvenimenti che accadevano nel Veneto. Seguono nel percorso della mostra i “moderni” fotogiornalisti: Giulio Obici, che fu editorialista e inviato speciale per oltre quarant'anni, Enrico Bossan, pluripremiato per i suoi reportage, Etta Lisa Basaldella, autrice di una forma di riscatto documentario di Venezia, e Mattia Zoppellaro, autore di reportage sociali. 

Enzo e Raffaello Bassotto hanno hanno legato il loro nome alla storia della civiltà industriale veronese, mentre sul paesaggio e l’ambiente si sono misurati Gianantonio Battistella, Marco Zanta, Cesare Gerolimetto, uno dei più apprezzati fotografi naturalistici internazionali, Roberto Salbitani ha affrontato la dialettica fra la città e la pubblicità, Luca Campigotto, è celebre per le sue vedute notturne della laguna veneta, Mario Vidor, Stefano Zardini, Cristian Guizzo, Loris Menegazzi, Luca Radatti, Gianluca Eulisse, Claude Andreini e Fabiano Avancini.
A progetti di fotografia e grafica si dedicò Diego Birelli, collaborando anche con Luigi Crocenzi e Lanfranco Colombo, quindi lo Studio Camuffo e Giancarlo Dall'Antonia.

Renato Barasciutti e il figlio Francesco si sono dedicati al ritratto in studio, come ritrattista è anche Moreno Segafredo mentre Claudio Franzini è fotografo nello staff del Museo Fortuny.

Pino Guidolotti aveva stretto una grande amicizia con Ernst Gombrich ed è un autore di caratura internazionale al pari di Paolo Gioli che ha sperimentato il foro stenopeico e l'uso della polaroid. 

Sperimentatori sono anche Toni Meneguzzo, Bruno Lorini, Renato Begnoni che lega sinegircamente pittura e fotografia, Alberto Bevilacqua autore di quadri narrativi, infine Fabio Bolinelli.

Alberto Furlani ama la figura umana inserita in contesti di luce e di colore e Michele Mattiello esplora i linguaggi del corpo.

La fotografia di strada di Giovanni Umicini, Ferdinando Fasolo, Fatima Abbadi (che si occupa della “quotidianità perduta”, così lei la definisce)coglie momenti di vita di tutti i giorni,

Importanti e significative anche le opere di Gabriella Veronese, Elena Soloni, Maria Letizia Gabriele, Monia Perissinotto, Mirella La Rosa, Serena Genovese e Ivana Galli con la sua viva iconografia contemporanea.

Apertura sabato 4 novembre, ore 16.00

Orari: venerdì mattina su appuntamento / sabato e domenica 10.30/12.30 – 15.30/ 19.00


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