Re-aCT. Uomo - natura | Uomo - magia
Re-aCT. Uomo - natura | Uomo - magia, Cecilia - Centro per la Creatività, Tito (PZ)
Dal 29 July 2014 al 30 September 2014
Tito | Potenza
Luogo: Cecilia - Centro per la Creatività
Indirizzo: Contrada Santa Venere
Orari: su appuntamento
Curatori: Amnesiac Arts
Enti promotori:
- Regione Basilicata
Costo del biglietto: ingresso gratuito
Telefono per informazioni: +39 0971 798342
E-Mail info: amnesiacarts@gmail.com
Sito ufficiale: http://www.amnesiacarts.com
Martedì 29 Luglio presso il Cecilia, Centro per la Creatività di Tito (Pz), sarà inaugurata a partire dalle ore 18.30 la mostra di fine residenza del progetto Re-aCT.
I tre artisti, Eva Frapiccini, Ivano Troisi e Giulia Manfredi, presenteranno le opere realizzate durante la loro permanenza in Basilicata. Il tema della residenza è il rapporto uomo-natura/uomo-magia. Tenendo conto degli studi dello storico etnografo Ernesto de Martino, gli artisti hanno interagito con il territorio alla scoperta delle forme di devozione verso la natura, attraverso “incursioni” nel vasto patrimonio culturale della Basilicata, con ricerche sul campo, osservazioni partecipate e raccolta fonti relative al fenomeno etno-antropologico, nella sua persistenza tra passato e presente.
La residenza ha inteso risvegliare il potere demiurgico e rituale che Gillo Dorfles in “Nuovi riti e nuovi miti” attribuisce, nell’orizzonte contemporaneo, proprio all’arte, in quanto foriera di nuovi significati e tendenze collettivamente condivise e riconoscibili.
Re-aCT è un progetto del Centro Cecilia di Tito, ideato e curato da Amnesiac Arts per il programma Residenze Artistiche in Basilicata, realizzato dalla Regione Basilicata nei centri di Visioni Urbane. Una giuria composta da Lorenzo Benedetti (Direttore dell'Art Center De Vleeshal a Middelburg e Presidente giuria Premio Celeste 2014), Stefano Rabolli Pansera (Direttore di Beyond Entropy, dal 2012 è direttore del Museo di Arte Contemporanea di Calasetta e della Galleria Mangiabarche) e Massimo Lovisco (Fondatore e Presidente dell'Associazione Amnesiac Arts) ha selezionato i tre artisti che per 40 giorni hanno abitato a Tito e utilizzato il Cecilia come laboratorio.
Eva Frapiccini è un’artista interdisciplinare che lavora principalmente con la fotografia e le video installazioni. Anche se visiva, la sua arte ruota in gran parte attorno al linguaggio e alle sue invisibili vie di espressione. Direttamente informatasi attraverso lo studio d’archivio ed indagini di ascolto delle storie locali, l’artista ha realizzato un’opera sul Balvano, sulla sua comunità sconvolta da fatti noti della Storia d’Italia: il brigantaggio, il disastro ferroviario più grande d’Europa, il terremoto del 1980. Attraverso la pellicola della polaroid la Frapiccini ha congelato l’eco di quei misteri che hanno segnato la memoria degli abitanti fino a trasformare la toponomastica dei luoghi, alla ricerca di una nuova mitologia.
Il lavoro di Ivano Troisi parte dall’osservazione della natura per attuare un’analisi dei processi che ne caratterizzano le trasformazioni e mutazioni. La natura è oggetto di un processo di contemplazione, che successivamente diventa di documentazione, per risolversi in un meccanismo conoscitivo e scientifico. L’opera realizzata durante la residenza in Basilicata descrive questa azione di rivelamento del territorio lucano, alla ricerca dei segni che celebrano il rapporto stretto tra l’uomo e la sua natura. Questi segni sono le tracce che compongono la mappa dei sentimenti e delle ritualità di un popolo che ciclicamente riafferma, rinnovandola, la sua esistenza. Ecco allora che i “tagli” degli alberi, impressi da Troisi nella carta e rilevati sulle ceppaie lasciate nel terreno, diventano le impronte digitali di un processo con-naturato da riscoprire ogni volta.
Le opere di Giulia Manfredi spaziano dalla videoinstallazione alla pittura, dalla scultura all’animazione; dove i vari linguaggi si compenetrano dialogando tra di loro, attraendo lo spettatore all’interno di atmosfere dinamiche e multiformi. Dall’osservazione dei riti arborei e magici, suggestionata dalla commistione tra gli aspetti cristiani dell’azione sacrale e il suo fulcro pagano, l’artista ha riversato nella sua opera la natura ambivalente che si trova rispecchiata in molteplici aspetti della tradizione magica lucana. Tale ambivalenza “riemerge” dal lavoro plasmato dalla Manfredi in tutta la sua forza dicotomica, figurata attraverso l’zione di assemblaggio di elementi che testimoniano l’essenza di un’unione impossibile e pure concretamente esistente nel territorio lucano.
I tre artisti, Eva Frapiccini, Ivano Troisi e Giulia Manfredi, presenteranno le opere realizzate durante la loro permanenza in Basilicata. Il tema della residenza è il rapporto uomo-natura/uomo-magia. Tenendo conto degli studi dello storico etnografo Ernesto de Martino, gli artisti hanno interagito con il territorio alla scoperta delle forme di devozione verso la natura, attraverso “incursioni” nel vasto patrimonio culturale della Basilicata, con ricerche sul campo, osservazioni partecipate e raccolta fonti relative al fenomeno etno-antropologico, nella sua persistenza tra passato e presente.
La residenza ha inteso risvegliare il potere demiurgico e rituale che Gillo Dorfles in “Nuovi riti e nuovi miti” attribuisce, nell’orizzonte contemporaneo, proprio all’arte, in quanto foriera di nuovi significati e tendenze collettivamente condivise e riconoscibili.
Re-aCT è un progetto del Centro Cecilia di Tito, ideato e curato da Amnesiac Arts per il programma Residenze Artistiche in Basilicata, realizzato dalla Regione Basilicata nei centri di Visioni Urbane. Una giuria composta da Lorenzo Benedetti (Direttore dell'Art Center De Vleeshal a Middelburg e Presidente giuria Premio Celeste 2014), Stefano Rabolli Pansera (Direttore di Beyond Entropy, dal 2012 è direttore del Museo di Arte Contemporanea di Calasetta e della Galleria Mangiabarche) e Massimo Lovisco (Fondatore e Presidente dell'Associazione Amnesiac Arts) ha selezionato i tre artisti che per 40 giorni hanno abitato a Tito e utilizzato il Cecilia come laboratorio.
Eva Frapiccini è un’artista interdisciplinare che lavora principalmente con la fotografia e le video installazioni. Anche se visiva, la sua arte ruota in gran parte attorno al linguaggio e alle sue invisibili vie di espressione. Direttamente informatasi attraverso lo studio d’archivio ed indagini di ascolto delle storie locali, l’artista ha realizzato un’opera sul Balvano, sulla sua comunità sconvolta da fatti noti della Storia d’Italia: il brigantaggio, il disastro ferroviario più grande d’Europa, il terremoto del 1980. Attraverso la pellicola della polaroid la Frapiccini ha congelato l’eco di quei misteri che hanno segnato la memoria degli abitanti fino a trasformare la toponomastica dei luoghi, alla ricerca di una nuova mitologia.
Il lavoro di Ivano Troisi parte dall’osservazione della natura per attuare un’analisi dei processi che ne caratterizzano le trasformazioni e mutazioni. La natura è oggetto di un processo di contemplazione, che successivamente diventa di documentazione, per risolversi in un meccanismo conoscitivo e scientifico. L’opera realizzata durante la residenza in Basilicata descrive questa azione di rivelamento del territorio lucano, alla ricerca dei segni che celebrano il rapporto stretto tra l’uomo e la sua natura. Questi segni sono le tracce che compongono la mappa dei sentimenti e delle ritualità di un popolo che ciclicamente riafferma, rinnovandola, la sua esistenza. Ecco allora che i “tagli” degli alberi, impressi da Troisi nella carta e rilevati sulle ceppaie lasciate nel terreno, diventano le impronte digitali di un processo con-naturato da riscoprire ogni volta.
Le opere di Giulia Manfredi spaziano dalla videoinstallazione alla pittura, dalla scultura all’animazione; dove i vari linguaggi si compenetrano dialogando tra di loro, attraendo lo spettatore all’interno di atmosfere dinamiche e multiformi. Dall’osservazione dei riti arborei e magici, suggestionata dalla commistione tra gli aspetti cristiani dell’azione sacrale e il suo fulcro pagano, l’artista ha riversato nella sua opera la natura ambivalente che si trova rispecchiata in molteplici aspetti della tradizione magica lucana. Tale ambivalenza “riemerge” dal lavoro plasmato dalla Manfredi in tutta la sua forza dicotomica, figurata attraverso l’zione di assemblaggio di elementi che testimoniano l’essenza di un’unione impossibile e pure concretamente esistente nel territorio lucano.
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