Emanuele Parmegiani. I'm back
Opera di Emanuele Parmegiani
Dal 12 Marzo 2025 al 19 Marzo 2025
Luogo: Museo Fondazione Venanzo Crocetti
Indirizzo: Via Cassia 492
Curatori: Alberto Dambruoso
Enti promotori:
- Supergas Italiana
Telefono per informazioni: +39 06 33711468
E-Mail info: info@fondazionecrocetti.it
Sito ufficiale: http://www.museocrocetti.it
Mercoledì 12 marzo 2025 alle ore 18.00, nelle sale del Museo Fondazione Venanzo Crocetti, inaugura la mostra personale I’m back di Emanuele Parmegiani a cura di Alberto Dambruoso, promossa da Supergas Italiana.
In mostra l’ultima produzione dell’artista nella quale, come scrive il curatore, «sono ancora il segno e il colore ad ergersi a protagonisti delle opere», così come «sono sempre il pop, il graffitismo, l’arte informale e l’espressionismo i riferimenti artistici ai quali si può ricondurre il suo modus operandi.»
Infatti, continua Dambruoso, «il segno di Parmegiani è vorticoso, serpentino, tende ad ispessirsi formando dei reticoli. Questa trama, costituita da infiniti segni che si accavallano tra di loro, è, di fatto, la base sia dei suoi disegni sia dei suoi dipinti. Le nuove opere pittoriche sono ancora esplosioni vitalistiche di colori che testimoniano della sua inesauribile energia e della sua potente visione immaginativa. Qui il colore viene steso di getto, lasciando volutamente che le colature attraversino la superficie del quadro facendo vibrare l’intera composizione. Ma sono soprattutto i disegni in bianco e nero quelli che, a mio avviso, destano maggior interesse nella ricerca degli ultimi anni. È in questa serie di opere su carta che Parmegiani ha impresso un nuovo corso al suo segno: opere fittissime, frenetiche, al limite del horror vacui più manifesto si alternano ad altre in cui, al contrario, il bianco del fondo prevale sul nero della figura. Anche i registri mutano: si va da quelli riflessivi e tragici del “New York, Parigi, Roma durante il discorso del Duce”, dove l’affastellamento del segno dà il senso delle folle oceaniche nelle pubbliche radunate”, a quelli più ironici come “The lady beauty” dove la costruzione della figura sembra seguire le leggi della caricatura, rendendo ilare il soggetto rappresentato.
Ma sono tanti altri i disegni nati negli ultimi due - tre anni, a volte astratti altre figurativi, che destano molto interesse proprio per le qualità intrinseche di un segno di stampo visionario, tale da generare immagini inedite, a metà strada tra realtà e surrealismo. “Il sonno della realtà genera mostri”, affermava Goya intitolando così una delle sue più celebri acqueforti. Facendo il verso a Goya, Parmegiani sembra partire dal sogno, di tipo delirante e allucinatorio, per generare a volte dei mostri nelle sue opere. Ma i mostriciattoli di Parmegiani, pur mostrando i denti aguzzi, non spaventano. Essi assumono delle sembianze grottesche, goffe ed ironiche che sembrano nate più dalla fantasia di un bambino che di un adulto. E io credo stia proprio qui la forza in molte delle sue opere: farci vedere il mondo con gli occhi di un bambino al fine di far emergere l’eterno bambino che è in noi. Dall’altra parte, queste opere possono invece essere lette come la metafora dell’uomo moderno che vive in una società costituita da tanti piccoli e grandi mostri bramosi di un potere costrittivo. In questo senso le sue opere possono sono un monito a non farsi assoggettare e ad essere liberi nell’autodeterminarsi.»
A distanza di quattro anni dalla sua ultima mostra personale, I’m back - sono tornato «suona dunque come un atto di rinascita.»
Emanuele Parmegiani nasce a Roma nel 1974, dove vive e lavora. Dopo gli studi classici si iscrive alla Facoltà di Sociologia e Scienze della Comunicazione, dove orienta la sua ricerca sulla sperimentazione cinematografica, e in particolare sul cortometraggio come forma di comunicazione della propria arte. Ideatore e autore di sceneggiature per il cinema e per il teatro, ha approfondito anche lo studio della recitazione come sintesi di molte forme d’arte, alternando lunghi periodi alla fotografia e alla pittura. Dal 2010 si dedica esclusivamente alla pittura, esponendo in diverse mostre personali e collettive sia in Italia che all’estero. Hanno scritto di lui: Lina Calenne, Alberto Dambruoso, Valeria Lupi, Paola Valori. Tra le principali esposizioni: 2011, Animals, curata dallo staff della rivista Exibart, Galleria dei Serpenti - Roma; 2016, L’utopia della mente stellare a cura di Alberto Dambruoso e Lina Calenne, Micro arti visive - Roma; 2018, Metropolitania, a cura di Alberto Dambruoso e Lina Calenne, Micro arti visive - Roma. Tra il 2020 e il 2021 espone permanentemente nello spazio Tibaldi Arte come unico artista; nel 2021 presenta la mostra personale Dopo tutto, Palazzo Velli Expo - Roma, a cura di Alberto Dambruoso.
In mostra l’ultima produzione dell’artista nella quale, come scrive il curatore, «sono ancora il segno e il colore ad ergersi a protagonisti delle opere», così come «sono sempre il pop, il graffitismo, l’arte informale e l’espressionismo i riferimenti artistici ai quali si può ricondurre il suo modus operandi.»
Infatti, continua Dambruoso, «il segno di Parmegiani è vorticoso, serpentino, tende ad ispessirsi formando dei reticoli. Questa trama, costituita da infiniti segni che si accavallano tra di loro, è, di fatto, la base sia dei suoi disegni sia dei suoi dipinti. Le nuove opere pittoriche sono ancora esplosioni vitalistiche di colori che testimoniano della sua inesauribile energia e della sua potente visione immaginativa. Qui il colore viene steso di getto, lasciando volutamente che le colature attraversino la superficie del quadro facendo vibrare l’intera composizione. Ma sono soprattutto i disegni in bianco e nero quelli che, a mio avviso, destano maggior interesse nella ricerca degli ultimi anni. È in questa serie di opere su carta che Parmegiani ha impresso un nuovo corso al suo segno: opere fittissime, frenetiche, al limite del horror vacui più manifesto si alternano ad altre in cui, al contrario, il bianco del fondo prevale sul nero della figura. Anche i registri mutano: si va da quelli riflessivi e tragici del “New York, Parigi, Roma durante il discorso del Duce”, dove l’affastellamento del segno dà il senso delle folle oceaniche nelle pubbliche radunate”, a quelli più ironici come “The lady beauty” dove la costruzione della figura sembra seguire le leggi della caricatura, rendendo ilare il soggetto rappresentato.
Ma sono tanti altri i disegni nati negli ultimi due - tre anni, a volte astratti altre figurativi, che destano molto interesse proprio per le qualità intrinseche di un segno di stampo visionario, tale da generare immagini inedite, a metà strada tra realtà e surrealismo. “Il sonno della realtà genera mostri”, affermava Goya intitolando così una delle sue più celebri acqueforti. Facendo il verso a Goya, Parmegiani sembra partire dal sogno, di tipo delirante e allucinatorio, per generare a volte dei mostri nelle sue opere. Ma i mostriciattoli di Parmegiani, pur mostrando i denti aguzzi, non spaventano. Essi assumono delle sembianze grottesche, goffe ed ironiche che sembrano nate più dalla fantasia di un bambino che di un adulto. E io credo stia proprio qui la forza in molte delle sue opere: farci vedere il mondo con gli occhi di un bambino al fine di far emergere l’eterno bambino che è in noi. Dall’altra parte, queste opere possono invece essere lette come la metafora dell’uomo moderno che vive in una società costituita da tanti piccoli e grandi mostri bramosi di un potere costrittivo. In questo senso le sue opere possono sono un monito a non farsi assoggettare e ad essere liberi nell’autodeterminarsi.»
A distanza di quattro anni dalla sua ultima mostra personale, I’m back - sono tornato «suona dunque come un atto di rinascita.»
Emanuele Parmegiani nasce a Roma nel 1974, dove vive e lavora. Dopo gli studi classici si iscrive alla Facoltà di Sociologia e Scienze della Comunicazione, dove orienta la sua ricerca sulla sperimentazione cinematografica, e in particolare sul cortometraggio come forma di comunicazione della propria arte. Ideatore e autore di sceneggiature per il cinema e per il teatro, ha approfondito anche lo studio della recitazione come sintesi di molte forme d’arte, alternando lunghi periodi alla fotografia e alla pittura. Dal 2010 si dedica esclusivamente alla pittura, esponendo in diverse mostre personali e collettive sia in Italia che all’estero. Hanno scritto di lui: Lina Calenne, Alberto Dambruoso, Valeria Lupi, Paola Valori. Tra le principali esposizioni: 2011, Animals, curata dallo staff della rivista Exibart, Galleria dei Serpenti - Roma; 2016, L’utopia della mente stellare a cura di Alberto Dambruoso e Lina Calenne, Micro arti visive - Roma; 2018, Metropolitania, a cura di Alberto Dambruoso e Lina Calenne, Micro arti visive - Roma. Tra il 2020 e il 2021 espone permanentemente nello spazio Tibaldi Arte come unico artista; nel 2021 presenta la mostra personale Dopo tutto, Palazzo Velli Expo - Roma, a cura di Alberto Dambruoso.
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