Idee Migranti
Idee Migranti, Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico Luigi Pigorini, Roma
Dal 14 Novembre 2012 al 27 Novembre 2012
Luogo: Museo Nazionale Preistorico ed Etnografico Luigi Pigorini
Indirizzo: piazza Guglielmo Marconi 14
Orari: da lunedì a sabato 9-18; domenica 9-13.30
Costo del biglietto: intero euro 6, ridotto euro 3
Telefono per informazioni: +39 06 549521
E-Mail info: pigorini@arti.beniculturali.it
Sito ufficiale: http://www.pigorini.beniculturali.it
Installazioni / performances / incontri
I Parte
25 ottobre - 15 dicembre 2012
La sezione “IDEE MIGRANTI” della mostra [S]oggetti migranti: dietro le cose le persone intende accogliere, nel periodo dell’esposizione (fino al 2 aprile 2013), le proposte di artisti, ricercatori, associazioni, centri di ricerca, ecc. che hanno partecipato al concorso lanciato dal Museo “Luigi Pigorini” nel luglio 2012.
“IDEE MIGRANTI” è un ampliamento della mostra [S]oggetti migranti e della sua missione: aprire gli spazi museali al dialogo tra diversi attori del territorio nazionale per rafforzare la vocazione del museo ad essere contenitore e catalizzatore di multivolcalità, prospettive critiche, contaminazioni di linguaggi.
MÚ-TA-MÈN-TI
di Elena Pinzuti
Installazione – Spazio Vetrata
L’installazione nasce dalla mia esperienza di migrante non principalmente nell’aspetto esterno e misurabile di spostamento da un luogo ad un altro luogo,ma nel senso più interno di continua tensione dell’io: “Qualunque cosa tu dica o faccia c’è un grido dentro: non è per questo, non è per questo! E così tutto rimanda ad una segreta domanda: l’atto è un pretesto”… (C. Rebora, “Sacchi a terra per gli occhi“, Poesie Garzanti).
Tensione che è un uscire fuori, un cercare sé, che è la condizione esodale di tutti gli uomini e che nel corpo ha la sua più drammatica e originaria espressione.
β?ος
di Giuseppe Graziosi
Installazione - Spazio Vetrata
Questo lavoro vuole essere un omaggio alla vita, nel senso biologico del termine. Questi piccoli “esseri”, creati dall’unione dei mondi minerali vegetali e animali, sono pronti a volare e a spostarsi nel Mondo, nello spazio, alla ricerca del sole, dell’acqua, della terra dove nidificare e riprodursi. Provengono dalle tombe dei popoli precolombiani o svincolati da alcuni feticci custoditi gelosamente dagli Asmat. Seppur fissi e inanimati comunicano e suggeriscono forza vitale. Si possono immaginare in volo, spinti dalle correnti, leggeri nel loro peso di porfido e legno.
Il piumaggio variopinto li aiuterà a scacciare il maligno, come spauracchi apotropaici porteranno con se la bontà dei culti da cui provengono. Intrappolati nel mondo inanimato delle cose, comunicheranno con i reperti loro affini. Mescolati alle raccolte tribali ne completeranno il percorso, riportando nella contemporaneità, il linguaggio nascosto nei manufatti, “testimonianze culturali” ora docili ora agguerrite, come figlie discendenti dirette della razza umana.
La Memoria nel Migrare
di Claudia Bellocchi
Installazione – Soppalco Oceania
Se il fenomeno migratorio, nel corso dei secoli si è andato trasformando negli aspetti geopolitici, la Memoria è l’elemento che accompagna tutti i migranti in ogni epoca. Indissolubilmente legato al fenomeno migratorio, è lo sradicamento: non importa da dove si parte o dove si arriva, il sentimento è lo stesso. È dunque nella Memoria che si attiva il processo attraverso il quale il migrante si integra nella nuova realtà, non perdendo la propria identità. Viceversa, collassando nella Memoria, il migrante rimane imprigionato all’epoca in cui viveva ancora nel paese di origine. Memoria e nostalgia: sentimento struggente o rifugio per ricomporre un mosaico personale, un’immagine presente che sintetizza in sé passato e futuro.
S(h)omewhere
di Ovidiu Leuce
Wall-Collage - Soppalco Oceania
Un wall-collage che sollecita l’attenzione e invita lo spettatore alla riflessione. Un “montaggio delle attrazioni”: immagini accumulate negli archivi personali, foto di famiglia o immagini prese dai media in maniera “random”. L’idea è di mettere in scena una possibile storia collettiva con il sostegno di elementi autiobiografici, ricordi, sentimenti, sensazioni della storia personale come in una sorta di diario visivo. La migrazione, vissuta personalmente dall’artista, nato in Romania e residente a Roma, implica l’idea di frammentazione e fluidità, di collegamento con l’alterità, con gli altri spazi sociali e psicologici, fondamentali nella comprensione della condizione postmoderna.
I Parte
25 ottobre - 15 dicembre 2012
La sezione “IDEE MIGRANTI” della mostra [S]oggetti migranti: dietro le cose le persone intende accogliere, nel periodo dell’esposizione (fino al 2 aprile 2013), le proposte di artisti, ricercatori, associazioni, centri di ricerca, ecc. che hanno partecipato al concorso lanciato dal Museo “Luigi Pigorini” nel luglio 2012.
“IDEE MIGRANTI” è un ampliamento della mostra [S]oggetti migranti e della sua missione: aprire gli spazi museali al dialogo tra diversi attori del territorio nazionale per rafforzare la vocazione del museo ad essere contenitore e catalizzatore di multivolcalità, prospettive critiche, contaminazioni di linguaggi.
MÚ-TA-MÈN-TI
di Elena Pinzuti
Installazione – Spazio Vetrata
L’installazione nasce dalla mia esperienza di migrante non principalmente nell’aspetto esterno e misurabile di spostamento da un luogo ad un altro luogo,ma nel senso più interno di continua tensione dell’io: “Qualunque cosa tu dica o faccia c’è un grido dentro: non è per questo, non è per questo! E così tutto rimanda ad una segreta domanda: l’atto è un pretesto”… (C. Rebora, “Sacchi a terra per gli occhi“, Poesie Garzanti).
Tensione che è un uscire fuori, un cercare sé, che è la condizione esodale di tutti gli uomini e che nel corpo ha la sua più drammatica e originaria espressione.
β?ος
di Giuseppe Graziosi
Installazione - Spazio Vetrata
Questo lavoro vuole essere un omaggio alla vita, nel senso biologico del termine. Questi piccoli “esseri”, creati dall’unione dei mondi minerali vegetali e animali, sono pronti a volare e a spostarsi nel Mondo, nello spazio, alla ricerca del sole, dell’acqua, della terra dove nidificare e riprodursi. Provengono dalle tombe dei popoli precolombiani o svincolati da alcuni feticci custoditi gelosamente dagli Asmat. Seppur fissi e inanimati comunicano e suggeriscono forza vitale. Si possono immaginare in volo, spinti dalle correnti, leggeri nel loro peso di porfido e legno.
Il piumaggio variopinto li aiuterà a scacciare il maligno, come spauracchi apotropaici porteranno con se la bontà dei culti da cui provengono. Intrappolati nel mondo inanimato delle cose, comunicheranno con i reperti loro affini. Mescolati alle raccolte tribali ne completeranno il percorso, riportando nella contemporaneità, il linguaggio nascosto nei manufatti, “testimonianze culturali” ora docili ora agguerrite, come figlie discendenti dirette della razza umana.
La Memoria nel Migrare
di Claudia Bellocchi
Installazione – Soppalco Oceania
Se il fenomeno migratorio, nel corso dei secoli si è andato trasformando negli aspetti geopolitici, la Memoria è l’elemento che accompagna tutti i migranti in ogni epoca. Indissolubilmente legato al fenomeno migratorio, è lo sradicamento: non importa da dove si parte o dove si arriva, il sentimento è lo stesso. È dunque nella Memoria che si attiva il processo attraverso il quale il migrante si integra nella nuova realtà, non perdendo la propria identità. Viceversa, collassando nella Memoria, il migrante rimane imprigionato all’epoca in cui viveva ancora nel paese di origine. Memoria e nostalgia: sentimento struggente o rifugio per ricomporre un mosaico personale, un’immagine presente che sintetizza in sé passato e futuro.
S(h)omewhere
di Ovidiu Leuce
Wall-Collage - Soppalco Oceania
Un wall-collage che sollecita l’attenzione e invita lo spettatore alla riflessione. Un “montaggio delle attrazioni”: immagini accumulate negli archivi personali, foto di famiglia o immagini prese dai media in maniera “random”. L’idea è di mettere in scena una possibile storia collettiva con il sostegno di elementi autiobiografici, ricordi, sentimenti, sensazioni della storia personale come in una sorta di diario visivo. La migrazione, vissuta personalmente dall’artista, nato in Romania e residente a Roma, implica l’idea di frammentazione e fluidità, di collegamento con l’alterità, con gli altri spazi sociali e psicologici, fondamentali nella comprensione della condizione postmoderna.
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