La forza delle rovine
Yves Marchand e Romain Meffre, Window, Packard Motors Plant, Detroit, 2005, Parigi, Galerie Polka. © Yves Marchand & Romain Meffre, courtesy Polka Galerie
Dal 8 Ottobre 2015 al 31 Gennaio 2016
Luogo: Museo Nazionale Romano in Palazzo Altemps
Indirizzo: piazza di Sant’Apollinare 46
Orari: dalle 9.00 alle 19.30; chiuso il lunedì
Curatori: Marcello Barbanera, Alessandra Capodiferro
Enti promotori:
- Soprintendenza Speciale per il Colosseo
- Museo Nazionale Romano
- Area archeologica di Roma
Costo del biglietto: intero 13 €, ridotto 9,50 €
Telefono per informazioni: +39 06 56358003
E-Mail info: sandra.terranova@beniculturali.it
Sito ufficiale: http://www.archeoroma.beniculturali.it
Le allegorie sono, nel campo del pensiero, ciò che le rovine sono in quello delle cose.
Walter Benjamin
Provenienti da collezioni pubbliche e private, italiane e straniere, 120 opere ricostruiscono un ampio discorso sulle rovine: sentinelle del passato, luoghi di memoria, traccia di eventi bellici, ricordo di cataclismi naturali, segno di danni provocati all’ambiente. Tutto questo diviene monito, ma anche fonte di energia creativa per il futuro. La mostra La forza delle rovine, dall’ 8 ottobre 2015 al 31 gennaio 2016, si snoda attraverso tutte le sale del Museo Nazionale Romano a Palazzo Altemps, integrando le opere della collezione permanente, che contribuiscono alla ricchezza della narrazione. La mostra inaugura anche nuovi spazi, che resteranno a disposizione del Museo per ampliare il suo percorso espositivo.
Promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area archeologica di Roma, con Electa, la mostra nasce da un’idea di Marcello Barbanera, che insegna archeologia classica a La Sapienza. Lo stesso Barbanera la cura assieme al direttore del museo di Palazzo Altemps Alessandra Capodiferro, abbinando nelle nove sezioni materiali classici, come sculture, pitture, incisioni, acquerelli, antichi volumi, e testimonianze moderne come fotografie, brani musicali e cinematografici.
Catastrofi: rovine moderne e contemporanee. Sono le catastrofi, naturali e artificiali: guerre, disastri nucleari e ambientali, terremoti.
Torso: dal desiderio di integrità al culto del frammento. Ruota intorno al frammento di statua colossale, il cosiddetto Polifemo della collezione Altemps, e alle sculture di divinità restaurate e integrate nel Sei- e Settecento da grandi artisti come Bernini e Algardi, conservate nel museo.
Paesaggi di rovine. Dove Roma è protagonista nel percorso di formazione di quegli artisti che dal XVI secolo in poi dipingono paesaggi con quanto resta dei monumenti del passato.
Paesaggi rovinati. L’occhio dei fotografi mette a nudo paesaggi violentati, sfruttati, dove in breve tempo gli uomini hanno accumulato relitti industriali e umani.
Anatomia delle rovine. Interamente dedicato a Giambattista Piranesi.
Frammento, memoria, creazione: il cammino della musica. Dove si propongono brani
musicali costruiti intorno al concetto di frammento come elemento generatore.
Il canto delle rovine. Componimenti poetici che narrano storie di distruzione dal realismo all’età contemporanea.
L’errore di Diderot: le rovine nell’antichità classica e orientale. Si propone il confronto con la percezione delle rovine nel mondo antico, nell’assenza della distanza temporale che oggi separa noi dall’antichità.
(Ri)costruire le rovine. Un dibattito di grande attualità chiude il percorso espositivo: quello della relazione tra archeologia e modernità.
Alla mostra si affianca un volume edito da Electa, ricco di contributi su storia, filosofia, letteratura, archeologia, cinema e musica per amplificare il racconto delle opere esposte.
Walter Benjamin
Provenienti da collezioni pubbliche e private, italiane e straniere, 120 opere ricostruiscono un ampio discorso sulle rovine: sentinelle del passato, luoghi di memoria, traccia di eventi bellici, ricordo di cataclismi naturali, segno di danni provocati all’ambiente. Tutto questo diviene monito, ma anche fonte di energia creativa per il futuro. La mostra La forza delle rovine, dall’ 8 ottobre 2015 al 31 gennaio 2016, si snoda attraverso tutte le sale del Museo Nazionale Romano a Palazzo Altemps, integrando le opere della collezione permanente, che contribuiscono alla ricchezza della narrazione. La mostra inaugura anche nuovi spazi, che resteranno a disposizione del Museo per ampliare il suo percorso espositivo.
Promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area archeologica di Roma, con Electa, la mostra nasce da un’idea di Marcello Barbanera, che insegna archeologia classica a La Sapienza. Lo stesso Barbanera la cura assieme al direttore del museo di Palazzo Altemps Alessandra Capodiferro, abbinando nelle nove sezioni materiali classici, come sculture, pitture, incisioni, acquerelli, antichi volumi, e testimonianze moderne come fotografie, brani musicali e cinematografici.
Catastrofi: rovine moderne e contemporanee. Sono le catastrofi, naturali e artificiali: guerre, disastri nucleari e ambientali, terremoti.
Torso: dal desiderio di integrità al culto del frammento. Ruota intorno al frammento di statua colossale, il cosiddetto Polifemo della collezione Altemps, e alle sculture di divinità restaurate e integrate nel Sei- e Settecento da grandi artisti come Bernini e Algardi, conservate nel museo.
Paesaggi di rovine. Dove Roma è protagonista nel percorso di formazione di quegli artisti che dal XVI secolo in poi dipingono paesaggi con quanto resta dei monumenti del passato.
Paesaggi rovinati. L’occhio dei fotografi mette a nudo paesaggi violentati, sfruttati, dove in breve tempo gli uomini hanno accumulato relitti industriali e umani.
Anatomia delle rovine. Interamente dedicato a Giambattista Piranesi.
Frammento, memoria, creazione: il cammino della musica. Dove si propongono brani
musicali costruiti intorno al concetto di frammento come elemento generatore.
Il canto delle rovine. Componimenti poetici che narrano storie di distruzione dal realismo all’età contemporanea.
L’errore di Diderot: le rovine nell’antichità classica e orientale. Si propone il confronto con la percezione delle rovine nel mondo antico, nell’assenza della distanza temporale che oggi separa noi dall’antichità.
(Ri)costruire le rovine. Un dibattito di grande attualità chiude il percorso espositivo: quello della relazione tra archeologia e modernità.
Alla mostra si affianca un volume edito da Electa, ricco di contributi su storia, filosofia, letteratura, archeologia, cinema e musica per amplificare il racconto delle opere esposte.
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