Latefa Wiersch. Atlas Studios
Latefa Wiersch, veduta della mostra “Hannibal”, Dortmunder Kunstverein, 2025. Courtesy l’artista e Dortmunder Kunstverein I Ph. Jens Franke
Dal 12 Marzo 2026 al 5 Luglio 2026
Luogo: Istituto Svizzero
Indirizzo: Via Ludovisi 48
Orari: Mercoledì/Venerdì: 14:30-18:30 Giovedì: 14:30-20:00 Sabato/Domenica: 11:00-18:30
Costo del biglietto: Ingresso gratuito, nessuna registrazione richiesta
Telefono per informazioni: +39 06 420 421
E-Mail info: roma@istitutosvizzero.it
Sito ufficiale: http://www.istitutosvizzero.it
Istituto Svizzero presenta Atlas Studios, la prima mostra monografica in Italia dell’artista Latefa Wiersch (1982, Dortmund, vive a Zurigo). Progettata appositamente per gli spazi di Villa Maraini a Roma, la mostra richiama nel titolo gli studi omonimi situati ai margini del deserto marocchino, spesso utilizzati dal cinema internazionale per riprodurre ambientazioni dell’antichità imperiale.
La pratica di Wiersch si confronta con la cultura popolare, il cinema, la televisione e gli immaginari della storia, filtrati attraverso la sua prospettiva di artista nata in Germania e di discendenza amazigh e araba. Muovendosi tra autobiografia e finzione, il suo lavoro solleva interrogativi sull’appartenenza nazionale e culturale da una prospettiva post-migrante, mettendo in scena la storia come un campo instabile di proiezione, prova e gioco di ruolo. Il nucleo principale della sua produzione consiste in figure-pupazzo che l’artista riattiva e riformula iterativamente in una moltitudine di personaggi tratti dalla cultura pop, dalla storia o dalla propria esperienza di vita.
Atlas Studios prende le mosse dalla ricerca di Wiersch sulla figura di Annibale, il generale cartaginese che tentò senza successo di conquistare Roma, e sui modi in cui il cinema ha rappresentato lui e la storia dell’Impero Romano. Annibale fa anche riferimento al complesso residenziale degli anni Settanta di Dortmund-Dorstfeld dove l’artista è cresciuta, chiamato Hannibal II. La convergenza di queste due storie costituisce il punto di partenza per ripercorrere la rotta di Annibale attraverso le Alpi così come attraverso le persistenti mitologie dell’imperialismo antico, consentendogli, in un certo senso, di raggiungere infine la sua destinazione.
La mostra trasforma Villa Maraini in una serie di backstage cinematografici ispirati agli Atlas Studios di Ouarzazate, in Marocco, dove a partire dagli anni Ottanta innumerevoli produzioni cinematografiche internazionali hanno messo in scena le proprie visioni dell’antichità, dell’impero e dell’esotismo. La mostra si sviluppa come una sequenza di ambienti che evocano l’apparato del fare cinema – set, costumi, luci e spazi di prova – rivelando al contempo i meccanismi attraverso cui la storia viene costruita, rappresentata e perpetuata nel tempo.
Al centro della mostra si collocano i protagonisti di Wiersch: figure simili a bambole che incarnano identità ibride e instabili. Né pienamente animati né inanimati, questi personaggi portano i segni della migrazione, del trauma e del conflitto. Inseriti all’interno di scenografie costruite, oscillano tra figure storiche, attore ingaggiati e visitatore della mostra: attraversando le sale della villa possiamo così incontrare la leggendaria regina Amazigh Kahina, un operaio intento a ridipingere gli affreschi dell’edificio, oppure Gertrude Bell e il suo cammello, che richiama liberamente Nicole Kidman in Queen of the Desert. Affrontando lo sguardo dellə spettatorə, queste presenze rimandano a narrazioni ereditate sul potere e sull’alterità, rivelando come le identità siano continuamente prodotte attraverso ripetizione, performance e cornici istituzionali.
Latefa Wiersch (1982, Dortmund; vive e lavora a Zurigo) ha studiato arte presso l’Università delle Arti di Berlino e l’Università delle Arti di Berna. Le installazioni e le performance di Wiersch affrontano questioni di identità e del corpo nel presente post-coloniale. L’artista costruisce spesso immagini stereotipate per indagare cosa significhi essere umanə nella nostra società. In particolare, la bambola viene messa in scena come controparte inanimata-animata. La sua ricerca si dedica anche, in modo satirico, ai temi della produzione artistica collettiva, della critica istituzionale e della fusione tra sfera privata e pubblica così come appare nei social network.
Wiersch ha vinto gli Swiss Art Award 2023 e gli Swiss Performance Art Award 2022 in collaborazione con Rhoda Davids Abel e Dandara Modesto. È stata Artist in Residence 2024 presso lo Swiss Institute, New York. Le sue mostre internazionali includono Villa Bernasconi, Ginevra (2026), Le Commun Genève (2026), Dortmunder Kunstverein (2025), Bozar – Centre for Fine Arts, Bruxelles (2024), Kunsthaus Zürich (2024), la Ménagerie de Verre, Parigi (2024), Helmhaus, Zurigo (2024/25), Centre d’Art Contemporain Genève (2022), Systema, Marsiglia (2023), Kunsthaus Langenthal (2022/2018), Museum Haus Konstruktiv, Zurigo (2023/2021/2019), Stadtgalerie Bern (2021). Tra le performance: Kunsthaus Zürich (2024), Galerie Barbara Seiler, Zurigo (2024), Kunstmuseum Luzern (2023), Dampfzentrale Bern (2022/2020), Rote Fabrik, Zurigo (2022).
OPENING 12.03.2026 H 18:00-20:00
La pratica di Wiersch si confronta con la cultura popolare, il cinema, la televisione e gli immaginari della storia, filtrati attraverso la sua prospettiva di artista nata in Germania e di discendenza amazigh e araba. Muovendosi tra autobiografia e finzione, il suo lavoro solleva interrogativi sull’appartenenza nazionale e culturale da una prospettiva post-migrante, mettendo in scena la storia come un campo instabile di proiezione, prova e gioco di ruolo. Il nucleo principale della sua produzione consiste in figure-pupazzo che l’artista riattiva e riformula iterativamente in una moltitudine di personaggi tratti dalla cultura pop, dalla storia o dalla propria esperienza di vita.
Atlas Studios prende le mosse dalla ricerca di Wiersch sulla figura di Annibale, il generale cartaginese che tentò senza successo di conquistare Roma, e sui modi in cui il cinema ha rappresentato lui e la storia dell’Impero Romano. Annibale fa anche riferimento al complesso residenziale degli anni Settanta di Dortmund-Dorstfeld dove l’artista è cresciuta, chiamato Hannibal II. La convergenza di queste due storie costituisce il punto di partenza per ripercorrere la rotta di Annibale attraverso le Alpi così come attraverso le persistenti mitologie dell’imperialismo antico, consentendogli, in un certo senso, di raggiungere infine la sua destinazione.
La mostra trasforma Villa Maraini in una serie di backstage cinematografici ispirati agli Atlas Studios di Ouarzazate, in Marocco, dove a partire dagli anni Ottanta innumerevoli produzioni cinematografiche internazionali hanno messo in scena le proprie visioni dell’antichità, dell’impero e dell’esotismo. La mostra si sviluppa come una sequenza di ambienti che evocano l’apparato del fare cinema – set, costumi, luci e spazi di prova – rivelando al contempo i meccanismi attraverso cui la storia viene costruita, rappresentata e perpetuata nel tempo.
Al centro della mostra si collocano i protagonisti di Wiersch: figure simili a bambole che incarnano identità ibride e instabili. Né pienamente animati né inanimati, questi personaggi portano i segni della migrazione, del trauma e del conflitto. Inseriti all’interno di scenografie costruite, oscillano tra figure storiche, attore ingaggiati e visitatore della mostra: attraversando le sale della villa possiamo così incontrare la leggendaria regina Amazigh Kahina, un operaio intento a ridipingere gli affreschi dell’edificio, oppure Gertrude Bell e il suo cammello, che richiama liberamente Nicole Kidman in Queen of the Desert. Affrontando lo sguardo dellə spettatorə, queste presenze rimandano a narrazioni ereditate sul potere e sull’alterità, rivelando come le identità siano continuamente prodotte attraverso ripetizione, performance e cornici istituzionali.
Latefa Wiersch (1982, Dortmund; vive e lavora a Zurigo) ha studiato arte presso l’Università delle Arti di Berlino e l’Università delle Arti di Berna. Le installazioni e le performance di Wiersch affrontano questioni di identità e del corpo nel presente post-coloniale. L’artista costruisce spesso immagini stereotipate per indagare cosa significhi essere umanə nella nostra società. In particolare, la bambola viene messa in scena come controparte inanimata-animata. La sua ricerca si dedica anche, in modo satirico, ai temi della produzione artistica collettiva, della critica istituzionale e della fusione tra sfera privata e pubblica così come appare nei social network.
Wiersch ha vinto gli Swiss Art Award 2023 e gli Swiss Performance Art Award 2022 in collaborazione con Rhoda Davids Abel e Dandara Modesto. È stata Artist in Residence 2024 presso lo Swiss Institute, New York. Le sue mostre internazionali includono Villa Bernasconi, Ginevra (2026), Le Commun Genève (2026), Dortmunder Kunstverein (2025), Bozar – Centre for Fine Arts, Bruxelles (2024), Kunsthaus Zürich (2024), la Ménagerie de Verre, Parigi (2024), Helmhaus, Zurigo (2024/25), Centre d’Art Contemporain Genève (2022), Systema, Marsiglia (2023), Kunsthaus Langenthal (2022/2018), Museum Haus Konstruktiv, Zurigo (2023/2021/2019), Stadtgalerie Bern (2021). Tra le performance: Kunsthaus Zürich (2024), Galerie Barbara Seiler, Zurigo (2024), Kunstmuseum Luzern (2023), Dampfzentrale Bern (2022/2020), Rote Fabrik, Zurigo (2022).
OPENING 12.03.2026 H 18:00-20:00
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