Mario Sironi 1885-1961
Mario Sironi 1885-1961, Complesso del Vittoriano, Roma
Dal 4 Ottobre 2014 al 8 Febbraio 2015
Luogo: Complesso del Vittoriano
Indirizzo: via San Pietro in Carcere
Orari: 10.30-19.30
Curatori: Elena Pontiggia
Enti promotori:
- Presidenza del Consiglio dei Ministri
- Senato della Repubblica
- Camera dei Deputati
- Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo
- Ministero degli Affari Esteri
- Regione Lazio
- Roma Capitale
- Camera di Commercio di Roma
- Istituto per la storia del Risorgimento italiano
Costo del biglietto: intero € 12, ridotto € 9
Telefono per informazioni: +39 06 6780664 / 6780363
E-Mail info: museo.vittoriano1@tiscali.it
Tra i più grandi Maestri del Novecento italiano, Mario Sironi viene presentato al Complesso del Vittoriano di Roma con una grande retrospettiva. La mostra Mario Sironi. 1885-1961 sarà aperta dal 4 ottobre 2014 all’8 febbraio 2015.
Attraverso le sue opere più significative si intende ricostruire la complessa attività del Maestro, ripercorrendo tutte le stagioni della sua pittura, dagli esordi simbolisti al momento divisionista, dal periodo futurista a quello metafisico, dal Novecento Italiano alla pittura murale fino alle opere secondo Dopoguerra.
“Mario Sironi. 1885-1961” riflette l’attenzione del Vittoriano per la pittura italiana del Ventesimo secolo, un percorso iniziato nel 2012 con Renato Guttuso e proseguito nel 2013 con la mostra dedicata a Cézanne e ai pittori italiani che dal padre dell’impressionismo trassero ispirazione. Un’attenzione che nella primavera 2015 sarà ancora confermata dalla presenza al Vittoriano di un altro grande artista del nostro Novecento, “Giorgio Morandi. 1890-1964”.
La mostra
Sironi è stato uno dei più originali pittori italiani, nonché tra i più rappresentativi della sua epoca, come testimonia la stima dei colleghi, e non solo, nei suoi confronti. Scrive Elena Pontiggia in uno dei saggi in catalogo: «Sironi è stato mussoliniano ma, per parafrasare Vittorini, non ha mai suonato il piffero della rivoluzione fascista perché la sua arte, intrisa di dramma, era più funzionale alla verità che alla propaganda. Sironi, insomma, è stato il più tedesco dei pittori italiani e il più italiano dei pittori tedeschi».
Attraverso novanta dipinti, e attraverso bozzetti, riviste, e un importante carteggio con il mondo della cultura del Novecento italiano, la mostra, partendo dalle creazioni giovanili fino ad arrivare quelle degli ultimi giorni, intende far conoscere meglio un artista di statura europea, del quale lo stesso Picasso diceva “avete un grande Artista, forse il più grande del momento e non ve ne rendete conto”.
Cuore pulsante dell’esposizione romana saranno le opere monumentali di Sironi, come Il lavoratore (1936) e L’Impero (1936), perché, spiega ancora la curatrice, «la grandiosità di quella che, non per caso, è chiamata Città Eterna influenza profondamente la sua concezione dell’arte. L’ideale della Grande Decorazione che Sironi coltiva negli anni trenta si forma in lui ben prima di quegli anni (e ben prima del fascismo), guardando l’Arco di Tito e il Colosseo, la basilica di Massenzio e la Colonna Traiana, il Pantheon e le Terme di Caracalla, gli affreschi di Raffaello e di Michelangelo».
Il catalogo, edito da Skira, darà conto di nuove ricerche capillari svolte negli ultimi anni negli archivi dell’artista. Saranno presenti saggi di Maria Stella Margozzi, Lea Mattarella, Roberto Dulio, Luigi Cavallo e Virginia Baradel. Organizzazione e realizzazione sono di Comunicare Organizzando.
La mostra, che nasce sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, si avvale del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, del Ministero degli Affari Esteri, ed è realizzata in collaborazione con la Regione Lazio, con Roma Capitale, con la Camera di Commercio di Roma e con l’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, è curata da Elena Pontiggia, in collaborazione con l’Archivio Sironi di Romana Sironi.
Attraverso le sue opere più significative si intende ricostruire la complessa attività del Maestro, ripercorrendo tutte le stagioni della sua pittura, dagli esordi simbolisti al momento divisionista, dal periodo futurista a quello metafisico, dal Novecento Italiano alla pittura murale fino alle opere secondo Dopoguerra.
“Mario Sironi. 1885-1961” riflette l’attenzione del Vittoriano per la pittura italiana del Ventesimo secolo, un percorso iniziato nel 2012 con Renato Guttuso e proseguito nel 2013 con la mostra dedicata a Cézanne e ai pittori italiani che dal padre dell’impressionismo trassero ispirazione. Un’attenzione che nella primavera 2015 sarà ancora confermata dalla presenza al Vittoriano di un altro grande artista del nostro Novecento, “Giorgio Morandi. 1890-1964”.
La mostra
Sironi è stato uno dei più originali pittori italiani, nonché tra i più rappresentativi della sua epoca, come testimonia la stima dei colleghi, e non solo, nei suoi confronti. Scrive Elena Pontiggia in uno dei saggi in catalogo: «Sironi è stato mussoliniano ma, per parafrasare Vittorini, non ha mai suonato il piffero della rivoluzione fascista perché la sua arte, intrisa di dramma, era più funzionale alla verità che alla propaganda. Sironi, insomma, è stato il più tedesco dei pittori italiani e il più italiano dei pittori tedeschi».
Attraverso novanta dipinti, e attraverso bozzetti, riviste, e un importante carteggio con il mondo della cultura del Novecento italiano, la mostra, partendo dalle creazioni giovanili fino ad arrivare quelle degli ultimi giorni, intende far conoscere meglio un artista di statura europea, del quale lo stesso Picasso diceva “avete un grande Artista, forse il più grande del momento e non ve ne rendete conto”.
Cuore pulsante dell’esposizione romana saranno le opere monumentali di Sironi, come Il lavoratore (1936) e L’Impero (1936), perché, spiega ancora la curatrice, «la grandiosità di quella che, non per caso, è chiamata Città Eterna influenza profondamente la sua concezione dell’arte. L’ideale della Grande Decorazione che Sironi coltiva negli anni trenta si forma in lui ben prima di quegli anni (e ben prima del fascismo), guardando l’Arco di Tito e il Colosseo, la basilica di Massenzio e la Colonna Traiana, il Pantheon e le Terme di Caracalla, gli affreschi di Raffaello e di Michelangelo».
Il catalogo, edito da Skira, darà conto di nuove ricerche capillari svolte negli ultimi anni negli archivi dell’artista. Saranno presenti saggi di Maria Stella Margozzi, Lea Mattarella, Roberto Dulio, Luigi Cavallo e Virginia Baradel. Organizzazione e realizzazione sono di Comunicare Organizzando.
La mostra, che nasce sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, si avvale del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, del Ministero degli Affari Esteri, ed è realizzata in collaborazione con la Regione Lazio, con Roma Capitale, con la Camera di Commercio di Roma e con l’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, è curata da Elena Pontiggia, in collaborazione con l’Archivio Sironi di Romana Sironi.
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