Claudio Gobbi. An Atlas of Persistence

Claudio Gobbi, Turchia, Ani, Chiesa del Redentore, XI secolo

 

Dal 03 Dicembre 2021 al 27 Febbraio 2022

Venezia

Luogo: Ca' Pesaro - Galleria Internazionale d'Arte Moderna

Indirizzo: Santa Croce 2076

Orari: Gio - Dom 11 - 17 | Ultimo ingresso ore 16 | Aperture straordinarie 11 - 17 6 / 7 / 8 Dic 2021 | Ogni giorno dal 17 Dic 2021 al 9 Gen 2022 | Ultimo ingresso ore 16.00

Curatori: Francesca Fabiani

Enti promotori:

  • Direzione regionale Musei Veneto
  • Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) - MiC
  • Galleria Internazionale d’Arte Moderna
  • Museo d'Arte Orientale a Ca’ Pesaro

Costo del biglietto: Intero 10 € | Ridotto 7.50 € | Gratuito: Residenti e nati nel Comune di Venezia; bambini da 0 a 5 anni; persone con disabilità e accompagnatore; Guide turistiche abilitate in Italia che accompagnino gruppi o visitatori individuali; per ogni gruppo di almeno 15 persone, 1 ingresso gratuito (solo in caso di preacquisto); docenti accompagnatori di gruppi scolastici, fino ad un massimo di 2 per gruppo; membri ICOM; titolari AMACI Card; partner ordinari MUVE

Telefono per informazioni: +39 041 721127

Sito ufficiale: http://capesaro.visitmuve.it


La Direzione regionale Musei Veneto e l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) del Ministero della Cultura, assieme alla Galleria Internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro e in collaborazione con il Museo d’Arte Orientale di Venezia, presentano la mostra fotografica Claudio Gobbi. An Atlas of Persistence, a cura di Francesca Fabiani. Il comitato scientifico che ha lavorato alla sua realizzazione è composto da Carlo Birrozzi, Marta Boscolo Marchi, Luca del Prete, Francesca Fabiani, Daniele Ferrara.
 
La mostra Claudio Gobbi. An Atlas of Persistence presenta due progetti fotografici che affrontano il tema dell’identità culturale europea attraverso i segni e le forme che questa genera sul paesaggio e sull’architettura, evidenziando i tratti permanenti rispetto a ciò che muta: la persistenza. La prima ricerca indaga l’iconografia degli interni dei teatri del ‘900 lungo tutto l’arco europeo, il secondo lavoro sviluppa una riflessione sull’immutabilità tipologica delle chiese armene disseminate anche fuori dai loro territori storici.
 
La serie sui teatri interessa oltre 25 Paesi - dal Portogallo alla Russia, dalla Francia alla Turchia - e traccia un percorso culturale attraverso lo spazio e il tempo, da cui questi luoghi emergono come esempi di memoria condivisa, forme di perpetuazione di un’identità collettiva che sembra superata ma che ancora resiste.
 
In dialogo con il lavoro sui teatri, Arménie Ville restituisce un album del ‘sempre-uguale’ che registra l’archetipo delle chiese armene, la sua disseminazione al di là delle frontiere caucasiche e la sua presenza nei territori della modernità, come in Francia, dove vive una delle più vaste comunità armene del mondo. Le 64 fotografie in mostra sono di natura e provenienza diversa: alcune sono state realizzate dallo stesso Gobbi, altre sono immagini reperite negli archivi di vari Paesi (dall’Europa dell’Est alla Russia, dal Medio Oriente al Caucaso), altre ancora trovate su internet o commissionate ad autori diversi. Evidenziando un modello architettonico rimasto sostanzialmente invariato per più di 1500 anni, il lavoro analizza i concetti di tempo, migrazione, memoria e identità, ponendo al tempo stesso questioni interne al linguaggio fotografico come l’autorialità, la serialità, la rappresentazione e la materialità della fotografia, temi a cui rimanda l’intenzionale ed equivalente compresenza di fotografie d’epoca, scatti d’autore, foto anonime e cartoline.
 
Come Gobbi spiega: «Uno dei temi centrali del mio lavoro è la ricerca di caratteristiche ricorrenti che possono essere considerate come elementi che definiscono un certo tipo di cultura. Nei teatri, nei giardini giapponesi o nelle chiese armene lo scopo principale è trovare un’immagine che rappresenti l’evidenza di una specifica comunità, un simbolo di appartenenza o il segno di un confine culturale».
 
Per Francesca Fabiani «la natura enciclopedica della ricerca fotografica di Gobbi è reiterata dalle modalità espositive in cui gli “oggetti” di studio sono presentati come sequenze, attraverso serie omogenee quasi ossessive. Questo approccio tassonomico e catalografico è per Gobbi un’attitudine necessaria: la serialità e la moltitudine, la disseminazione e la permanenza sono fattori essenziali attraverso cui l’autore ci induce a riflettere sui concetti di identità culturale e di appartenenza e a immaginare nuove geografie e nuovi confini in grado di definirli».
 
Un nucleo di opere esposte in mostra entrerà a far parte delle collezioni ICCD in coerenza con la sua mission di documentazione del patrimonio culturale e a testimonianza di quanto oggi la fotografia possa essere uno strumento di ricerca. 
 
#ICCDOFFSITE
L’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione ha in tempi recenti ha rafforzato la propria missione di promozione della fotografia ampliando il raggio d’azione anche sulla scena del contemporaneo e attivando virtuose collaborazioni attraverso la formula “ICCD OFF SITE" con la quale si propone di uscire dai confini fisici della sede di Roma per presentare le proprie attività di ricerca in diversi spazi espositivi.
La mostra è il primo appuntamento di un programma di eventi ed esposizioni che troverà la propria vetrina in diverse sedi culturali veneziane - a cominciare proprio dalla Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro - frutto di una felice collaborazione tra partner istituzionali che hanno aperto una linea di confronto sul tema della fotografia.

Dopo gli studi in Scienze Politiche a Roma, Claudio Gobbi (Ancona, 1971) studia fotografia all’Istituto Bauer di Milano specializzandosi sotto la guida di Gabriele Basilico. 
I progetti di Claudio Gobbi - caratterizzati da un continuo work in progress - affrontano questioni di carattere al tempo stesso microscopico e macroscopico, come quelle relative all’identità culturale e ai confini, alla transnazionalità, all’incontro est-ovest, nonché al rapporto tra arte, architettura e antropologia culturale, affrontate a partire dal proprio contesto di appartenenza: l’Europa.
Riconoscimenti: 2003 vincitore del Prix Mosaïque del Centre National de l’Audiovisuel, Luxembourg; 2007“artist in residence” presso la Cité Internationale des Arts di Parigi; 2009 invitato alla Seconda Biennale di Arte Contemporanea di Salonicco; 2010 progetto di committenza “MAXXI, cantiere d’autore”. Tra le mostre recenti la sua partecipazione al progetto del Goethe-Institut “The Fine Hands Show” per la Biennale di Krasnoyarks in Russia e alla committenza “Universo Olivetti. Comunità come Utopia Concreta” del Ministero degli Esteri.
Fra le varie pubblicazioni si ricorda la monografia Arménie Ville pubblicato nel 2016 da Hatje Cantz.


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